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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea Oscar Wilde
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\\ Home Page : Storico : Perchè siamo per il NO (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di Comitato NOTRIV (del 03/09/2010 @ 14:56:52, in Perchè siamo per il NO, linkato 8 volte)
il precedente L'eruzione di greggio in un pozzo italiano Emergenza finita per il crollo dell o scavo Nel 1994 un incidente nella zona di estrazione di Trecate, nel Novarese: per 2 giorni flusso senza controllo il precedente L'eruzione di greggio in un pozzo italiano Emergenza finita per il crollo dell o scavo MILANO - Che cosa c’entra la marea nera che sta devastando la Louisiana con quei pozzi petroliferi che si intravedono dall’autostrada Milano-Torino, a un passo da Trecate e Romentino, e a 40 chilometri dal capoluogo lombardo? A prima vista nulla. Eppure, sedici anni fa, proprio un pozzo di petrolio a quattrocento metri dall’autostrada fu protagonista di un’eruzione, ovvero di un "blow-out" come quello sulla piattaforma Bp al largo nel Golfo del Messico. L’ultimo in ordine cronologico mai avvenuto in un pozzo petrolifero non solo italiano, ma dell’intera Europa occidentale. I numeri, i danni, e la portata dell’accaduto non sono, ovviamente, paragonabili al disastro americano. Anche perché nel giro di pochi giorni la struttura geologica del pozzo italiano (il Trecate 24) collassò, chiudendo il «buco» e fermando la colonna di petrolio e condensati alta qualche decina di metri e che saliva in cielo grazie a una pressione dal sottosuolo di circa 500 atmosfere. Il solito «stellone» italico? Forse, ma non solo, se si dà retta ai tecnici dell’Agip di allora. Pozzo Agip a Trecate (Fotogramma) LA DINAMICA - Tutto iniziò la mattina del 28 febbraio del 1994, quando il capo perforatore e l’assistente di perforazione si accorsero che qualcosa non andava rispetto alla consueta routine. Si era verificato un inconveniente non insolito quando si scava un pozzo così profondo - si era a 4.800 metri nel sottosuolo - ovvero il distacco di una parte della batteria di aste che lo compongono. Oltre 200 tubi, avvitati l’uno all’altro e lunghi ognuno 27 metri. Bisognava ora estrarli uno ad uno. Arrivati alla 179ma lunghezza - si legge nella relazione sull’accaduto - il capo perforatore si accorse che il pozzo stava «scaricando» e iniziò a pompare fango in contropressione. I fanghi di perforazione - argille e additivi, in genere sostanze ad alta densità - servono proprio a controbilanciare le pressioni interne nel «buco» che si sta perforando. Bisogna forse solo immaginare la tensione e la difficoltà del momento, con pochi attimi per prendere le decisioni giuste, preoccupati di non subire danni, e soprattutto di garantire la sicurezza propria e degli altri uomini al lavoro. La pressione aveva spinto in alto di tre metri tutta la batteria di tubi. E dopo aver messo in azione senza successo due sistemi di prevenzione, ci fu poco altro da fare. L’asta di perforazione fu piegata a «esse», la pressione la squarciò e il gas e il petrolio eruppero con violenza, a 140 gradi di calore. Erano le 16 e 15 e l’impianto venne evacuato, grazie al cielo senza che nessuno si facesse neppure un graffio. Nel frattempo nei paesi vicini si sentiva un frastuono assordante, come di un aereo in decollo. Pioveva, e per le 36 ore successive solo il vento che tirava dalla parte opposta risparmiò l’autostrada mentre invece spingeva le goccioline di petrolio sulle risaie e nei pressi dei paesi di Trecate e Romentino. . VALVOLE DI SFOGO - Arrivarono subito gli esperti dell’Agip, furono messi sul chi va là i texani, quelli della società dello «spegnitore» di pozzi Paul Neal Adair, detto «Red». In breve tempo si prese la decisione di incendiare il Trecate 24, una mossa consolidata in casi del genere, proprio per evitare di cospargere di petrolio le aree circostanti (e il paese di Trecate). Ma non fu necessario, perché la struttura del pozzo «collassò» autonomamente e chiuse ogni via d’uscita. Solo fortuna? Forse andò così anche perché l’Agip aveva deciso in contemporanea di aprire a manetta la produzione degli altri pozzi del giacimento di Villafortuna, una decina di impianti che funzionarono da «valvola di sfogo». Rimasero i danni, più o meno 25 chilometri quadrati irrorati, anche se solo 13 ettari dei 2.500 totali richiesero un trattamento più intensivo. Nell’area furono dispersi 12.600 metri cubi di petrolio, un milione di metri cubi di gas e mille metri cubi di acqua «sporca». Il paesaggio «era desolante» come ammise la stessa Eni, anche se la perdita fu tutto sommato un’inezia rispetto agli ottanta milioni di litri preventivabili per la Louisiana. A Trecate si utilizzò una tecnica all’avanguardia, una bio-bonifica, la degradazione degli idrocarburi con la flora batterica naturalmente presente nel suolo. Nel Golfo del Messico sarà molto, ma molto più difficile. Stefano Agnoli Stefano Agnoli 12 maggio 2010
Di Comitato NOTRIV (del 17/07/2010 @ 00:09:39, in Perchè siamo per il NO, linkato 114 volte)
Nel Mar Rosso si diffonde una macchia di “oro nero”. Ma non se ne parla Una perdita di petrolio a nord di Hurghada. Le autorità Egiziane cercano di minimizzare, ma la situazione non sembra sotto controllo Non è solo il Golfo del Messico a essere devastato dal greggio. Molto più vicino all’Italia, una piattaforma situata a nord della località balneare di Hurghada, sul mar Rosso, ha cominciato a perdere “oro nero”. Una perdita che è stata individuata intorno alla metà di giugno, ma la notizia è arrivata con molti giorni di ritardo. Silenzio assoluto all’inizio, poi dalla Rete i primi riscontri e la preoccupazione che le autorità egiziane intendano minimizzare l’entità del danno. Alla base di questa vaghezza sembrerebbe esserci la paura di un eventuale allarme su larga scala che potrebbe portare a cancellazioni di massa delle prenotazioni e al naufragio della stagione turistica, sulla quale si regge l’economia della zona. L’allarme, secondo gli ecologisti, è scattato troppo tardi e, se ancora non sono quantificabili i danni, le fonti parlano di diversi chilometri di costa compromessa, forse dai 35 ai 160. Il bilancio per ora sono le centinaia di tartarughe, delfini e varie specie di pesci morti o agonizzanti. Poco chiara anche la causa di questo disastro ambientale in un’area vastissima e famosa per le sue formazioni coralline. Le prime voci parlano di una perdita da una piattaforma petrolifera situata presso Geisum, uno spuntone roccioso a 35 chilometri dalla costa. La piattaforma è gestita dalla Geisum Oil Company, una sussidiaria della compagnia petrolifera statale Egyptian General Petroelum Corporation. Secondo Magdi Radi, il portavoce del governo egiziano, “ la fuoriuscita di petrolio potrebbe provenire da una delle piattaforme offshore nel Mar Rosso a nord di Hurghada o anche da una petroliera”. Ma precisa che “la macchia è contenuta e la situazione è sotto controllo”. Mentre il ministro del petrolio egiziano, Sameh Fahmy ha comunicato che “sono stati prelevati alcuni campioni nelle zone petrolifere vicino alle piattaforme per identificarne la provenienza”. Per gli ecologisti questi accertamenti dimostrano che in realtà la situazione non è così sotto controllo come si sta tentando di presentarla. Dopo tutto, per affrontare la perdita di una piattaforma occorrono mezzi all’avanguardia, non certo uomini su barche provvisti di reti e spugne, come mostrano le poche foto e filmati in circolazione. Le operazioni di pulizia sembrano davvero improvvisate e i mezzi utilizzati appaiono del tutto inadeguati. Tra l’altro, non è pensabile nemmeno di tenere sotto controllo i forti venti. In questi giorni, pare stiano agitando le acque, tanto da portare la marea nera in zone molto più estese e mettendo a repentaglio la stessa incolumità dei 2000 operai mobilitati che, con le loro braccia, stanno cercando disperatamente di arginare la situazione. Intanto le operazioni di contenimento e assorbimento si sono estese fino ad El Gouna, 50 chilometri più a sud da dove è iniziata la perdita di greggio. L’Egitto non è però nuovo a circostanze di questo tipo: navi cariche di petrolio che riversano in mare il loro pericoloso contenuto, disastri quasi tutti riconducibili ad imprese di stato e sempre nascosti alla stampa per evitare di perdere quella grande fonte di ricchezza che è il turismo. Già a maggio del 1996, proprio ad Hurghada, in corrispondenza dell’oleodotto sottomarino della compagnia statale Gapco, una perdita di proporzioni decisamente minori aveva comunque fatto ingenti danni e aveva messo a rischio molte specie di animali e molluschi che proliferano in quella zona. Nel 2004, invece, il governo britannico aveva diffuso un allarme in tutto il mondo affermando che le piattaforme di petrolio e le navi che trasportano greggio sarebbero state il bersaglio prediletto di gruppi terroristici come Al Qaeda. Forse i londinesi non si sbagliavano perché nell’agosto del 2009 una nave cisterna battente bandiera panamense improvvisamente si spezzò in due riversando, proprio nel Mar Rosso, vicino al porto di Suez, 59 mila tonnellate di nafta
Di Comitato NOTRIV (del 11/05/2008 @ 13:36:26, in Perchè siamo per il NO, linkato 1990 volte)
Il sindaco di Vittoria, Giuseppe Nicosia, sta facendo la sua coraggiosa battaglia contro il progetto estrattivo gas-petrolifero della società petrolifera Panther, che, in questo caso, mette a rischio l’approvvigionamento idrico della sua città. E’ una battaglia che conosciamo e nella quale siamo impegnati da anni: ecco il perché della nostra pronta risposta al suo appello alla mobilitazione. E’ una battaglia che ha un fine chiaro ed inequivoco: la revoca delle autorizzazioni accordate con la sciagurata legge del 22/3/2004 dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, in quanto non supportate dalla necessaria valutazione di impatto ambientale e comunque confliggenti con le direttrici di sviluppo economico e sociale da anni delineatesi e consolidatesi nei territori della Sicilia sud-orientale. Non è invece una battaglia di campanile e men che meno una battaglia per la quale possano delinearsi soluzioni mediate: le offerte compensative della Panther Eureka, che consistono nella realizzazione, a costo zero per il Comune di Vittoria, di due pozzi idrici completi in altra località, non eliminano evidentemente i rischi connessi alla perforazione di Sciannacaporale, alla quale la Panther non rinuncia; ricordiamo a tal proposito che le maggiori preoccupazioni per le perforazioni su questo sito, sono connesse non tanto alla diminuzione della portata idrica, quanto al possibile inquinamento della falda. Auspichiamo pertanto che il Sindaco Giuseppe Nicosia continui la lotta con la lucidità e la determinazione che l’hanno finora contraddistinto, in tal modo contribuendo al rafforzamento del fronte del NO ed al contestuale depotenziamento del fronte avverso: Timeo Danaos et dona ferentes. COMITATO NOTRIV
Di Comitato NOTRIV (del 27/02/2008 @ 09:00:07, in Perchè siamo per il NO, linkato 981 volte)
E' STATO PRESENTATO DA LEGAMBIENTE A ROMA IL 16 FEBBRAIO 2008 IL "RAPPORTO SULL'ESTRAZIONE PETROLIFERA NEL BEL PAESE" CON AMPIO INTERVENTO DEL PRESIDENTE DEL CIRCOLO LEGAMBIENTE DI NOTO DOTT. SEBASTIANO TIBERIO PROPRIO SULLA VICENDA "TRIVELLAZIONI IN VAL DI NOTO". IL DOTT. TIBERIO MEMBRO DEL COMITATO NOTRIV SI E' SEMPRE DISTINTO PER ESSERE PERSONA ATTIVA SUL FRONTE ANTI-TRIVELLAZIONI E PER QUESTO ED ALTRO E' STATO NOMINATO MEMBRO DEL CONSIGLIO DIRETTIVO NAZIONALE DI LEGAMBIENTE.
Leggi il " Rapporto sull'estrazione petrolifera nel bel paese "
Di Corrado Celestri (del 15/12/2007 @ 23:22:39, in Perchè siamo per il NO, linkato 1212 volte)
Oggi, a Catania, grande manifestazione regionale organizzata da LEGA AMBIENTE e CGIL ,
Di Vincenzo Moscuzza (del 10/12/2007 @ 09:46:42, in Perchè siamo per il NO, linkato 1106 volte)
BASTA UN SEMPLICE SBAGLIO PER MANDARE A PANCIA ALL'ARIA UN TERRITORIO!!! IN VAL DI NOTO NON CI STIAMO!!
Un altro motivo perchè siamo per il NO è accaduto in questi giorni in COREA. Mandate all'aria le attività turistiche e la Natura di quella zona costiera. UNA NAVE SBAGLIA MANOVRA E SPERONA UNA PETROLIERA ANCORATA NEL PORTO DI TAENAN (COREA) Il più grave incidente nel Paese negli ultimi 12 anni. Nel '95 disperse 5.000 tonnellate di petrolio Corea del Sud, disastro ecologico 15 mila tonnellate di greggio in mare Collisione tra due navi, 15.000 tonnellate di greggio in mare SEUL - Disastro ecologico nel mare della Corea del Sud. Una nave che trasportava una grossa gru è finita contro una petroliera. Dalla chiglia squarciata si sono dispersi nell'acqua del porto sudcoreano di Taenan 15.000 tonnellate di greggio. L'incidente sarebbe più grave ancora di quello avvenuto nel 1995, quando 5.000 tonnellate di greggio finirono in mare a Yeosu, un altro porto a sud di Seul. Un responsabile del ministero degli affari marittimi e della pesca ha ammesso che "è la peggiore marea nera della storia del paese. Temiamo una catastrofe ecologica". La petroliera Hebei Sprint da 146.000 tonnellate registrata ad Hong Kong, era ancorata a Taenan, 90 chilometri a sud-ovest di Seul, per scaricare il greggio portato dal Medio Oriente destinato al raffinatore sudcoreano Hyundai Oilbank. La nave con a bordo la gru sembra l'abbia urtata per un errore umano commesso durante la manovra di entrata nel porto. Per impedire che il petrolio possa raggiungere le zone costiere sono state approntate delle boe speciali. Una cellula di crisi è stata costituita dalle autorità che hanno inviato 40 guardie costiere, diverse navi e quattro elicotteri. ( La Repubblica 7 dicembre 2007)
Di Admin (del 06/11/2007 @ 12:23:53, in Perchè siamo per il NO, linkato 1231 volte)
Ing. Philippe Pallas Consulente delle Nazioni Unite per la valutazione e lo sfruttamento delle risorse idriche. Impatto ambientale di un programma di esplorazione e di sfruttamento di gas naturale nel Val di Noto. . 1) Impatto ambientale e rischio ambientale. C'è una notevole differenza tra impatto e rischio. Impatto è la conseguenza indiscutibile di un evento, per esempio l'allagamento di un villaggio in seguito alla costruzione di una diga. Il rischio è una semplice probabilità che un impatto negativo avvenga. Questa probabilità può essere piccola (caso di un pozzo isolato di ricerca) ma diventare quasi un impatto quando le cause sono moltiplicate (centinaia di pozzi di sfruttamento). Nel caso in cui una riserva significativa di gas fosse rinvenuta nel territorio di Noto a seguito di un pozzo di ricerca, è ovvio che in una seconda fase si procederà allo sfruttamento, trivellando centinaia di pozzi distribuiti sul territorio di Noto. E dunque erroneo considerare il problema del rischio/impatto ambientale sotto l’ angolo di un unico pozzo di ricerca come tenta di farlo la Panther Oil. Il problema ambientale deve essere affrontato nel suo insieme, considerando la possibilità che numerosi pozzi vengano trivellati nel futuro.. Da aggiungere che la vita produttiva di un pozzo di gas non è molto lunga e rapidamente la produzione diminuisce e necessita la trivellazione di un altro pozzo per mantenere la produzione stabile.. L'analisi che segue va dunque vista come un analisi dei rischi ambientali di un programma di ricerca/sfruttamento di gas nel territorio di Noto e non soltanto come un esame dei rischi legati alla perforazione di un solo pozzo di ricerca. E dunque essenziale che tutto sia fatto per impedire la trivellazione del primo pozzo. Se questa avvenisse, sarà poi molto difficile prevenire lo svolgimento successivo della fase di sfruttamento con la trivellazione di centinaia di pozzi che non si limiteranno certamente ai 21 annunciati dalla Panther. 2) Danni legati alle ricerche geofisiche per localizzare le zone favorevoli a nuovi pozzi. L'uso del "Ground Penetrating Radar" riferito nella lettera della Panther al Sindaco di Noto in data 7 dicembre 2006, non appare fattibile perchè questa tecnica non è ancora capace di penetrare nel sottosuolo oltre gli strati argillosi (Formazione Tellaro). Esperimenti fatti in Egitto alcuni anni fa per determinare le profondità delle arenarie nubiane (circa 900m) sono stati molto deludenti. Di solito il GPRadar è utilizzato per localizzare accumuli sotterranei di idrocarburi a profondità che non eccedono 20-30m. E dunque molto probabile che verrà utilizzata la sismica riflessione con uso di esplosivi in pozzi superficiali oppure questi grossi vibratori che provocano mini-terremoti. Queste scosse possono avere un impatto negativo sulla circolazione delle acque sotterranee nelle fessure e faglie dei calcari che sono abitualmente il serbatoio da dove provengono la maggior parte delle acque usate per l'agricoltura nella piana di Noto e per l'approvvigionamento idrico della città di Noto. Casi di sparizione di sorgenti sono citati nella letteratura idrogeologica a seguito dell'impiego di metodi sismici per la ricerca petrolifera. 3, Opportunità di danno ambientale legato alle attività (lì trivellazione nel cantiere. Un cantiere di perforazione petrolifera è una fonte permanente di inquinamento legato a: - Oli per i motori, liquidi di raffreddamento, gasolio inavvertitamente versati o usciti come perdita dei numerosi motori che operano nel cantiere. Questi prodotti inquinanti possono essere trasportati via con le precipitazioni con il rischio di inquinare le falde superficiali a prossimità. - Fanghi i perforazione (drilling fluid}: sospensione colloidale di argilla bentonitîca nell'acqua che serve a lubrificare la perforazione, portare su i detriti di perforazione e compensare la pressione del gas quando si raggiunge lo strato produttivo. Normalmente questi fanghi vengono riciclati con l'eliminazione dei detriti (cuttings) e con l'aggiunta di prodotti chimici per rigenerare le proprietà fisico-chimiche dei fanghi (viscosità, peso specifico... ). Però capita che durante l'attraversamento di formazioni (evaporati, acqua salmastra..) o semplicemente perchè si caricano di particelle fini di roccia che non si possono eliminare, i fanghi debbono essere cambiati. La parte colloidale viene separata dall'acqua e viene eliminata (seppellita con rischio di inquinamento di falde sotterranee) con il suo carico di prodotti chimici. A volte anche la parte liquida viene eliminata (centinaia di metri cubi di acqua generalmente salata e carica di prodotti inquinanti) per spargimento sul terreno o in discarica pubblica. -I detriti di perforazione (cuttings) solo le rocce macinate dagli attrezzi di perforazione (cuttings) che possono raggiungere volumi importanti (più di 100 metri cubi per un pozzo). Questi detriti inglobati in residui di fango debbono essere eliminati (seppelliti con rischio di inquinamento di falde sotterranee) oppure lavati e utilizzati come materiale di costruzione. Ma in questo caso il lavaggio necessita una grande quantità di acqua, Emissioni di gas di scarico dovuto ai veicoli, alle trivelle, ai compressori e alla polvere sollevata dal traffico automobilistico Il volume totale dei detriti solidi e liquidi che risultano da una trivellazione di 3000 m possono variare dai 1000 ai 3000 metri cubi a secondo dei problemi incontrati che hanno necessitato il cambiamento dei fanghi. La dispersione in superficie di tutti i detriti e rifiuti di perforazione possono ovviamente inquinare le falde superficiali siano esse presenti sotto la zona del cantiere oppure dopo trasporto a valle dalle acque piovane. Anche i suoli a vocazione agricola possono essere inquinati dai prodotti trascinati dalle acque di scroscio. Esempi di inquinamento Environmental Protection Agency ha pubblicato migliaia di pagine sui problemi di inquinamento e di rischi ambientali legati alla ricerca e lo sfruttamento del gas naturale US Fish and wildlife service ha mostrato in un voluminoso documento i rischi per gli uccelli migratori legati all'abbandono di fosse piene di acqua con residui di idrocarburi nei cantieri di perforazione alla fine dei lavori. Rischi di confusione da parte degli uccelli migratori tra gli Stagni di Vendicari e certe fosse abbandonate e colme di acqua con residui di idrocarburi Attorno al Mar Caspio nel NW del Kazakhstan le acque sotterranee nella zona degli sfruttamenti di petrolio e di gas, mostrano dei valori di Bore 4 a 10 volte il valore ammissibile, di Cromo 3 a 5 volte, di Phenol 1,5 a 2,5 volte, di idrocarburi da 1,5 a 2,5 volte. 4. Opportunità di danno ambientale legata all'attraversamento di formazioni inquinanti durante e dopo la trivellazione. Un caso frequente in certe zone del mondo dove la ricerca petrolifera è stata intensa, è l'abbandono di pozzi improduttivi sommariamente chiusi in profondità, che col tempo mettono in comunicazione falde profonde salate con le falde dolci in seguito alla corrosione delle camicie di acciaio. Esempìo Oued Rhir in Algeria e zona di Ouargla dove le falde dolci in provenienza di acquiferi profondi sono state inquinate dalla migrazione di acque ipersalate attraverso le camicie corrose di pozzi petroliferi abbandonati. Un altro problema è la produzione incidentale di acqua di giacimento associato al gas. Più frequente nei pozzi petroliferi. Acqua ipersalata fino a 5 volte la salinità del mare. L'eliminazione di quest'acqua in superficie può essere molto dannosa. Esempio La Oklahoma Corporation Commission riferisce che nel periodo compreso tra 1993 e 2003 più di 18000 casi di rilascio di acqua salata e di idrocarburi sono stati documentati (perdite da teste di pozzi, condotte, fosse, serbatoi oppure illegalmente scaricati nella natura. Il volume totale di questi scarichi sarebbe di circa 4 miliardi di metri cubi. Il 34% di questi scarichi sono stati dannosi per l'ambiente (acque di superficie, acque sotterranee, coltivazioni, pesci, wildlife). 5.Opportunità di danno ambientate legato ad un'eruzione non controllata (blow out). Statistiche mondiali riferiscono che 1 % sei pozzi di gas hanno avuto un problema di eruzione non controllata (blow out). Questo fenomeno succede maggiormente nelle zone povere di informazioni sulle caratteristiche del giacimento nelle quali la densità del fango utilizzato è statosottostimato. Nella maggior parte di casi l'eruzione viene annullata nel giro di pochi minuti o poche ore, ma ogni tanto un'eruzione diventa uno scoppio con incendio del gas che fuoriesce, con dei danni importanti all'ambiente: uscita violenta di acqua salata e di idrocarburi trascinati dal gas in eruzione e rischio di inquinamento per falde superficiali. Anche se nella zona di Noto la pressione di giacimento è riportata essere molto bassa, il rischio di eruzione non può essere ignorato. Esempio Nell’ Ohio un eruzione non controllata di un pozzo di gas ha provocato danni seri nelle falde sotterranee per iniezione di grandi quantità di metano durante il blow out. Nel giugno 2002 in un pozzo di Val d'Agri in Basilicata un eruzione incontrollata ha provocato lo spargimento di idrocarburi nebulizzati su una superficie dell'ordine di un ettaro e mezzo, con gravi danni ambientali (vedi abbondante letteratura su questo incidente e in particolare la relazione del Coordinamento Provinciale del Corpo Forestale dello Stato redatto il 10 giugno, prot. N.10044 pos VI-1-1 inviato al Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata). 6.Rischi legati alla sismicità del Val di Noto Il Val di Noto è classificato come territorio ad alto rischio sismico e non é trascurabile la possibilità che in quella zona si verifichino terremoti di magnitudo pari al sesto/settimo grado della scala Richter, con effetti devastanti sulle strutture e infrastrutture presenti A seguito di un forte terremoto, il rischio di sgretolamento del cemento dietro le camicie di acciaio dei pozzi potrebbe provocare l'inquinamento di falde dolci; un forte evento sismico potrebbe anche danneggiare le condotte di gas, provocandone la fuoruscita e danni ambientali notevoli per incendio o sernplicemente inquinamento atmosferico. 7.Opportunità di danno ambientale legato allo sfruttamento di gas Non è possibile immettere il gas prodotto da un pozzo direttamente in un gasdotto. Un trattamento preliminare è necessario perchè piccole quantità di acqua o di altri condensati idrocarburici possono mettere in pericolo il trasporto del gas a causa di: - Formazione di idrati e di slugs (tappi liquidi) con possibili danni alle apparecchiature delle stazioni lungo il trasporto e/o nei processi a valle. - Corrosione delle pipeline La salamoia associata al gas è estratta con dei procedimenti chimici ed è poi sparsa sul terreno o trasportata in discariche pubbliche, e costituisce in ambedue i casi un rischio per le falde sotterranee superficiali. 8.Danno paesaggistico legato allo sfruttamento del gas La moltiplicazione di pozzi necessita la creazione di una rete fitta di tubi che collegano i pozzi con le stazioni di disidratazione primaria e poi da queste stazioni ad un gasdotto che canalizza il gas verso una stazione di trattamento più spinto e di compressione. E difficile immaginare che tutti questi tubi, i vari impianti, le torri di disidratazione e soprattutto le strade di collegamento tra i pozzi e le stazioni di depurazione ... non danneggino il paesaggio in modo irreversibile, soprattutto se parte di tubi secondari che collegano i pozzi alle stazioni di disidratazione non viene seppellito. Tutta l' agitazione legata alla ricerca e allo sfruttamento del gas possono anche avere un impatto negativo sulla fauna selvaggia cambiamento delle abitudini alimentari, del successo dell'accoppiamento e della migrazione degli animali selvatici. 9. Conclusione La messa in opera di un programma di ricerca/sfruttamento di gas sul territorio di Noto presenta: o dei rischi di inquinamento delle falde sotterranee e dell'aria da non sottovalutare anche se non al livello di Priolo, o dei rischi ambientali legati alla prossimità della riserva di Vendicari, o un danno paesaggistico soprattutto a causa della moltiplicazione delle strade di collegamento e dell'aumento notevole di circolazione di veicoli pesanti. Noto il 11 maggio 2007
Di Comitato NOTRIV (del 01/11/2007 @ 13:05:58, in Perchè siamo per il NO, linkato 1037 volte)
Intervista svoltasi via e-mail fra Gabriella Tiralongo e Il Comitato NOTRIV :Domande :
Il Comitato Notriv è nato a salvaguardia del proprio territorio e per chiedere alla Regione una politica energetica nuova per tutta la Sicilia, quindi un No che è un SI a nuove poltiche energetiche al passo con i tempi: a)basta con le ricerche di idrocarburi liquidi e gassosi in Sicilia, che tra l'altro è già tartassata da pozzi coltivati con concessioni degli ultimi 50 anni: al passato non si può porre rimedio, ma al presente e al futuro sì. Tutti sappiamo che chi oggi continua a cercare gas e petrolio è perchè vuole mettere mano sugli ultimi giacimenti che nei prossimi venti/trent'anni daranno profitti enormi e potere politico ed economico alla "casta", non certo benessere alle popolazioni locali. b) vogliamo dalla Regione Sicilia una politica energetica che punti su energie rinnovabili, che sia compatibile con un modello di sviluppo ecosostenibile, mirato alla salvaguardia estrema dei Beni Culturali e Paesaggistici, di cui questo territorio (Noto in particolare) è ricchissimo e che finora si è miracolosamente salvato da uno sviluppo industriale selvaggio e che deve essere salvaguardato a 360° (cioè anche rispetto allo sviluppo turistico di massa: quello dei grandi villaggi turistici e dalla speculazione edilizia selvaggia, per intenderci). Come vede la battaglia NOtriv non è solo per impedire le trivellazioni gas petrolifere, ma è per lanciare un grido contro i rischi di distruggere il vero e unico Giacimento che può portare ricchezza a questa terra: quello culturale e naturalistico. c) Siamo disponibili a parlare di diversificazione delle attività economiche, perchè sappiamo che le monoculture sono pericolose, ma sempre nell'ambito della sostenibilità: quindi oltre al turismo, vogliamo parlare di agricoltura di qualità, di attività di trasformazione dei prodotti locali, di artigianato, di produzione di cervelli con università e centri culturali,ecc.insomma tutto ciò che è naturalmebnte connesso con l'identità storica e culturale di questa terra. d) ne consegue che la nostra lotta non è contro la Panther Eureka in quanto multinazionale americana, loro fanno il proprio lavoro e cercano di portare avanti i propri interessi: quello che noi denunciamo fina dall'inizio è che la Regione Sicilia ha dato quei permessi in violazione delle normative europee a salvaguardia dell'Ambiente e delle popolazioni locali: aver concesso ab origine un permesso che riguarda 750,00 kmq senza la VIA (ovvero la valutazione di impatto ambientale) e senza interpellare le popolazioni locali, è la cosa più "sporca" che la Regione potesse fare perchè la VIA, normativa europea, è un procedimento (l'unico credo) che deve essere portato avanti con rigide regole di trasparenza e pubblicità e che permette al singolo cittadino (badi bene non solo agli amministratori e alle associazioni dei cittadini) di intervenire nel procedimento per esporre i propri diritti ed interessi e, per legge, chi valuta il procedimento ha l'obbligo di tenere presente anche gli interessi del singolo cittadino!!! Tutto questo è stato ben argomentato in un ricorso al TAR di Palermo presentato cal Comitato Notriv tramite Legambiente nell'agosto 2005, cioè più di due anni fa e non si spiega perchè a tutt'oggi il TAR di Palermo non lo abbia esaminato se non, forse, perchè tali argomentazioni sono valide e, sempre forse, sarebbero costretti a darci ragione e ad annullare ab origine quei permessi, così come richiesto nel ricorso stesso. e) a questo punto è solo un gioco politico di chi è a favore del Sì alle trivellazioni disguisire se la Panther cerchi solo gas o anche petrolio (hanno un permesso che gli consente, una volta partiti di fare quello che vogliono, un permesso di cercare e coltivare idorcarburi liquidi e gassosi, pertanto....perchè dobbiamo fidarci delle dichiarazioni del Sig, Smithermann che a parole ci giura che lui vuole solo il gas????), così come è anche per noi secondario stabilire se, in caso trovino solo gas, quale e quanto può essere l'impatto ambientale: sappiamo che, dalla relazione tecnica dell'Ing. Pallas, i rischi per le falde acquifere sono possibili, anche se non certi, sappiamo che laddove si trovi un buon giacimento di gas, poi per poterlo sfruttare dovranno costruire intorno decine se non centinaia di altri pozzi, e a quel punto ci sarà per forza uno stravolgimento del territorio.....figuriamoci se poi divessero trovare petrolio, che magari oggi non è conveniente estrarre, perchè sembra che qui ci sia petrolio non di prima qualità, ma visto il panorama del mercato del petrolio mondiale, tra venti o trent'anni (tanto durano le concessioni) avranno comunque il diritto di farlo come e quando vogliono e allora sarà troppo tardi. Noi pensiamo di avere un dovere anche verso le future generazioni. f) riguardo alla dichiarazione della Panther di portare i pozzi da 21 a 8, dopo quanto le ho detto dovrebbe essere chiaro che si tratta di una assoluta mistificazione nei confronti della cittadinanza perchè: 1. si tratta di un atto dovuto per la loro autotutela, infatti nel disciplinare firmato per avere il permesso la Panther ha preso l'impegno di eseguire un programma di lavori che prevdeva 21 pozzi in 6 anni, suddiviso anno per anno (ad es. il primo anno perforeremo tot pozzi con un investimento di tot milioni di euro ecc, così via). Ora uno dei motivi che possono creare il presupposto per una revoca è proprio il non rispetto del programma dei lavori e dell'investimento relativo. Quindi i Sig.ri Panther hanno dovuto dire alla Regione: "vedete che noi non stiamo rispettando il programma non per colpa nostra ma perchè a Noto c'è un gruppo di gentaglia che ci sta mettendo il bastone tra le ruote (a partire dal Sindaco di Noto), pertanto siamo obbligati a rimodulare il programma, cioè faremo non più 21 pozzi ma otto, però investiamo più soldi perchè laddove tra questi otto pozzi ce ne fosse anche solo uno che ci conviene coltivare, poi ci dovrete dare la possibilità di fargli intorno tutti i pozzi che ci serviranno per estrarre gli idrocarburi senza limite (e saranno dieci, cento, mille, nessuno lo può dire per ora). Tutto questo è scritto in un documento consegnato dalla Panther alla Regione a giugno ed è quel documento che fece dire a Cuffaro in conferenza mondiale a Palazzo Chigi per la riapertura della Cattedrale, che la Panther aveva rinunciato a trivellare nei siti Unesco (che vergogna!!). Nello stesso documento infatti la Panther spiega che siccome a Noto gli è stato impedito di andare avanti con il proprio legittimo programma dei lavori a difesa di questi benedetti territori Unesco, loro per chiudere il discorso si impegnavano a rinunciare a 86 kmq nel territorio di Noto, ovvero si impegnavano a non trivellare nel centro abitato di Noto e nella buffer zone definita dall'Unesco ( può verosimilmente calcolare che per l'Unesco la buffer zone è la zona che circonda il monumento protetto per non più di due km di raggio, ma le posso dire che non è chiaro del tutto il concetto), rinunciavano altresì a trivellare nell'area archeologica di Noto Antica e a Vendicari con aggiunta di una piccola area a ridosso della riserva. Se non è una presa in giro questa!! Per il resto non rinunciano a nulla, anzi la rimodulazione da 21 a otto pozzi li mette al riparo e a ulteriore garanzia di poter continuare nel loro intento: il pozzo Eureka Est vicino a Noto rimane nel programma di perforazione. Da ultimo quello che chiediamo alla Regione è quello che abbiamo chiesto fin dall'inizio: -un atto legislativo che annulli o revochi per sempre i permessi di ricerca in tutto il territorio del Val di Noto e nell'immediato, visto che gli iter legislativi sono sempre troppo lunghi e quindi rischiamo l'ennesima presa in giro, chiediamo che Cuffaro sospenda in autotutela i suddetti permessi, in attesa che l'atto legislativo vada a buon fine. Cuffaro può e deve fare subito tale atto di autotutela, addirittura questo atto gli viene suggerito dai giudici del Tar di Catania nella famosa sentenza dell'agosto scorso, che ha dato ragione alla Panther sulla questione del silenzio assenso in tema di VIA. Comitato NOTRIV Pagine:
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