Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni gas-petrolifere in Sicilia

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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

 

 

 

 

 

   Fonte dell’articolo: TGCOM

. La mobilitazione dei sindaci contro le trivelle Continua la minaccia per la probabile costruzione di nuove piattaforme per le trivellazioni in mare al largo delle coste siciliane, nelle zone sud-occidentali della Sicilia.Ma i sindaci dei comuni costieri della Sicilia Meridionale e Occidentale non stanno a guardare. E si mobilitano riunendosi in seduta straordinaria nella città di Sciacca, su convocazione dell’Assessore al Territorio e Ambiente Giovanni Roberto Di Mauro, per discutere. E decidere sulle prossime mosse da contrapporre alle richieste di permessi per le trivellazioni delle coste sicule avanzate da svariate società. La questione è assai spinosa, se si considera che le società hanno ottenuto autorizzazioni alla ricerca petrolifera in terra e nel mare prospiciente le rive siciliane. Le autorizzazioni sono una concreta minaccia agli insediamenti naturalistici Tra le preoccupazioni dei sindaci sta, in primis, il pericolo di una concreta minaccia agli insediamenti e alle risorse naturalistiche. Secondo la relazione stilata dal consiglio dei sindaci infatti, pare che lungo le coste, nell’arco di tempo che va dal 2002 al 2010, siano state presentate al ministero dello Sviluppo Economico più di 40 richieste di permessi di ricerca Idrocarburi in mare. Autorizzazioni che insistono su un’area superiore ai 20mila kmq coinvolgendo un territorio che va da Trapani a Siracusa. E pare che ad oggi ben 20 su 40 concessioni abbiano ricevuto il via libera da parte dei ministeri competenti. Le fasi dei piani di ricerca In concreto, i piani di ricerca prevedono una prima fase realizzata con indagini sismiche condotta con pistole ad aria, chiamate airgun, che creano onde sonore ad alta intensità. Nella seconda fase si procede poi alla vera e propria estrazione del petrolio.Siti Patrimonio dell’umanità dell’Unesco, città a forte vocazione turistica, templi, riserve e aree marine protette oltre a grandi porti pescherecci, come Sciacca e Mazara del Vallo, rischiano molto se si considera che la distanza dalla costa della maggior parte dei pemessi di ricerca arriva a pochi metri dalla terraferma. E il problema si fa ancora più complicato se si aggiunge che le piattaforme petrolifere saranno ben visibili dalla terraferma, in alcuni casi persino raggiungibili, con una conseguente compromissione non solo dei siti archeologici ma anche di resort di lusso e porti che sorgono affacciati al Mediterraneo. Tutte strutture che hanno ricevuto dalla Comunità Europea, dallo Stato e dalle Regioni capitali elevati per incentivare lo sviluppo turistico. I rischi che corrono le coste sicule A turbare i sonni dei comuni sono poi i capitali sociali delle società richiedenti, alcuni dei quali arrivano a stento ai 10mila euro, pochi per coprire i possibili sversamenti accidentali di idrocarburi che causerebbero inquinamento e depauperamento dei fondali.E le azzurre coste meridionali italiane corrono grossi rischi anche per la presenza di vulcani attivi in prossimità delle coste. Come la bocca del vulcano dell’isola Ferdinandea, che si trova tra Sciacca e Pantelleria, a circa sei metri di profondità. Gli studi propedeutici “imperfetti” delle società petrolifere Proprio quel tratto di mare attira nuovi interessi commerciali: quelli della piccola compagnia petrolifera San Leon srl, che si accinge a cercare il greggio su un’area di 482 chilometri, vicinissimo ai tempi di Selinunte, e che ha già ricevuto la concessione ai sondaggi da parte del ministero dello Sviluppo Economico. Quasi impossibile per ora riuscire a contattare direttamente i dirigenti della San Leon, dato che la mediazione di una segreteria per concordare un appuntamento, non è ancora andata a buon fine e non ci ha concesso di intervistare “la controparte”. Ma di certo la Sicilia non sta a guardare: il comune di Sciacca ha già presentato un esposto alla Procura contro la San Leon. La società infatti oltre a garantire un capitale sociale minimo –che dovrebbe aggirarsi attorno ai diecimila euro- ha presentato uno studio dell’impatto ambientale in cui Ancona è accostata a Sciacca. “Uno studio propedeutico”- specifica la società, che sembrerebbe essere un mero copia-incolla del piano destinato al comune anconetano e semplicemente “riciclato”per la Sicilia. Comuni siciliani, una mozione contro le società petrolifere E i comuni si sono riuniti e hanno firmato una mozione, approvata in Assemblea regionale all’unanimità e inviata al Presidente della Repubblica e alle massime autorità, per costituire un Organo di Coordinamento che “persegua lo scopo di impedire l’effettuazioni di ricerche petrolifere su tutto il Territorio ed il Mare di Sicilia”. Pur avendo sulla vicenda solo un parere non vincolante, le autorità siciliane sono determinate ad andare fino in fondo alla vicenda. Considerando che il voto unanime per la mozione anti-trivellazioni ha messo già incredibilmente d’accordo gli schieramenti siciliani di destra e sinistra, la corsa all’oro nero siciliano non sarà impresa facile per le società petrolifere. Giuditta Avellina

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Di Comitato NOTRIV (del 03/09/2010 @ 14:56:52, in Perchè siamo per il NO, linkato 8 volte)

il precedente

L'eruzione di greggio in un pozzo italiano

 Emergenza finita per il crollo dell o scavo

Nel 1994 un incidente nella zona di estrazione di Trecate, nel Novarese: per 2 giorni flusso senza controllo il precedente L'eruzione di greggio in un pozzo italiano Emergenza finita per il crollo dell o scavo

 MILANO - Che cosa c’entra la marea nera che sta devastando la Louisiana con quei pozzi petroliferi che si intravedono dall’autostrada Milano-Torino, a un passo da Trecate e Romentino, e a 40 chilometri dal capoluogo lombardo? A prima vista nulla. Eppure, sedici anni fa, proprio un pozzo di petrolio a quattrocento metri dall’autostrada fu protagonista di un’eruzione, ovvero di un "blow-out" come quello sulla piattaforma Bp al largo nel Golfo del Messico. L’ultimo in ordine cronologico mai avvenuto in un pozzo petrolifero non solo italiano, ma dell’intera Europa occidentale. I numeri, i danni, e la portata dell’accaduto non sono, ovviamente, paragonabili al disastro americano. Anche perché nel giro di pochi giorni la struttura geologica del pozzo italiano (il Trecate 24) collassò, chiudendo il «buco» e fermando la colonna di petrolio e condensati alta qualche decina di metri e che saliva in cielo grazie a una pressione dal sottosuolo di circa 500 atmosfere. Il solito «stellone» italico? Forse, ma non solo, se si dà retta ai tecnici dell’Agip di allora. Pozzo Agip a Trecate (Fotogramma) LA DINAMICA - Tutto iniziò la mattina del 28 febbraio del 1994, quando il capo perforatore e l’assistente di perforazione si accorsero che qualcosa non andava rispetto alla consueta routine. Si era verificato un inconveniente non insolito quando si scava un pozzo così profondo - si era a 4.800 metri nel sottosuolo - ovvero il distacco di una parte della batteria di aste che lo compongono. Oltre 200 tubi, avvitati l’uno all’altro e lunghi ognuno 27 metri. Bisognava ora estrarli uno ad uno. Arrivati alla 179ma lunghezza - si legge nella relazione sull’accaduto - il capo perforatore si accorse che il pozzo stava «scaricando» e iniziò a pompare fango in contropressione. I fanghi di perforazione - argille e additivi, in genere sostanze ad alta densità - servono proprio a controbilanciare le pressioni interne nel «buco» che si sta perforando. Bisogna forse solo immaginare la tensione e la difficoltà del momento, con pochi attimi per prendere le decisioni giuste, preoccupati di non subire danni, e soprattutto di garantire la sicurezza propria e degli altri uomini al lavoro. La pressione aveva spinto in alto di tre metri tutta la batteria di tubi. E dopo aver messo in azione senza successo due sistemi di prevenzione, ci fu poco altro da fare. L’asta di perforazione fu piegata a «esse», la pressione la squarciò e il gas e il petrolio eruppero con violenza, a 140 gradi di calore. Erano le 16 e 15 e l’impianto venne evacuato, grazie al cielo senza che nessuno si facesse neppure un graffio. Nel frattempo nei paesi vicini si sentiva un frastuono assordante, come di un aereo in decollo. Pioveva, e per le 36 ore successive solo il vento che tirava dalla parte opposta risparmiò l’autostrada mentre invece spingeva le goccioline di petrolio sulle risaie e nei pressi dei paesi di Trecate e Romentino. . VALVOLE DI SFOGO - Arrivarono subito gli esperti dell’Agip, furono messi sul chi va là i texani, quelli della società dello «spegnitore» di pozzi Paul Neal Adair, detto «Red». In breve tempo si prese la decisione di incendiare il Trecate 24, una mossa consolidata in casi del genere, proprio per evitare di cospargere di petrolio le aree circostanti (e il paese di Trecate). Ma non fu necessario, perché la struttura del pozzo «collassò» autonomamente e chiuse ogni via d’uscita. Solo fortuna? Forse andò così anche perché l’Agip aveva deciso in contemporanea di aprire a manetta la produzione degli altri pozzi del giacimento di Villafortuna, una decina di impianti che funzionarono da «valvola di sfogo». Rimasero i danni, più o meno 25 chilometri quadrati irrorati, anche se solo 13 ettari dei 2.500 totali richiesero un trattamento più intensivo. Nell’area furono dispersi 12.600 metri cubi di petrolio, un milione di metri cubi di gas e mille metri cubi di acqua «sporca». Il paesaggio «era desolante» come ammise la stessa Eni, anche se la perdita fu tutto sommato un’inezia rispetto agli ottanta milioni di litri preventivabili per la Louisiana. A Trecate si utilizzò una tecnica all’avanguardia, una bio-bonifica, la degradazione degli idrocarburi con la flora batterica naturalmente presente nel suolo. Nel Golfo del Messico sarà molto, ma molto più difficile. Stefano Agnoli Stefano Agnoli 12 maggio 2010

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SIAMO MOLTO CONTENTI POICHE' I SINDACO DEI COMUNI COSTIERI DELLA FASCIA SUD SI SONO SVEGLIATI E STANNO PROCLAMANDO LA LORO VOLONTA' DI FERMARE I PETROLIERI IN TUTTA LA SICILIA.

ANCHE L'ASSESSORE REG. AL TERRITORIO E AMBIENTE DI MAURO SI DICE FERMO NELLA VOLONTA' DI PROSEGUIRE NEL PERSEGUIMENTO DEL MODELLO DI SVILUPPO DELLA SICILIA CHE NON PUò PASSARE DALLE RICERCHE DI IDROCARBURI MA DAL TURISMO E DALLA CULTURA.

"CARO ASSESSORE DIMAURO CONCORDIAMO PIENAMENTE CON LEI MA LA INVITIAMO A PROMUOVERE UN DISEGNO DI LEGGE CHE FINALMENTE BLOCCHI LE RICERCHE GAS PETROLIìFERE IN SICI8LIA. LEI SA BENE CHE FIN QUANDO SARA' IN VIGORE LA LEGGE N.14 DEL 2000 CON I SUOI DISCIPLINARI DEL 2003 I PETROLIERI AVRANNO SEMPRE CARTA BIANCA E SCENDEREANNO IN SICILIA ASSETATI DEL SANGUE CHE SCORRE NELLE VISCERE DELLA NOSTRA TERRA CHE CON ENORMI SIRINGHE VOGLIONO SUCCHIARE IN BARBA A QUELLO CHE VOGLIONO LE POPOLAZIONI LOCALI.

CENTINAIA DI OPERATORI TURISTICI SONO PREOCCUPATI POICHE' II GOVERNANTI SICILIANI NON STANNO MOSTRANDO ALCUNA VOLONTA' CONCRETA DI CAMBIARE LE REGOLE DEL GIOCO IN SICILIA. QUALLA LEGGE CHE DI FATTO DA CARTA BIANCA AI PETROLIERI CONTINUA AD ESSERE LI' E CONTINUA A RAPPRESENTARE  UNA DI QUELLE COSE CHE SI VEDE CHE FU SCRITTA A QUATTRO MANI: DUE POLITICHE E DUE PETROLIFERE E DI CUI I SICILIANI SI DOVREBBERO VERGOGNARE E FAR ABROGARE SUBITO.

 IN PASSATO A NULLA SONO VALSI I TENTATIVI DI UOMINI POLITICI LUNGIMIRANTI DI CAMBIARLA. LA PROPOSTA DI LEGGE PRESENTATA DALL'ALLORA ASSESORE AL TURISMO GRANATA FU BOCCIATA CON I VOTI TRASVERSALI DEL CENTRO DESTRA CUFFARIANO E DEL CENTROSINISTRA DIESSINO. E NOI QUESTE COSE NON LE DIMENTICHEREMO...  ecco alcuni articoli tratti dalle rassegne stampa del 13 ago 2010

 

 

 

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Di Comitato NOTRIV (del 04/08/2010 @ 01:57:05, in Rassegna Stampa, linkato 33 volte)
IN SICILIA RICOMINCIA LA CORSA ALLE TRIVELLAZIONI GAS-PETROLIFERE
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COMUNICATO STAMPA 25-07-2010

 

Comitato Notriv Scicli

 

 

Domenica25 Luglio:

 

 Il comitato NoTriv di Scicli ha riscosso un notevole consenso tra i cittadini presenti, ,alla prima manifestazione pubblica di sensibilizzazione sull’annoso problema delle trivellazioni che incombe sul ragusano ed in particolare,sul territorio sciclitano.

 

Presente a Sampieri, località balneare del comune di Scicli (RG), il comitato ha svolto azione di informazione e sensibilizzazione dell’ opinione pubblica con volantinaggio in spiaggia e raccolta firme sul grave problema delle trivellazioni. Nonostante il sindaco di Ragusa, Nello Di Pasquale, abbia siglato con ben tre società petrolifere un’intesa in base alla quale le stesse si impegnano a riqualificare piazza libertà al centro di Ragusa e nonostante ben presto partiranno trivellazioni petrolifere da parte della BP, responsabile del disastro ambientale nel golfo del Messico  a poco più di 500 km da Lampedusa con il benestare del governo libico, il comitato No triv di Scicli si impegna ad opporsi con tutti i mezzi necessari a questo scempio. Presenti oltre agli organizzatori, tra cui Legambiente, sono stati gli esponenti di vari partiti politici, della destra e della sinistra sciclitana e non solo.

 

Infatti, presenti alla manifestazione erano l’ On. Fabio Granata (PDL), l’ on. Ammatuna (PD), il sindaco di Scicli  Giovanni Venticinque, il Sindaco di Noto Corrado Valvo, il segretario regionale di Rifondazione comunista Luca Cangemi,  la consigliera provinciale del PD Venerina Padua, nonché  ampie delegazioni della Federazione della Sinistra, del Pd, di Sel e di IdV.

 

Nonostante su alcuni giornali la notizia di questa manifestazione, in cui si sono raccolte ben 276 firme in poco meno di due ore, sia passata più che altro per la presenza dell’ on Fabio Granata, oggetto di recenti polemiche all’interno del PdL nazionale, il Comitato No Triv  ritene opportuno sottolineare che la causa comune e fondante del movimento trasversale di lotta alle trivellazioni selvagge, vada al di là dei colori politici e delle presenze più o meno illustri alle iniziative portate avanti,data la necissità di mettere in primo piano l’importanza dei contenuti di cui il Comitato NoTriv si fa promotore piuttosto che la passerella politica che vi si può generare intorno quale conseguenza.

 

Umiliante è stato l’atteggiamento di un cameramen che ci ha esplicitamente detto di non essere interessato a noi e alla nostra causa, ma bensì ad alcune dichiarazione dell’ on. Granata ed ancor di più la poco edificante immagine della manifestazione derivante da alcuni organi di informazione locali e sul web, che hanno finito per trasformare,un evento di lotta trasversale alla distruzione del nostro territorio,in un salotto mediatico per personaggi politici,oscurando di fatto la causa,il gran lavoro dei partecipanti, ma soprattutto l’enorme interesse e sensibilità dimostrati dai cittadini presenti sul tema,i quali spesso proprio perché disinformati reputavano le trivellazioni una potenziale fonte di crescita senza conoscerne veramente e profondamente i tragici rischi e problemi derivanti.

 

Chiediamo quindi a tutti gli organi di informazione, di fare appello alla propria etica professionale e riportare da oggi in avanti, i fatti come si svolgono e le motivazioni vere alla base della protesta che sono di certo  più rilevanti delle “presenze dei personaggi politici” che la accompagnano, più o meno disinteressatamente.

 

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Di Comitato NOTRIV (del 25/07/2010 @ 13:11:44, in Comunicati Stampa, linkato 79 volte)
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COMUNICATO STAMPA N.2
Aumentano le adesioni al Comitato No Triv di Scicli
Domenica manifestazione in spiaggia per sensibilizzare la cittadinanza
 
Continuano ad aumentare le adesioni al Comitato No Triv di Scicli. Nella riunione che si è tenuta ieri, martedì 20 luglio in via Celestre, dopo aver preso atto della totale e grave assenza dei partiti e dei movimenti del centro-destra (regolarmente invitati), si è proceduto alla organizzazione di una manifestazione per sensibilizzare la cittadinanza sui potenziali danni che le trivellazioni petrolifere arrecherebbero al nostro territorio, naturalmente vocato all’agricoltura e al turismo.
Tale manifestazione si terrà domenica 25 luglio, a partire dalle ore 10.00, presso il lungomare di Sampieri. Una manifestazione per dire no a questo enorme scempio ambientale che distruggerebbe l’immagine di una città perla del Barocco e bene dell’umanità inserita nella World Heritage List dell’Unesco.
Nella stessa riunione, si è registrata l’adesione al movimento dell’associazione culturale “Il R.i.c.c.i.o.” e di diversi liberi cittadini esponenti della società civile, che vanno ad aggiungersi alle altre sigle già aderenti (Legambiente, Cgil, Associazione Pass/o, Partito Democratico, Italia dei Valori, Federazione della Sinistra, Sinistra Ecologia e Libertà, Associazione Terra Scurdata).
Cogliamo l’occasione per ribadire che il Comitato No Triv di Scicli è un movimento non partitico e aperto al contributo di chiunque, a prescindere dalle appartenenze politiche e culturali, voglia condividere questa battaglia di civiltà, contro l’ennesimo attacco alla salute e alla salubrità ambientale e paesaggistica del nostro territorio.
Invitiamo i cittadini, le associazioni e gli esponenti della società civile a partecipare alla manifestazione di domenica, per dimostrare alle istituzioni preposte ed ai soliti furbi che il nostro territorio non è terra di conquista da sfruttare e deturpare.
 
 
                                                                                                             Le portavoci del Comitato No Triv di Scicli
                                                                                                                                          Emilia Arrabito
                                                                                                                                       Valentina Gulino
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Di Comitato NOTRIV (del 18/07/2010 @ 12:10:25, in Comunicati Stampa, linkato 92 volte)




La Prestigiacomo è sicuramente a 5 miglia dalla costa...
Neppure il più grave disastro ambientale della Storia, nel Golfo del Messico, scalfisce i nostri governanti. La Prestigiacomo che di mestiere fa la ministra dell'Ambiente (anche se non ci crede nessuno) ha posto il vincolo di trivellazione a 5 miglia dalle coste. Qualunque persona dotata di senso civico avrebbe fatto vietare OGNI trivellazione alla ricerca del petrolio nelle acque italiane. Non lei, non è il suo mestiere. Per sicurezza, nel caso una piattaforma dovesse esplodere, sono allo studio dei grandi cartelli boa raffiguranti la Prestigiacomo con la scritta: "Ogni macchia di petrolio deve arrestarsi a 5 km dalla costa". La marea galleggiante si fermerà e l'Italia sarà salva. La ministra però è fiduciosa sulle fuoriuscite di petrolio e la possibile scomparsa della vita nel Mediterraneo: "L'impegno del governo a difesa dei propri 'giacimenti naturali' è pieno. Lo sviluppo delle attività produttive è altresì sostenuto in un ambito di regole chiare che pongono in primo piano la tutela ambientale". ( Riflessione tratta dal Blog di Beppe Grillo)
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