Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni gas-petrolifere in Sicilia

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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

 

il Maro Rosso con la macchia di petrolio in espansione

 

Nel Mar Rosso si diffonde una macchia di “oro nero”. Ma non se ne parla Una perdita di petrolio a nord di Hurghada. Le autorità Egiziane cercano di minimizzare, ma la situazione non sembra sotto controllo Non è solo il Golfo del Messico a essere devastato dal greggio. Molto più vicino all’Italia, una piattaforma situata a nord della località balneare di Hurghada, sul mar Rosso, ha cominciato a perdere “oro nero”. Una perdita che è stata individuata intorno alla metà di giugno, ma la notizia è arrivata con molti giorni di ritardo. Silenzio assoluto all’inizio, poi dalla Rete i primi riscontri e la preoccupazione che le autorità egiziane intendano minimizzare l’entità del danno. Alla base di questa vaghezza sembrerebbe esserci la paura di un eventuale allarme su larga scala che potrebbe portare a cancellazioni di massa delle prenotazioni e al naufragio della stagione turistica, sulla quale si regge l’economia della zona. L’allarme, secondo gli ecologisti, è scattato troppo tardi e, se ancora non sono quantificabili i danni, le fonti parlano di diversi chilometri di costa compromessa, forse dai 35 ai 160. Il bilancio per ora sono le centinaia di tartarughe, delfini e varie specie di pesci morti o agonizzanti. Poco chiara anche la causa di questo disastro ambientale in un’area vastissima e famosa per le sue formazioni coralline. Le prime voci parlano di una perdita da una piattaforma petrolifera situata presso Geisum, uno spuntone roccioso a 35 chilometri dalla costa. La piattaforma è gestita dalla Geisum Oil Company, una sussidiaria della compagnia petrolifera statale Egyptian General Petroelum Corporation. Secondo Magdi Radi, il portavoce del governo egiziano, “ la fuoriuscita di petrolio potrebbe provenire da una delle piattaforme offshore nel Mar Rosso a nord di Hurghada o anche da una petroliera”. Ma precisa che “la macchia è contenuta e la situazione è sotto controllo”. Mentre il ministro del petrolio egiziano, Sameh Fahmy ha comunicato che “sono stati prelevati alcuni campioni nelle zone petrolifere vicino alle piattaforme per identificarne la provenienza”. Per gli ecologisti questi accertamenti dimostrano che in realtà la situazione non è così sotto controllo come si sta tentando di presentarla. Dopo tutto, per affrontare la perdita di una piattaforma occorrono mezzi all’avanguardia, non certo uomini su barche provvisti di reti e spugne, come mostrano le poche foto e filmati in circolazione. Le operazioni di pulizia sembrano davvero improvvisate e i mezzi utilizzati appaiono del tutto inadeguati. Tra l’altro, non è pensabile nemmeno di tenere sotto controllo i forti venti. In questi giorni, pare stiano agitando le acque, tanto da portare la marea nera in zone molto più estese e mettendo a repentaglio la stessa incolumità dei 2000 operai mobilitati che, con le loro braccia, stanno cercando disperatamente di arginare la situazione. Intanto le operazioni di contenimento e assorbimento si sono estese fino ad El Gouna, 50 chilometri più a sud da dove è iniziata la perdita di greggio. L’Egitto non è però nuovo a circostanze di questo tipo: navi cariche di petrolio che riversano in mare il loro pericoloso contenuto, disastri quasi tutti riconducibili ad imprese di stato e sempre nascosti alla stampa per evitare di perdere quella grande fonte di ricchezza che è il turismo. Già a maggio del 1996, proprio ad Hurghada, in corrispondenza dell’oleodotto sottomarino della compagnia statale Gapco, una perdita di proporzioni decisamente minori aveva comunque fatto ingenti danni e aveva messo a rischio molte specie di animali e molluschi che proliferano in quella zona. Nel 2004, invece, il governo britannico aveva diffuso un allarme in tutto il mondo affermando che le piattaforme di petrolio e le navi che trasportano greggio sarebbero state il bersaglio prediletto di gruppi terroristici come Al Qaeda. Forse i londinesi non si sbagliavano perché nell’agosto del 2009 una nave cisterna battente bandiera panamense improvvisamente si spezzò in due riversando, proprio nel Mar Rosso, vicino al porto di Suez, 59 mila tonnellate di nafta

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Di Comitato NOTRIV (del 15/07/2010 @ 20:38:54, in Comunicati Stampa, linkato 88 volte)

SCICLI 13 luglio 2010

Si è ufficializzata a Donnalucata lo scorso 13 luglio la costituzione del Comitato Notriv di Scicli, il primo in provincia di Ragusa, che ha come obiettivi principali la sensibilizzazione della cittadinanza e il riequilibrio dell’informazione sulle conseguenze che le ricerche di idrocarburi comportano per il territorio e soprattutto per un territorio a vocazione turistica come il nostro. Un cantiere di perforazione petrolifera è una fonte permanente di inquinamento legato a diversi fattori (come oli per i motori, liquidi di raffreddamento, gasolio, che possono essere portati via con le precipitazioni con il rischio di inquinare le falde superficiali, fanghi e detriti di perforazione, ecc…), per non parlare del rischio sismico che c’è nella nostra zona. Le finalità del comitato sono pertanto rivolte a mettere in atto ogni iniziativa utile a fermare la devastazione ambientale e di conseguenza economica e sociale che rappresenterebbero i danni derivanti dalle trivellazioni nel nostro territorio. Invitiamo ad aderire al comitato possono le istituzioni, i partiti politici, i sindacati, le associazioni e i liberi cittadini, poiché l’adesione è libera e senza preclusioni di carattere politico. Anzi riteniamo che le Istituzioni debbano essere in prima linea nella lotta allo sfruttamento iniquo del nostro territorio e pertanto le invitiamo a partecipare alle prossime iniziative del Comitato NOTRIV di Scicli e quello più ampio e già esistente del Val di Noto. Il vero interrogativo però non sono le trivellazioni in sé, ma il modello di sviluppo che si vuole dare all aSicilia e al Val di Noto, di cui Scicli fa pienamente parte, promuovendo nel lungo periodo azioni rivolte all’utilizzo di modelli energetici rinnovabili e alternativi al petrolio. Il prossimo appuntamento sarà martedì 20 luglio alle ore 20.00 presso la sede del Partito Democratico di Scicli in Via Celestre.

IL COMITATO NOTRIV - Scicli

Info: Valentina Gulino Emilia Arrabito

WWW.NOTRIV.IT

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 SALVIAMO LA SICILIA DAL PETROLIO E DAL GAS E FACCIAMO APPPELLO ALLA CULTURA ITALIANA. IL SINDACO DI NOTO SCRIVE AL GOVERNATORE SICILIANO LOMBARDO E CHIEDE UNA LEGGE CHE BLOCCHI DEFINITIVAMENTE LE TRIVELLAZIONI GAS-PETROLIFERE. ALTRI SINDACI SOLIDALI ( Caltagirone, Sciacca, Menfi, Castelvetrano, Vittoria, Favignana, ecc.) E NUOVI GRUPPI DI ASSOCIAZIONI E CITTADINI , SI STANNO PREPARANDO AD UN COORDINAMENTO DEI COMUNI E DI TUTTE LE REALTA' CHE SI OPPONGONO ALLE POLITICHE DI SFRUTTAMENTO DEL SOTTOSUOLO SICILIANO CHE TRADISCONO IL MODELLO DI SVILUPPO CHE LA SICILIA HA SCELTO E FANNO CORRERE PERICOLI ENORMI COME IL DISASTRO DELLA COMPAGNIA BP HA INSEGNATO. MOBILITAZIONI SI PREANNUNCIANO SE LA REGIONE SICILIANA CONTINUERà A FAR ORECCHIE DA MERCANTE ALLE RICHIESTE DELLA POPOLAZIONE SICILIANA.

FINALMENTE ANCHE NEL RAGUSANO ED IN ALTRE PARTI DELLA SICILIA ( SCIACCA, MENFI E CASTELVETRANO) AVANZA UNA COSCIENZA CHE SI OPPONE ALLA  COLABRODIZZAZIONE SPINTA  DELLA NOSTRA ISOLA  SICILIANA E IN TUTTI GLI IBLEI CRESCE L'IDEA DEL PARCO COME VOLANO DI SVILUPPO TURISTICO ED ECONOMICO.

 

 E PROPRIO DEI GIORNI SCORSI LA NOTIZIA CHE ANCHE IL GOVERNO ITALIANO ( TOH SI E' SVEGLIATO!!) HA COMINCIATO A PORRE DIVIETI E LIMITAZIONI ALL'ANARCHIA CHE VIGE NELL'AVANZATA DEL  SETTORE DELLA RICERCA E SFRUTTAMENTO DEL GAS E DEL PETROLIO IN TUTTA ITALIA.   

 

FACCIAMO APPELLO A QUANTI IN ITALIA  VOGLIONO DARE ANCORA, COME IN PASSATO CON CAMILLERI, IL QUOTIDIANO REPUBBLICA, BEPPE TORNATORE, RAY BONDIN DELL'UNESCO, GIANNI VALENTINI, STRISCIA LA NOTIZIA , ROY PACI, ECC.,   UN CONTRIBUTO PER FAR CONOSCERE IL DRAMMA DI UN POPOLO ( SICILIANO) CHE NEL MOMENTO IN CUI HA TROVATO UN SUO MODELLO DI SVILUPPO I SUOI STESSI GOVERNANTI CONTINUANO CIECAMENTE AD IMPEDIRE CHE QUESTO MODELLO

 

SI AFFERMI IN MODO DEFINITIVO MANDANDO I PETROLIERI A SFRUTTARE I TERRITORI OVE GLI STESSI GOVERNANTI FINANZIANO ATTIVITA' DI SVILUPPO TURISTICO ED AGRICOLO CHE SONO IN NETTO CONTRASTO CON LE POLITICHE DI SVILUPPO GAS-PETROLIFERO.  

 

 

IL COMITATO NOTRIV  

WWW.NOTRIV.IT

 

  Val di Noto  09-07-2010

 

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Di Comitato NOTRIV (del 28/05/2010 @ 18:04:02, in Comunicati Stampa, linkato 243 volte)
ADESSO BASTA: PER UNA MORATORIA SULLE RICERCHE GAS-PETROLIFERE IN SICILIA, RIPRENDE CON MAGGIOR VIGORE LA LOTTA DEL COMITATO NO-TRIV DOPO IL DISASTRO DEL GOLFO DEL MESSICO E DELL’OLEODOTTO RAGUSA-PRIOLO NEL TERRITORIO DI NOTO

 La rottura dell’Oleodotto Ragusa- Priolo del 18 gennaio 2010, in territorio di Noto, ci spinge a nuove richieste ed a prese di posizioni forti su cui mobiliteremo la Popolazione del Val di Noto come già accaduto nel 2007.  La Grande Marea nera del Golfo del Messico che sta distruggendo una regione intera dell’Oceano e minaccia la Terra ci ha convinto sempre più che non è possibile far rischiare alla Sicilia un dramma simile a quello che sta vivendo la Luisiana negli USA. Il rischio Ambientale ed Economico dei territori in cui si perfora è troppo grande per poterlo lasciare in mano a Compagnie che non avrebbero, come sta accadendo con la Britisch Petroleum e la Transocean negli USA, i soldi e la volontà per risanare un intera regione eventualmente danneggiata da sversamenti e perdite di idrocarburi. I danni sono già incalcolabili e per decenni se ne piangeranno le conseguenze . Il Val di Noto continua ad essere sotto la minaccia di nuove perforazioni. I Cittadini, gli Operatori turistici ed Agricoli, i Giornalisti, gli Scrittori, le Istituzioni e gli Uomini Politici più sensibili, hanno però dimostrato fino ad oggi e da anni di volersi opporre alle Perforazioni della Panther Eureka S.r.l., così come di qualsiasi altra Compagnia italiana o straniera. La vocazione della Sicilia passa dalle sue ricchezze Ambientali, Monumentali, Agricole e non vogliamo rischiare di perderle. Le Energie rinnovabili stanno crescendo a ritmi elevati. La Sicilia può non essere più costretta a farsi perforare da chiunque chieda ed ottenga un Autorizzazione a “scavare”. Oggi diciamo NO alla prosecuzione della Politica dei Permessi e delle Concessioni che la Regione Siciliana continua ad elargire favorendo il processo di “Colabrodizzazione” della Sicilia. Basti pensare che al 30 giugno 2009 tra Permessi di ricerca e Concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi la superficie interessata era di 425.134 ettari su una superficie totale dell’Isola di 2.570.200 ettari ovvero il 16,54% del Territorio siciliano !!! ( Elaborazione dati URIG). E’ un continuo fiorire di nuovi Pozzi per idrocarburi!!

ADESSO BASTA !!! NON SIAMO IN VENDITA!!! Il Modello di sviluppo economico per la Rinascita della Sicilia non passa dagli Idrocarburi e chiediamo alle Istituzioni scelte forti e coraggiose per invertire la tendenza degli anni trascorsi! La Sicilia è dei Siciliani e non può essere ceduta in cambio di Royalties.

Non ci sono Royalties che bastino per comprare e cambiare il futuro della Sicilia!!!

Il COMITATO NO-TRIV (www.notriv.it) sostiene e rilancia le reiterate richieste di “Bloccare i Permessi e le Concessioni” e chiede, a nome del popolo siciliano NO-TRIV, al Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo una Moratoria a tempo indeterminato ed al Presidente della Regione Lombardo di applicare il Piano Paesaggistico Regionale e il blocco di Nuovi Permessi di ricerca e Concessioni di coltivazione.

 " i NO-TRIV sono disposti a ricorrere a tutti i mezzi leciti e non violenti pur di fermare le trivellazioni"

Noto 27 maggio 2010

 Il Comitato NO-TRIV
www.notriv.it
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Di Comitato NOTRIV (del 16/02/2010 @ 19:03:56, in Comunicati Stampa, linkato 666 volte)
La provincia di Ragusa terra di conquista dei petrolieri nel silenzio assoluto delle amministrazioni

MONTALBANO NUOTERA' NEL PETROLIO? Trivellazioni petrolifere: nuovo definitivo attacco al mare ibleo Montalbano che nuota in una chiazza di petrolio: sarà probabilmente questa la nuova immagine emblematica dello stato del mare della provincia di Ragusa. Dopo la colata di cemento e l'espansione serricola su quasi tutta la costa e la conseguente forte erosione di pressochè tutte le spiagge, sta per arrivare quella che sarà probabilmente l'ultima definitiva mazzata. Infatti la Provincia di Ragusa sembra diventata terra di conquista di tutti, in particolare dei petrolieri. Dopo le ricerche della Panther Oil, fortunatamente sventata, ecco che arrivano le richieste di trivellazione a mare davanti la costa iblea. Si tratta della società “Sviluppo Risorse Naturali srl” con sede a Roma, società controllata dalla Mediterranean Resources LLC con sede in Austin (Texas- USA). L’area della ricerca, che riguarda idrocarburi liquidi e cioè petrolio, interessa uno specchio di mare che va dal comune di Vittoria a quello di Scicli per un totale di 460 km quadrati partendo dalla costa e fino a 20 km al largo! La Sviluppo Risorse naturali srl è in possesso di una autorizzazione della Commissione per gli Idrocarburi e le Risorse Minerarie (CIRM) del Ministero dello Sviluppo Economico rilasciata nella seduta del 06/04/2009. Il mare del mito, quello di Kamarina e di Caucana, di Punta Secca e di Sampieri, rischia di trasformarsi in un'enorme zona industriale, con decine di piattaforme petrolifere davanti alla costa ed il conseguente via vai di petroliere, con buona pace di tutti i progetti di sviluppo turistico, compreso quello legato al tanto decantato porto di Marina di Ragusa. Che succederebbe al nostro ambiente ed alla nostra economia se ci fosse una perdita di petrolio in mare e il greggio raggiungesse la costa (come è accaduto ad esempio l'anno scorso sulla costa ionica calabrese)? Che fine farebbero i nostri pescatori, già in forte difficoltà per la diminuzione della risorsa ittica? Si tratta di una decisione presa dall’alto, scavalcando i comuni, la provincia e l’intera comunità, che mette a rischio un diverso modello di sviluppo che cerca di emergere in provincia, in cui il turismo di qualità svolge un ruolo centrale. I comuni interessati, pur a conoscenza della richiesta delle ricerche (lo sanno dai primi di dicembre 2009) non ci risulta siano intervenuti nel procedimento amministrativo, a meno di non aver presentato all’ultimo momento osservazioni alla richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale. Ci si chiede però: come mai i comuni non hanno messo in piedi la stessa protesta che hanno dedicato al parco degli Iblei, chiedendo che la decisione non fosse calata dall’alto ma discussa prima localmente? Perché gli enti preposti alla gestione economica in provincia e le associazioni di imprese non coinvolte con l’affare petrolio non sono state avvertite di quanto stava succedendo e, se sapevano, perchè non si sono mossi? Il nostro futuro o è legato ad uno sviluppo sostenibile, o non è.
Il petrolio non è il nostro futuro!

LEGAMBIENTE RAGUSA
CIRCOLO IL CARRUBO ONLUS
via Umberto Giordano 53 – Ragusa
www.legambienteragusa.com legambienterg@virgilio.it
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Di Comitato NOTRIV (del 03/02/2010 @ 22:07:00, in Rassegna Stampa, linkato 409 volte)
“La notizia dello “sversamento” di greggio dall’oleodotto Enimed Ragusa-Priolo, in contrada Furmica lungo valle del Tellaro in territorio di Noto, se accertata, confermerebbe la tesi sostenuta da anni, sul progetto delle trivellazioni Panther nel Val di Noto, secondo la quale le condutture sarebbero non solo dannose per l’insalubrità dell’aria, ma anche incompatibili con lo sviluppo di questo territorio che fonda il proprio benessere su prodotti agricoli di qualità e su un patrimonio di beni monumentali di inestimabile valore”. Lo ha detto l’on. Fabio Granata a commento su quanto si starebbe verificando nello stabilimento. “Il nostro è un modello di sviluppo in continua espansione che viene tutelato dalla comunità locali e che rifiuta ogni tentativo di calare dall’alto decisioni che muterebbero il dna dell’ area trasformandola in un’anonima periferia suburbana destinata all’abbandono, senza salvaguardare le risorse pubbliche del territorio rispetto ad interessi privati”. “Se la perdita di greggio sarà confermata, sarà chiaro a tutti come la nostra campagna , con i muretti a secco che delimitano i confini delle proprietà, rifiuti di fatto altri progetti scellerati di sfruttamento perché dannosi. Non si patisca in maniera inerme di fronte alle promesse di risarcimento di qualche migliaia di euro che sarebbero solo una ulteriore violenza contro la civiltà e contro la natura”.
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Di Comitato NOTRIV (del 03/02/2010 @ 18:34:16, in Rassegna Stampa, linkato 257 volte)
Petrolio nel basso adriatico Ecco chi non si è opposto.






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Di Comitato NOTRIV (del 30/01/2010 @ 08:55:56, in Comunicati Stampa, linkato 534 volte)
Danni ambientali considerevoli sono stati causati dalla fuoriuscita di petrolio allo stato grezzo dall’oleodotto Ragusa-Priolo Mostringiano. L' incidente ci dà una ulteriore conferma della bontà della battaglia, a suo tempo intrapresa, per evitare che avessero compimento le concessioni per le trivellazioni petrolifere in un territorio dalle forti vocazioni agricole e turistiche, patrimonio mondiale dell' Umanità. Abbiamo da sempre paventato, inoltre, il pericolo che tali interventi possono comportare per le falde acquifere e per gli eccellenti prodotti che il distretto offre (olio, mandorle, agrumi, cereali, legumi, frutta, ecc.).
 I nostri timori sono stati supportati da consulenze scientifiche autorevolissime. Nel recente passato la texana Panther Eureka s.r.l. aveva provato ad avviare un nuovo sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Questo scellerato tentativo, voluto dal governo regionale di allora, aveva visto una fortissima reazione delle associazioni, delle istituzioni locali e delle comunità. Dopo questo scempio, facciamo l' ennesimo appello alle Istituzioni Regionali affinché siano presi provvedimenti adeguati per evitare di imboccare una strada che comporti ulteriori danni irreversibili all' economia ed al paesaggio per poter far sì, invece, che decolli definitivamente un modello di sviluppo ecosostenibile consono alle peculiarità del territorio. Il Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni petrolifere in Val di Noto assieme a tutte le organizzazioni naturaliste, ambientaliste, culturali, agricole e turistiche vigilerà con grande attenzione ed è pronto a far in modo che si mobilitino tutti i soggetti interessati per impedire che ulteriori tentativi siano messi in campo. Pensiamo che siano maturi i tempi, invece, di realizzare il Parco degli Iblei poiche' permetterebbe grandi vantaggi e benefici per un futuro durevole e compatibile per la gente.
Noto, 23 gennaio 2010 COMITATO NO TRIV
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Di Gaetano Bufalino (del 21/01/2010 @ 15:35:39, in Comunicati Stampa, linkato 276 volte)
COMUNICATO STAMPA Del 19.01.2010
L’emergenza sembra passata ma i danni ambientali causati dalla fuoriuscita di petrolio allo stato grezzo dall’oleodotto Ragusa-Priolo Mostringiano che, a quanto pare, per uno smottamento del terreno, favorito dalle abbondanti piogge dei giorni scorsi, ha determinato l’incidente di lunedì 18 scorso con lo sversamento in un piccolo corso d’acqua affluente del fiume Tellaro, sono ancora da quantificare. L’evento, oltre ad allarmare gli imprenditori agricoli della zona interessata, ha preoccupato anche noi che del territorio ibleo abbiamo continua attenzione ed interesse. Questo incidente è, ancora una volta, una testimonianza lampante che la strada all’industrializzazione del nostro territorio, votata da qualcuno, ha dei grossi limiti in quanto, con le fragilità ambientali esistenti, questo rischia di subire sempre più danni irreversibili. Nel recente passato, la texana Panther Oil aveva provato ad avviare un nuovo sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Questo scellerato tentativo, appianato dal governo regionale di allora, che aveva visto alzare contro gli scudi da parte di tutti noi ambientalisti oltre che dalle popolazioni locali, oggi confermano ancor di più che le manifestazioni e i convegni di allora, per dare l’altolà ai petrolieri, erano sacrosanti. Dopo questo ennesimo scempio invochiamo la politica a dare le definitive e giuste direttive per l’affermazione di uno sviluppo sostenibile che questa provincia merita. Noi crediamo che oggi l’idea dell’istituzione del Parco degli Iblei diventi sempre più attuale e che ciò sia imprescindibile per il futuro di questo territorio legandolo alla salubrità quale “marchio di qualità” dello stesso. F.to la Segreteria Regionale
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http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/08/01/brianza-via-le-trivelle-dalla-valle-comuni.html MONZA - La Brianza non sarà il nuovo Texas. Addio carotaggi esplorativi, addio pozzi petroliferi. L' oro nero resta nella "pancia" del Parco del Curone, a Montevecchia, borgo arroccato sulle colline lecchesi che nasconderebbe un tesoro. Po Valley, la società australiana che aveva chiesto di perforare il sottosuolo, ha fatto un passo indietro, pur restando convinta che gli idrocarburi ci siano. Titolare di una concessione governativa in joint venture al 50 per cento con Edison, giovedì sera ha alzato bandiera bianca, rinunciando alla possibilità di cercare prove della presenza di petrolio in un' area di 30 chilometri quadrati, 14 i comuni coinvolti. La maggior parte tutelati dal Parco, nato nel 1983 per mettere al riparo da speculazioni un territorio di 2.350 ettari. Gli australiani erano pronti a scommettere 20 milioni di euro sulla zona, sicuri che sarebbe stata in grado di fornire 75 milioni di barili. Ieri mattina la conferma ufficiale dell' abbandono, subito ratificato dal Ministero per lo Sviluppo Economico che ha annullato l' iter avviato lo scorso aprile. "Abbandoniamo il campo, ma siamo convinti che a Montevecchia e dintorni siano custoditi importanti giacimenti di greggio", sottolinea Michael Masterman, amministratore delegato di Po Valley. Pratica archiviata, almeno per ora. Decisive le barricate alzate dalle comunità locali, pronte a difendere la loro terra a tutti i costi. Determinante il rischio che la protesta nata dal basso - e che in meno di tre settimane ha raccolto 30 mila firme contro le esplorazioni- potesse bloccare all' ultimo minuto la valutazione di impatto ambientale necessaria per scavare. A guidare il fronte dei contrari Alberto Saccardi, docente di statistica della Bocconi e i sindaci della zona, che hanno costituito il comitato "No al pozzo", ottenendo il supporto di studiosi di mezzo mondo, dalle università di Istanbul fino a quella di Philadelphia. Tra loro anche Esseghair Skawder, professore di economia della New York University, che ha esultato alla notizia dello scampato pericolo. Per gli esperti schierati in difesa del territorio, il problema non era solo quello dell' impatto ambientale. Sul piatto della bilancia pesavano soprattutto considerazioni di carattere economicosociale. "Questo lembo di Brianza ha fatto della qualità della vita la propria cifra distintiva - spiega Skawder - . Il benessere locale si basa su prodotti "Igp" e capacità di attirare turisti. Un modello in continua espansione. I pozzi petroliferi avrebbero mutato il dna dell' area trasformandola in un' anonima periferia suburbana, destinata all' abbandono dopo vent' anni di sfruttamento". Dissente Masterman: "Il problema dell' approvvigionamento energetico a basso impatto, perché così sarebbe stato, è un nodo cruciale per il futuro dell' Italia. In Brianza si è persa un' occasione". Il piano di Po Valley prevedeva l' apertura di due pozzi esplorativi entro i prossimi 14 mesi e nel 2011 la coltivazione vera e propria, così si dice in gergo riferendosi all' estrazione dell' oro nero. Contro le trivelle, le istituzioni locali. "Abbiamo conservato intatto il territorio per le generazioni future", festeggia Daniele Nava, presidente della Provincia di Lecco. Alza il calice anche Marco Panzeri, sindaco di Rovagnate, uno dei comuni epicentro delle ricerche: "Siamo contenti ma non abbassiamo la guardia". - GABRIELE CEREDA
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