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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea Oscar Wilde
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\\ Home Page : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Comitato NOTRIV (del 16/12/2007 @ 10:01:36, in Rassegna Stampa, linkato 1295 volte)
Di Corrado Celestri (del 15/12/2007 @ 23:22:39, in Perchè siamo per il NO, linkato 1214 volte)
Oggi, a Catania, grande manifestazione regionale organizzata da LEGA AMBIENTE e CGIL ,
Di Vincenzo Moscuzza (del 15/12/2007 @ 17:31:33, in Rassegna Stampa, linkato 1985 volte)
LA TUTELA AMBIENTALE E LE TRIVELLAZIONI!!Ieri 14 DIC 2007 l’incontro della commissione provinciale Ambiente e territorio, con il sindaco Torchi che, con la sua Amministrazione di Modica, mantiene una posizione nettamente contraria: «Barattare il tardo-barocco con qualche barile di greggio è un’operazione sciagurata» Temi legati all’ambiente e in particolare la questione delle trivellazioni nel territorio Unesco del Val di Noto al centro dell’incontro fra la commissione provinciale Territorio e Ambiente e il sindaco Piero Torchi, Intervenuti assieme al presidente Marco Nanì i componenti: Vincenzo Pitino, Giovanni Mallia, Salvatore Moltisanti, Angela Barone, Venera Padua e Giuseppe Mustile. "Continua, il già intrapreso percorso - affermano in una nota i componenti della sesta commissione - per voce del presidente Nanì - con i diversi soggetti istituzionali interessati alla questione delle trivellazioni. Infatti dopo l’incontro tecnico, avuto con i rappresentanti della "Panther Eureka" e con il sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale, ieri l’incontro con il sindaco di Modica, Piero Torchi, incontro dal quale è emerso la chiara posizione del primo cittadino modicano e della sua amministrazione. Fermo no alle trivellazioni, posizione sostenuta dalla scelta politica di creare uno sviluppo territoriale coerentemente alla sua naturale vocazione turistica". "La commissione, in questa fase di interlocuzione - ha continuato Nanì - non avendo ancora concluso i colloqui istituzionali, non ha ancora maturato al suo interno una posizione univoca, circa l’opportunità o meno delle trivellazioni per la ricerca di gas naturale nella nostra provincia. Siamo comunque soddisfatti dell’incontro odierno che ha dato la possibilità alla sesta commissione di confrontarsi ancora una volta all’esterno. Ulteriori incontri interlocutori verranno fissati con altri soggetti istituzionali per capire le diverse ragioni delle opposte posizioni su una tematica alquanto complessa e controversa". La posizione di Modica è chiara ed è stata ribadita dal primo cittadino, facendo sempre riferimento a quel che s’è detto in passato: "Investire risorse economiche, nello sviluppo petrolifero significa impoverire quelle attività che storicamente hanno costituito l’asse portante di tutta l’economia siciliana per abbracciare improbabili nuovi "miracoli". Occorre sempre più ribadire con forza che il "turismo petrolifero" è un settore che non c’interessa e che l’energia positiva che deve zampillare dai nostri territori è quella delle testimonianze storico-artistiche dei paesaggi, non quella degl’idrocarburi. Pensare di barattare il tardo-barocco siciliano con qualche barile di greggio è un’operazione strategicamente sciagurata. Significa non aver capito il valore di un patrimonio culturale ben tutelato e ben gestito". Su questa linea è il Distretto del Sud Est in perfetta sintonia anche con l’associazione siti italiani del patrimonio Unesco, il cui presidente Gaetano Sateriale così si è espresso di recente: "Quella per la salvaguardia dell’integrità del Val di Noto è una battaglia culturale contro un modello di sviluppo che non ci appartiene. Una battaglia che ci riguarda tutti, nessuno escluso". GIORGIO BUSCEMA VENERDÌ 14 DICEMBRE 2007 LA SICILIA RAGUSA .PG 35
Di Comitato NOTRIV (del 12/12/2007 @ 20:13:03, in Rassegna Stampa, linkato 2151 volte)
Articolo di Margherita Aina ( Università di Bologna)15.30 del 28 febbraio 1994: eruzione incontrollata del Pozzo Tr24, i cittadini di Romentino e Trecate sentono un boato fortissimo, una nube costituita da petrolio greggio,acqua, zolfo e idrocarburi si solleva dal pozzo e si unisce alla pioggia che cade sulla zona. Il vento soffia in direzione dell’abitato di Trecate, su cui inizia a cadere una densa pioggia nera oleosa con un odore di nafta fortissimo che irrita occhi e gola. Il rumore del pozzo in eruzione è simile ad un rombo continuo e si teme che esploda, c'è panico. Nessuno sa cosa fare per arrestare l'eruzione I responsabili Agip e Pergemine hanno completamente sottovalutato il pericolo lasciando gli operai da soli che, in mancanza di istruzioni, hanno eseguito manovre sbagliate. Non vi era un piano di emergenza e i controlli e le sostituzioni venivano svolti dopo il doppio del tempo richiesto dalla normale prassi (procedimento purtroppo adottato dall’Agip su tutti i pozzi). Vengono chiuse l’autostrada To-Mi, la Statale 11, la ferrovia Torino-Milano e per tre ore viene deviato il traffico aereo per impedire esplosioni in quota. In serata si evacuano gli abitanti nel raggio di 1 km dal pozzo ma per tutta la notte e per i giorni seguenti verranno fornite dalle autorità solo informazioni generiche e tranquillizzanti ai cittadini. ![]() Comuni, Prefettura, Ussl, giornali e tg sminuiscono il problema, dando anche l’informazione che l’incidente è già chiuso quando si era ancora in piena fase di eruzione. Ma i cittadini si autorganizzano, pretendono la chiusura delle scuole, cercano informazioni più precise, nasce un Coordinamento dei Comitati Ambientali delle due sponde del Ticino. Dalla notte del 28 produrranno comunicati dando le informazioni pratiche di base per non contaminarsi e non generare reazioni tossiche lavando sé stessi, i propri animali e cose. L’eruzione dura tre giorni e viene bloccata da una frana naturale, nei giorni successivi i cittadini notano irritazioni sulla pelle, alla gola e trovano animali morti nelle campagne. Il petrolio fuoriuscito è di oltre 20.000 tonnellate, di cui un terzo è evaporato, contraddicendo le stime ottimistiche dell’Agip dei giorni dell’eruzione valutate intorno alle 500 tonnellate al giorno. Non vengono mai divulgati i dati sulle sostanze emesse, di cui si sa per certo che alcune hanno potenziale cancerogeno. Inizia una nuova fase di confusione, in cui i comitati ambientalisti si battono per ottenere verità ma sono costretti ad entrare sempre più in questioni tecniche specifiche, che non interessano più la popolazione, ammansita da un cospicuo risarcimento in danaro (dell’ordine di decine di miliardi di lire). Un intero paese viene lavato da cima a fondo. La bonifica riguarda case, strade e terreni, dura 5 anni e restituisce alle coltivazioni gran parte delle terre inquinate anche se con ancora una significativa presenza di idrocarburi, quelle più inquinate sono tuttora inutilizzabili. Si sospetta che gli idrocarburi siano penetrati in profondità e che molto lentamente potrebbero inquinare le falde acquifere che si riversano nel Ticino, processo che potrebbe rivelarsi anche tra molti anni. Oggi la zona più vicina al pozzo è completamente abbandonata. L’estrazione di petrolio in un pozzo avviene “bucando” i primi strati della crosta terrestre liberando così la strada al greggio che fuoriesce per la forte pressione causata dal peso degli strati sovrastanti il bacino. Si devono iniettare grandi quantità di fango per lubrificare le aste di perforazione e controbilanciare la spinta dei fluidi incontrati (oltre al greggio, acque salmastre, gas, ecc) che aumenta con la profondità. In parole povere, nel caso del pozzo si è fatto un buco senza preoccuparsi di non aver preparato il “tappo” adeguato per contrastare la spinta dall’interno che, una volta tolto il “punteruolo”, avrebbe cercato una via d’uscita lungo la strada seguita dal suo punzecchiatore.
Di Vincenzo Moscuzza (del 10/12/2007 @ 09:46:42, in Perchè siamo per il NO, linkato 1106 volte)
BASTA UN SEMPLICE SBAGLIO PER MANDARE A PANCIA ALL'ARIA UN TERRITORIO!!! IN VAL DI NOTO NON CI STIAMO!!
Un altro motivo perchè siamo per il NO è accaduto in questi giorni in COREA. Mandate all'aria le attività turistiche e la Natura di quella zona costiera. UNA NAVE SBAGLIA MANOVRA E SPERONA UNA PETROLIERA ANCORATA NEL PORTO DI TAENAN (COREA) Il più grave incidente nel Paese negli ultimi 12 anni. Nel '95 disperse 5.000 tonnellate di petrolio Corea del Sud, disastro ecologico 15 mila tonnellate di greggio in mare Collisione tra due navi, 15.000 tonnellate di greggio in mare SEUL - Disastro ecologico nel mare della Corea del Sud. Una nave che trasportava una grossa gru è finita contro una petroliera. Dalla chiglia squarciata si sono dispersi nell'acqua del porto sudcoreano di Taenan 15.000 tonnellate di greggio. L'incidente sarebbe più grave ancora di quello avvenuto nel 1995, quando 5.000 tonnellate di greggio finirono in mare a Yeosu, un altro porto a sud di Seul. Un responsabile del ministero degli affari marittimi e della pesca ha ammesso che "è la peggiore marea nera della storia del paese. Temiamo una catastrofe ecologica". La petroliera Hebei Sprint da 146.000 tonnellate registrata ad Hong Kong, era ancorata a Taenan, 90 chilometri a sud-ovest di Seul, per scaricare il greggio portato dal Medio Oriente destinato al raffinatore sudcoreano Hyundai Oilbank. La nave con a bordo la gru sembra l'abbia urtata per un errore umano commesso durante la manovra di entrata nel porto. Per impedire che il petrolio possa raggiungere le zone costiere sono state approntate delle boe speciali. Una cellula di crisi è stata costituita dalle autorità che hanno inviato 40 guardie costiere, diverse navi e quattro elicotteri. ( La Repubblica 7 dicembre 2007)
Di Comitato NOTRIV (del 05/12/2007 @ 12:42:04, in Rassegna Stampa, linkato 1287 volte)
aut-aut dell'Unesco «Patrimonio dell'umanità, Eolie fuori se a Lipari si costruirà il megaporto»
Lipari. La lente di ingrandimento dell'Unesco mette ancora una volta a fuoco l'arcipelago delle Eolie. E anche in questa occasione è una messa a fuoco puntuale che non lascia spazio a nessun tipo di interpretazione: «Se verrà realizzato così com'è nel progetto quel megaporto per il quale sono stati stanziati ben 100 milioni di euro, l'arcipelago delle Eolie verrà depennato da patrimonio dell'umanità. Anche perché – proseguono i responsabili dell'Unesco – non è possibile far chiudere le cave di pomice, lasciando padri di famiglia privi di occupazione, per conseguire uno scempio ancora peggiore. Ci riuniremo in seduta plenaria e verrà imposto al Comune di Lipari un out-out.». E' categorica la presa di posizione dell'Unesco sul megaporto di Lipari. Un megaporto che, a detta della stragrande maggioranza degli eoliani, «rovinerebbe l'assetto idrogeologico e paesaggistico dell'intero arcipelago senza apportare alcun beneficio economico alla stessa popolazione. Anzi: sarebbe un disastro anche sotto il profilo finanziario, visto che quel porto dovrebbe essere gestito dalla società non eoliana che lo dovrebbe realizzare». L'intenzione di ostacolare in ogni modo la realizzazione del porto accomuna anche i vertici regionali e nazionali. Tra l'altro, il no a quel porto è stato sancito anche nell'ultima Finanziaria nella quale è inserita la realizzazione di un «Parco delle Eolie», «Un parco – spiega il ministro all'Ambiente, Pecoraro Scanio – in netto contrasto con il porto che vorrebbero realizzare gli amministratori di Lipari». LUIGI BARRICA
Di Corrado Celestri (del 03/12/2007 @ 21:58:17, in Rassegna Stampa, linkato 1982 volte)
STRISCIA LA NOTIZIA, a Noto contro le trivellazioni. Il servizio dovrebbe andare in onda questa settimana su CANALE 5. La giornalista ha intervistato Peppe Leone dei NOTRIV e si è recata in contrada Zisola dove è previsto il primo pozzo esplorativo.
Di Comitato NOTRIV (del 25/11/2007 @ 14:38:20, in Comunicati Stampa, linkato 1080 volte)
Stimato Direttore, in relazione all’articolo apparso sul foglio da Lei diretto ed intitolato “Le trivellazioni nel Val di Noto, ecco perché siamo favorevoli”, riteniamo doveroso precisare che: 1) i NOTRIV, diversamente da quanto affermato nell’articolo, erano presenti all’incontro-dibattito promosso dai fautori del SI alle trivellazioni e costituivano la maggioranza dello sparuto pubblico presente: certo, non toccava ai NOTRIV riempire la sala Gagliardi. 2) i NOTRIV hanno ascoltato con compostezza l’intervento acceso e provocatorio dell’alfiere del SI, Avv. Raffaele Leone - che nei confronti dei NOTRIV nutre forse qualche antipatia -, e rinunciato alla replica, ritenendo che convincere le sedie vuote fosse un obiettivo poco interessante per la loro causa. 3) più utilmente, ai fini della completezza dell’informazione, sarebbe stato pubblicare, non già la foto che ritrae Lei ed il Leone - già compreso nell’altra foto, ma la foto della sala durante il dibattito: son però scelte Sue. Può comunque trovarle, e con Lei anche i cittadini interessati, sul sito : www.notriv.it ; 4) riguardo poi al desideri di un incontro - dibattito fra le diverse posizioni, da Lei caldeggiato nel suo editoriale, facciamo presente che i NOTRIV, da tre anni a questa parte non avrebbero saputo con chi farlo questo dibattito, in quanto il Comitato del SI data la sua costituzione giorno 02/10/2007 e cioè un mese e mezzo fa. 5) Concordiamo però con la chiusura dell’articolo che recita ”ora il Comitato a favore delle trivellazioni farà sentire la sua voce”: si, la sua unica voce. COMITATO NOTRIV
Di Comitato NOTRIV (del 23/11/2007 @ 09:54:31, in In finanziaria, linkato 3324 volte)
Con proposta del Ministro dell' Ambiente è stato approvato dal Senato il 26 ott. 2007 il disegno di legge n° 3194. All' art. 26 comma 4-nonies si istituisce il Parco Nazionale degli Iblei. Ieri vi è stata anche l' approvazione in "Finanziaria" anche da parte della Camera ed è stato fatto riferimento alle iniziative dei No-Triv, come supporto alle motivazioni per istituire il Parco, in sede di dichiarazione di voto a favore dall' on. Angelo Bonelli. L' istituzione del Parco salverà uno straordinario "giacimento" di biodiversità, di ricchezza storica ed etnoantropologica, un modello di sviluppo ecosostenibile già fortemente avviato e "naturalmente" incompatibile con l' estrazione di combustibili fossili. L' istituzione del Parco apre la possibilità di grandi opportunità e vantaggi poichè si possono sfruttare leggi, regolamenti e fondi considerevoli e si potrà avere un sicuro incremento di flusso turistico interessato al paesaggio ed alle caratteristiche uniche delle aree iblee.. VANTAGGI: - fondi pubblici ( vi sono risorse finanziarie in via prioritaria per i parchi ); - le aziende agricole ricadenti all’interno di parchi, inoltre godono di una riserva del 30% dei finanziamenti concessi dall’U.E. per produzioni agricole ecocompatibili; - regolamenti n° 2078 e 2080 del ‘92; - n° 1259 del ‘99; - n° 1782 e 1783 del 2003; - n° 817 del 2004; - i cospicui finanziamenti del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2007-2013 (circa 3000 miliardi di Euro). STRAORDINARIA BIODIVERSITA' ( qui di seguito migliaia di specie vegetali ed animali. Si pensi che nel resto dell' Europa sono sono centinaia. In un metro quadro negli Iblei possiamo individuare 15 specie diverse di piante ) SCHEDA BIOLOGICA ED ETNOANTROPOLOGICA: un inestimabile patrimonio di biodiversità e culturale. Il Val di Noto è parte integrante e fondamentale del territorio oggetto del Parco. Si tratta di un’area in cui ricadono ben 16 S.I.C. (Siti di Interesse Comunitario) per una superfice complessiva di 27.847 Ha; le riserve naturali sono 5 per una superficie di 4.913 Ha; vi sono inoltre circa 21.000 Ha di boschi demaniali e privati, 9 siti archeologici di notevole rilevanza, e qualche decina di siti archeologici di entità minore. Caratteristiche biologiche degli Iblei: - Caratteristica bioclimatica in relazione alla vegetazione climatica: termomediterranea, mesomediterranea e supramediterranea. - Caratteristiche fitogeografiche della flora iblea: La flora annovera oltre 1500 taxa (specie e sottospecie ) per la maggior parte appartenenti all’elemento circum-mediterraneo. Significativa è la presenza di endemismi ( rarissima la Zelkova sicula ) che costituiscono oltre il 5% della flora. Caratteristiche faunistiche: - Si segnalano 1157 taxa (specie o sottospecie) di invertebrati di cui 91 endemici per la Sicilia e 29 per l’area iblea, e 100 specie sono di invertebrati acquatici. - Pesci d’acque interne o d’estuario: 21 taxa. - 5 specie di anfibi e 16 di rettili. - Avifauna: 83 specie nidificanti. - Mammalofauna: 3582 esemplari di micromammiferi. - Importante è la fauna delle cave per l’ecosistema particolare che la ospita. - Fauna delle grotte: 117 specie viventi e 53 allo stato fossile. - Caratteristiche geomorfologiche e geologiche: Il plateau ibleo costituisce uno dei promontori della placca africana ed è costituito da una crosta di tipo continentale in massima parte da sedimenti carbonatici e carbonatico-marnosi di età cretaceo-quaternario in cui si intercalano vulcaniti basiche. - Altre caratteristiche geochimiche: il carsismo. Patrimonio culturale: - Presenze naturalistiche e paesaggistiche: Cava Grande del Cassibile, Petracca, Manghisi, Cardinale, Bosco di Baulì, aree boschive di Buccheri e dintorni, le cave, le grotte, le sorgenti, le niviere, le regie trazzere, le carrarecce, i frantoi, i palmenti, i sentieri, i tratturi, le necropoli, le edicole votive, i muri a secco ecc. - Preesistenze archeologiche e storiche: Pantalica, Eloro, Castelluccio, Finocchito, Santa Lucia del Mendola, Teatro Greco e bassorilievi dell’Acqua Santa di Palazzolo, Noto Antica e le antiche concerie di Cava del Carosello, i ‘dieri di Cava Grande del Cassibile, le chiese rupestri, le edicole votive, le vecchie masserie, mulini ad acqua, abbeveratoi, le ville nobiliari di campagna, le latomie, il liberty di Canicattini Bagni, il barocco dichiarato patrimonio dell'UNESCO di Noto e Palazzolo Acreide, Modica, Ragusa Hybla, Cava d'Ispica, le campagne di ulivi e carrubi dell'entroterra, ecc. Si tratta di un territorio che insiste nelle province di Siracusa, Ragusa ed in una piccola parte della Provincia di Catania. Il territorio, abbastanza omogeneo, è costituito da altopiani calcarei e da cave ( simili ai canyons ), entro i quali scorrono acque di fiumi, torrenti, ruscelli naturali. Comitato NOTRIV
Di Corrado Celestri (del 22/11/2007 @ 22:36:48, in Rassegna Stampa, linkato 702 volte)
MARIO TOZZI - Svendere Noto per quattro soldi venerdì 31 AGOSTO, la Stampa Dalla cattedrale di Noto appena restaurata non si vedrà di certo la piazzola di perforazione per la ricerca di idrocarburi e la bruttura paesaggistica di queste prime fasi di prospezione è senz’altro limitata (per non parlare dell’impatto ambientale praticamente assente). Ma il problema della ricerca di gas e petrolio nella Valle del Barocco siciliano non risiede certo nelle prime fasi della ricerca e le vere domande che ci si deve porre riguardano il futuro energetico e ambientale del nostro Paese. Specialmente tenendo conto che c’è già un esempio di come le cose possano andare quando si svende l’inclinazione turistica e naturalistica per un piatto di lenticchie. Per ora a Noto si cerca solo gas, ma sarebbe molto difficile arrestare le ricerche una volta che si dovesse riscontrare la presenza di idrocarburi liquidi (petrolio) invece che gassosi soltanto (infatti ci sono già altri operatori, autorizzati, al lavoro). E si capisce perché: nessuna attività industriale è remunerativa come l’estrazione e il commercio di idrocarburi, non a caso si parla delle più ricche corporation del mondo, che impiegano una tecnologia seconda solo a quella militare. Le compagnie petrolifere lucrano guadagni astronomici sul barile di greggio nigeriano o sudamericano, paesi in cui debbono versare ben oltre il 50 per cento in royalties ai governi nazionali. Figuriamoci su quello italiano che, seppure di qualità inferiore, impone percentuali irrisorie (meno del 10 per cento). Insomma estrarre petrolio in Italia costa meno che altrove, anche tenendo conto della sua scarsa qualità e dei suoi costi di estrazione mediamente più elevati (6-8 dollari al barile contro 2-3). Del resto l’Italia non veniva considerata terra di petrolio e perciò le royalties imposte erano (e sono rimaste) così convenienti, in modo di attrarre potenzialità industriali. Questo fino a qualche anno fa, prima della scoperta del petrolio lucano. Le stime sulle riserve di petrolio della Basilicata sono teoricamente eccezionali: si parla del più grande giacimento mai scoperto nell’Europa continentale (eccettuati, cioè, i giacimenti sottomarini del Mare del Nord): circa 154 mila barili di petrolio al giorno, cioè 960 milioni di barili di riserve stimate, cifra che farà passare da quasi il 4 per cento a circa il 9 per cento la produzione domestica. La Regione Basilicata guadagnerà circa un miliardo di euro in vent’anni, cifra che solo in apparenza sembra considerevole: in Venezuela le nuove royalties imposte dal presidente Chavèz (in pratica una nazionalizzazione coatta) hanno fatto infuriare le compagnie petrolifere (tra cui l’Eni) che minacciano di abbandonare il Paese (dimenticando chi sono i veri proprietari di quelle risorse). Infrastrutture, indotto e occupazione ne hanno risentito positivamente, con la certezza, però, che si tratta comunque di investimenti a termine, perché - come è noto - il petrolio comunque finirà o costerà troppo in pochissimo tempo. E quando il petrolio sarà finito si rischia di rimanere con il territorio devastato e/o controllato dalle corporation, l’occupazione a zero, i frutteti abbandonati e le aree archeologiche o naturalistiche trascurate. Investire grandi potenzialità in quelle attività significa comunque non interessarsi più dei settori tradizionalmente forti del Sud d’Italia: agricoltura di pregio, turismo, beni culturali e parchi devono resistere comunque, se non ci si vuole trovare solo con un pugno di piazzole esauste e con un oleodotto sporco alla fine dell’orgia petrolifera. A Noto come in Val d’Agri la domanda è la stessa: ha senso trasformare l’economia di una regione a vocazione eminentemente turistica e agricola per sfruttare una fonte energetica destinata a diventare troppo onerosa nell’immediato futuro? Che prezzo sociale e ambientale siamo disposti ancora a pagare per una risorsa effimera? Lo sviluppo legato ai combustibili fossili ha il fiato corto, soprattutto perché è figlio di una logica insensata dell’incremento dei consumi, come se la Terra fosse diventata improvvisamente inesauribile. Gli idrocarburi italiani non sfuggono a questa logica: denari spesi in opere la cui utilità è spesso dubbia e scarsa propensione al raffreddamento dei consumi. Con la possibilità concreta che, una volta terminato lo sfruttamento, quello che resta in mano sia davvero poca cosa. Di queste considerazioni non c’è eco nel dibattito, come se il «progresso» non dovesse mai fermarsi a riflettere, ma solo avanzare. Almeno a sapere verso dove. MARIO TOZZI |
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09/09/2010 @ 18.25.29
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