Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni gas-petrolifere in Sicilia

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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Comitato NOTRIV (del 16/02/2010 @ 19:03:56, in Comunicati Stampa, linkato 63 volte)
La provincia di Ragusa terra di conquista dei petrolieri nel silenzio assoluto delle amministrazioni

MONTALBANO NUOTERA' NEL PETROLIO? Trivellazioni petrolifere: nuovo definitivo attacco al mare ibleo Montalbano che nuota in una chiazza di petrolio: sarà probabilmente questa la nuova immagine emblematica dello stato del mare della provincia di Ragusa. Dopo la colata di cemento e l'espansione serricola su quasi tutta la costa e la conseguente forte erosione di pressochè tutte le spiagge, sta per arrivare quella che sarà probabilmente l'ultima definitiva mazzata. Infatti la Provincia di Ragusa sembra diventata terra di conquista di tutti, in particolare dei petrolieri. Dopo le ricerche della Panther Oil, fortunatamente sventata, ecco che arrivano le richieste di trivellazione a mare davanti la costa iblea. Si tratta della società “Sviluppo Risorse Naturali srl” con sede a Roma, società controllata dalla Mediterranean Resources LLC con sede in Austin (Texas- USA). L’area della ricerca, che riguarda idrocarburi liquidi e cioè petrolio, interessa uno specchio di mare che va dal comune di Vittoria a quello di Scicli per un totale di 460 km quadrati partendo dalla costa e fino a 20 km al largo! La Sviluppo Risorse naturali srl è in possesso di una autorizzazione della Commissione per gli Idrocarburi e le Risorse Minerarie (CIRM) del Ministero dello Sviluppo Economico rilasciata nella seduta del 06/04/2009. Il mare del mito, quello di Kamarina e di Caucana, di Punta Secca e di Sampieri, rischia di trasformarsi in un'enorme zona industriale, con decine di piattaforme petrolifere davanti alla costa ed il conseguente via vai di petroliere, con buona pace di tutti i progetti di sviluppo turistico, compreso quello legato al tanto decantato porto di Marina di Ragusa. Che succederebbe al nostro ambiente ed alla nostra economia se ci fosse una perdita di petrolio in mare e il greggio raggiungesse la costa (come è accaduto ad esempio l'anno scorso sulla costa ionica calabrese)? Che fine farebbero i nostri pescatori, già in forte difficoltà per la diminuzione della risorsa ittica? Si tratta di una decisione presa dall’alto, scavalcando i comuni, la provincia e l’intera comunità, che mette a rischio un diverso modello di sviluppo che cerca di emergere in provincia, in cui il turismo di qualità svolge un ruolo centrale. I comuni interessati, pur a conoscenza della richiesta delle ricerche (lo sanno dai primi di dicembre 2009) non ci risulta siano intervenuti nel procedimento amministrativo, a meno di non aver presentato all’ultimo momento osservazioni alla richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale. Ci si chiede però: come mai i comuni non hanno messo in piedi la stessa protesta che hanno dedicato al parco degli Iblei, chiedendo che la decisione non fosse calata dall’alto ma discussa prima localmente? Perché gli enti preposti alla gestione economica in provincia e le associazioni di imprese non coinvolte con l’affare petrolio non sono state avvertite di quanto stava succedendo e, se sapevano, perchè non si sono mossi? Il nostro futuro o è legato ad uno sviluppo sostenibile, o non è.
Il petrolio non è il nostro futuro!

LEGAMBIENTE RAGUSA
CIRCOLO IL CARRUBO ONLUS
via Umberto Giordano 53 – Ragusa
www.legambienteragusa.com legambienterg@virgilio.it
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Di Comitato NOTRIV (del 03/02/2010 @ 22:07:00, in Rassegna Stampa, linkato 85 volte)
“La notizia dello “sversamento” di greggio dall’oleodotto Enimed Ragusa-Priolo, in contrada Furmica lungo valle del Tellaro in territorio di Noto, se accertata, confermerebbe la tesi sostenuta da anni, sul progetto delle trivellazioni Panther nel Val di Noto, secondo la quale le condutture sarebbero non solo dannose per l’insalubrità dell’aria, ma anche incompatibili con lo sviluppo di questo territorio che fonda il proprio benessere su prodotti agricoli di qualità e su un patrimonio di beni monumentali di inestimabile valore”. Lo ha detto l’on. Fabio Granata a commento su quanto si starebbe verificando nello stabilimento. “Il nostro è un modello di sviluppo in continua espansione che viene tutelato dalla comunità locali e che rifiuta ogni tentativo di calare dall’alto decisioni che muterebbero il dna dell’ area trasformandola in un’anonima periferia suburbana destinata all’abbandono, senza salvaguardare le risorse pubbliche del territorio rispetto ad interessi privati”. “Se la perdita di greggio sarà confermata, sarà chiaro a tutti come la nostra campagna , con i muretti a secco che delimitano i confini delle proprietà, rifiuti di fatto altri progetti scellerati di sfruttamento perché dannosi. Non si patisca in maniera inerme di fronte alle promesse di risarcimento di qualche migliaia di euro che sarebbero solo una ulteriore violenza contro la civiltà e contro la natura”.
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Di Comitato NOTRIV (del 03/02/2010 @ 18:34:16, in Rassegna Stampa, linkato 71 volte)
Petrolio nel basso adriatico Ecco chi non si è opposto.






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Di Comitato NOTRIV (del 30/01/2010 @ 08:55:56, in Comunicati Stampa, linkato 135 volte)
Danni ambientali considerevoli sono stati causati dalla fuoriuscita di petrolio allo stato grezzo dall’oleodotto Ragusa-Priolo Mostringiano. L' incidente ci dà una ulteriore conferma della bontà della battaglia, a suo tempo intrapresa, per evitare che avessero compimento le concessioni per le trivellazioni petrolifere in un territorio dalle forti vocazioni agricole e turistiche, patrimonio mondiale dell' Umanità. Abbiamo da sempre paventato, inoltre, il pericolo che tali interventi possono comportare per le falde acquifere e per gli eccellenti prodotti che il distretto offre (olio, mandorle, agrumi, cereali, legumi, frutta, ecc.).
 I nostri timori sono stati supportati da consulenze scientifiche autorevolissime. Nel recente passato la texana Panther Eureka s.r.l. aveva provato ad avviare un nuovo sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Questo scellerato tentativo, voluto dal governo regionale di allora, aveva visto una fortissima reazione delle associazioni, delle istituzioni locali e delle comunità. Dopo questo scempio, facciamo l' ennesimo appello alle Istituzioni Regionali affinché siano presi provvedimenti adeguati per evitare di imboccare una strada che comporti ulteriori danni irreversibili all' economia ed al paesaggio per poter far sì, invece, che decolli definitivamente un modello di sviluppo ecosostenibile consono alle peculiarità del territorio. Il Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni petrolifere in Val di Noto assieme a tutte le organizzazioni naturaliste, ambientaliste, culturali, agricole e turistiche vigilerà con grande attenzione ed è pronto a far in modo che si mobilitino tutti i soggetti interessati per impedire che ulteriori tentativi siano messi in campo. Pensiamo che siano maturi i tempi, invece, di realizzare il Parco degli Iblei poiche' permetterebbe grandi vantaggi e benefici per un futuro durevole e compatibile per la gente.
Noto, 23 gennaio 2010 COMITATO NO TRIV
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Di Gaetano Bufalino (del 21/01/2010 @ 15:35:39, in Comunicati Stampa, linkato 80 volte)
COMUNICATO STAMPA Del 19.01.2010
L’emergenza sembra passata ma i danni ambientali causati dalla fuoriuscita di petrolio allo stato grezzo dall’oleodotto Ragusa-Priolo Mostringiano che, a quanto pare, per uno smottamento del terreno, favorito dalle abbondanti piogge dei giorni scorsi, ha determinato l’incidente di lunedì 18 scorso con lo sversamento in un piccolo corso d’acqua affluente del fiume Tellaro, sono ancora da quantificare. L’evento, oltre ad allarmare gli imprenditori agricoli della zona interessata, ha preoccupato anche noi che del territorio ibleo abbiamo continua attenzione ed interesse. Questo incidente è, ancora una volta, una testimonianza lampante che la strada all’industrializzazione del nostro territorio, votata da qualcuno, ha dei grossi limiti in quanto, con le fragilità ambientali esistenti, questo rischia di subire sempre più danni irreversibili. Nel recente passato, la texana Panther Oil aveva provato ad avviare un nuovo sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Questo scellerato tentativo, appianato dal governo regionale di allora, che aveva visto alzare contro gli scudi da parte di tutti noi ambientalisti oltre che dalle popolazioni locali, oggi confermano ancor di più che le manifestazioni e i convegni di allora, per dare l’altolà ai petrolieri, erano sacrosanti. Dopo questo ennesimo scempio invochiamo la politica a dare le definitive e giuste direttive per l’affermazione di uno sviluppo sostenibile che questa provincia merita. Noi crediamo che oggi l’idea dell’istituzione del Parco degli Iblei diventi sempre più attuale e che ciò sia imprescindibile per il futuro di questo territorio legandolo alla salubrità quale “marchio di qualità” dello stesso. F.to la Segreteria Regionale
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http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/08/01/brianza-via-le-trivelle-dalla-valle-comuni.html MONZA - La Brianza non sarà il nuovo Texas. Addio carotaggi esplorativi, addio pozzi petroliferi. L' oro nero resta nella "pancia" del Parco del Curone, a Montevecchia, borgo arroccato sulle colline lecchesi che nasconderebbe un tesoro. Po Valley, la società australiana che aveva chiesto di perforare il sottosuolo, ha fatto un passo indietro, pur restando convinta che gli idrocarburi ci siano. Titolare di una concessione governativa in joint venture al 50 per cento con Edison, giovedì sera ha alzato bandiera bianca, rinunciando alla possibilità di cercare prove della presenza di petrolio in un' area di 30 chilometri quadrati, 14 i comuni coinvolti. La maggior parte tutelati dal Parco, nato nel 1983 per mettere al riparo da speculazioni un territorio di 2.350 ettari. Gli australiani erano pronti a scommettere 20 milioni di euro sulla zona, sicuri che sarebbe stata in grado di fornire 75 milioni di barili. Ieri mattina la conferma ufficiale dell' abbandono, subito ratificato dal Ministero per lo Sviluppo Economico che ha annullato l' iter avviato lo scorso aprile. "Abbandoniamo il campo, ma siamo convinti che a Montevecchia e dintorni siano custoditi importanti giacimenti di greggio", sottolinea Michael Masterman, amministratore delegato di Po Valley. Pratica archiviata, almeno per ora. Decisive le barricate alzate dalle comunità locali, pronte a difendere la loro terra a tutti i costi. Determinante il rischio che la protesta nata dal basso - e che in meno di tre settimane ha raccolto 30 mila firme contro le esplorazioni- potesse bloccare all' ultimo minuto la valutazione di impatto ambientale necessaria per scavare. A guidare il fronte dei contrari Alberto Saccardi, docente di statistica della Bocconi e i sindaci della zona, che hanno costituito il comitato "No al pozzo", ottenendo il supporto di studiosi di mezzo mondo, dalle università di Istanbul fino a quella di Philadelphia. Tra loro anche Esseghair Skawder, professore di economia della New York University, che ha esultato alla notizia dello scampato pericolo. Per gli esperti schierati in difesa del territorio, il problema non era solo quello dell' impatto ambientale. Sul piatto della bilancia pesavano soprattutto considerazioni di carattere economicosociale. "Questo lembo di Brianza ha fatto della qualità della vita la propria cifra distintiva - spiega Skawder - . Il benessere locale si basa su prodotti "Igp" e capacità di attirare turisti. Un modello in continua espansione. I pozzi petroliferi avrebbero mutato il dna dell' area trasformandola in un' anonima periferia suburbana, destinata all' abbandono dopo vent' anni di sfruttamento". Dissente Masterman: "Il problema dell' approvvigionamento energetico a basso impatto, perché così sarebbe stato, è un nodo cruciale per il futuro dell' Italia. In Brianza si è persa un' occasione". Il piano di Po Valley prevedeva l' apertura di due pozzi esplorativi entro i prossimi 14 mesi e nel 2011 la coltivazione vera e propria, così si dice in gergo riferendosi all' estrazione dell' oro nero. Contro le trivelle, le istituzioni locali. "Abbiamo conservato intatto il territorio per le generazioni future", festeggia Daniele Nava, presidente della Provincia di Lecco. Alza il calice anche Marco Panzeri, sindaco di Rovagnate, uno dei comuni epicentro delle ricerche: "Siamo contenti ma non abbassiamo la guardia". - GABRIELE CEREDA
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Di Comitato NOTRIV (del 15/03/2009 @ 18:57:54, in Rassegna Stampa, linkato 1348 volte)
di Antonio Cianciullo - La Repubblica 14/03/2009

Jeremy Rifkin, il consigliere energetico dell’Unione europea, è andato in Sicilia a dire - assieme al presidente della Regione Raffaele Lombardo - che non saranno nè il nucleare nè un piano caso tutto fondato sull’aumento delle cubature a far decollare l’economia ma il nuovo progetto energetico concordato con la Regione: nell’arco di dieci anni la Sicilia può arrivare a produrre la metà dell’elettricità da fonti rinnovabili, usando un modello diffuso, decentrato, democratico, un modello capace di diventare un volano economico importante. Buona parte delle case si trasformerebbero - utilizzando solare, minieolico e geotermia - in produttori di elettricità seguendo l’esempio di due regioni spagnole, la Navarra e l’Aragona, che in dieci anni sono arrivate al 70 per cento di elettricità da fonti pulite. Per la prima volta le politiche energetiche di una Regione amministrata dal centrodestra entrano – almeno nei piani – in conflitto con le scelte del governo basate sul nucleare e su una vecchia idea delle opere pubbliche. Già in Sardegna Berlusconi aveva fatto una campagna elettorale all’insegna del “tranquilli, qui niente centrali nucleari”. Ora si sgancia anche la Sicilia. Quali saranno le regioni tanto fedeli da chiedere un impianto nucleare?
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Di Comitato NOTRIV (del 08/12/2008 @ 19:03:10, in Rassegna Stampa, linkato 1058 volte)
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Di Comitato NOTRIV (del 25/11/2008 @ 16:43:49, in Comunicati Stampa, linkato 1332 volte)
 
 Il Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni gas/petrolifere  in Sicilia  esprime grande soddisfazione per la sentenza del TAR  di Catania che  dà piena ragione al Comune di Vittoria per quanto riguarda la questione delle perforazioni per idrocarburi  di  Sciannacaporale dove insistono le  sorgenti d' acqua che servono appunto  la città di Vittoria.
Si tratta di una SENTENZA DI MERITO che di fatto annulla le autorizzazioni  che la Regione Sicilia, a suo tempo,  concesse alla società.  La concessione riguarda  747 km. quadrati nei territori di molti comuni tra cui Avola, Noto, Rosolini, Modica, Vittoria, Ragusa, ecc.
Nella sentenza l' ARPA e la Panther debbono  pagare tutte le spese di lite della Consulenza Tecnica d' Ufficio (C.T.U.) e  viene riconosciuto il rischio per le risorse idriche.
 Viene decretato  anche che la V.I.A. ( Valutazione d' Impatto Ambientale ) deve essere propedeutica a qualsiasi iniziativa e  si deve acquisire il parere vincolante del Comune dove insiste l'intervento (nel caso in specie Vittoria), dell' ASL e del Genio Civile, pertanto deve essere rifatto  da parte della società tutto l' iter precedente. 
 
Riteniamo questa   SENTENZA,  STORICA (è un precedente importante): per la prima volta  si riconosce che il FUTURO ed  il modello di sviluppo  debbono  essere decisi dalle comunità e non imposti dall' alto e pertanto sono salvaguardate  le risorse pubbliche del territorio rispetto ad interessi privati.
In sostanza:  
 - i beni comuni  come l' acqua, il paesaggio, l' ambiente debbono essere tutelati;
 - non si può insistere  ancora nelle risorse energetiche derivate da combustibili fossili, ma bisogna puntare alle energie rinnovabili, sicure, pulite ed  al risparmio energetico;
 - vi è bisogno di un' economia durevole, sostenibile, in armonia con la natura.
 
Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni gas/petrolifere  in Sicilia
 ( sinteticamente COMITATO NO TRIV).
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Oggetto: Parere di compatibilità ambientale ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. 12 aprile 1996 sulla relazione di Valutazione di Impatto Ambientale relativa alla trivellazione del pozzo per ricerche idrocarburi denominato Eureka Est1 sito in Noto, Cda Zisola-Locopriano. Ditta proponente: Società Panther Eureka s.r.l., via Grazia Deledda n. 50 Ragusa.

COMUNE DI NOTO

Provincia di Siracusa

 

- SETTORE IV -

ASSETTO E TUTELA DEL TERRITORIO

Servizio II

Controllo del territorio e gestione strumenti urbanistici

 

 

PROT.  N.  12983    del  31-03-2008                     UTC/Sett.IV prot. n. 1987 del 01-04-2008                     

 

 

ALL’ASSESSORATO REGIONALE

AL TERRITORIO E ALL’AMBIENTE

SERVIZIO 2° V.A.S.-V.I.A.

Via Ugo La Malfa, 169

 PALERMO

E, p.c. AL PRESIDENTE DELLA REGIONE  SICILIA

ALL’ASSESSORE REGIONALE ALL’INDUSTRIA

ALL’ASSESSORE REGIONALE AL TERRITORIO E AMBIENTE

AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA REGIONALE

DI SIRACUSA

 

 

Oggetto: Parere di compatibilità ambientale ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. 12 aprile 1996 sulla relazione di Valutazione di Impatto Ambientale relativa alla trivellazione del pozzo per ricerche idrocarburi denominato Eureka Est1 sito in Noto, Cda Zisola-Locopriano.

Ditta proponente: Società Panther Eureka s.r.l., via Grazia Deledda n. 50 Ragusa.

 

RELAZIONE

 

La società Società Panther Eureka s.r.l. ha presentato istanza prot. n. 19838 del 13-06-07, per l’acquisizione del parere sulla valutazione di impatto ambientale ai sensi dell’art. 5 del DPR 12 aprile 1996 e successive modifiche ed integrazioni, come recepito dall’art. 91 della legge regionale 3 maggio 2001, n. 6, per la trivellazione del pozzo per ricerche di idrocarburi denominato Eureka Est1, in territorio di Noto c.da Zisola-Logopriano sul terreno in catasto al foglio 309 p.lla n. 16.

La documentazione trasmessa consiste in:

-    Studio di impatto ambientale

-         Sintesi non tecnica;

-         Note relative alla realizzazione del Pozzo Esplorativo Eureka Est, redatte dal Centro Studi di Ingegneria Sanitaria Ambientale ONLUS c/o Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, Università di Catania;

-         All. 1 Cartografia generale;

-         All. 2 Mappa strutturale regionale della formazione Gela;

-         All. 3 Sicilia orientale: Profilo geologico Nebrodi – Iblei;

-         All. 4 Log Composito del pozzo Noto 3;

-         All. 5 Mappa Agip Top formazione Gela, struttura Noto 3-Eureka Est;

-         All. 6 Mappa strutturale della formazione Noto;

-         All. 7 Sezione strutturale Scicli – Ragusa – Monte Lauro;

-         All. 8 Relazione Geologica dell’area;

-         All. 9 Planimetria del cantiere di lavoro ed approntamento della postazione;

-         All. 10 Pareri di competenza;

-         All. 11 Decreto Permesso di Ricerca “Fiume TellaroD.A. n. 32 del 30-07-2004;

-         All. 12 Contratto di affitto del terreno;

-         All. 13 Relazione catastale;

-         All. 14 Protocollo d’intesa con il Comune di Ragusa.

 

 

1) OGGETTO DELLA RICERCA

 

Lo studio di impatto ambientale è riferito alla ricerca del gas metano, come ripetutamente dichiarato negli atti tecnici “L’obiettivo della Panther in Sicilia, più volte espresso sia con le Autorità Siciliane che con la Stampa e le TV locali, è soltanto la ricerca e la produzione di gas naturale” [par 2.1.1 Studio di impatto ambietale],La Panther ricerca esclusivamente gas….” [par. 4.5.3 Sintesi non tecnica] ed addirittura propone considerazioni negative circa l’uso del petrolio “Tuttavia è palese constatare l’elevato costo ambientale che il petrolio richiede per la sua produzione e raffinazione”  ed un esplicito richiamo al valore dell’ambiente inteso come risorsa [par. 3.3 Sintesi non tecnica par. 3.20], appare del tutto evidente che l’attività di ricerca è finalizzata esclusivamente allo sfruttamento del gas naturale; diversamente, l’intero studio di impatto ambientale perderebbe di valore, proprio perché non prende in considerazione qualsiasi altra attività di sfruttamento.

Tuttavia, laddove si pretenda che gli atti della VIA vengano recepiti come atti certi ed ufficiali, tale proposito deve essere  coerentemente tradotto con un atto formale ed inoppugnabile: in altre parole, se la Panther intende limitare lo scopo delle sue attività alla ricerca ed allo sfruttamento del gas naturale, non può solo dichiararlo nella documentazione di progetto e di VIA, ma deve sottoscrivere un atto ufficiale di rinuncia presso il competente Assessorato Regionale affinché possa dare corso alla conseguente modifica del decreto di concessione.

Una analoga procedura è già stata adottata dalla stessa Panther relativamente al rilascio dell’area di permesso attorno a Noto e Noto Antica, ben sapendo, evidentemente, che è questo l’unico modo per poter ufficializzare l’impegno all’auto-limitazione.

Se dunque l’intento di tali esclusioni di aree è credibile, proprio perché supportato dalla proposizione di atti a ciò idonei, non altrettanto si può affermare relativamente alla limitazione della ricerca e dello sfruttamento del solo gas metano, proprio perché non esiste alcuna proposizione di atti consequenziali in tal senso.

Ciò non di meno, le dichiarazioni di tale intento proliferano negli atti tecnici.

La questione non è formale, ma sostanziale, come si evince dagli stessi atti della Panther: “Le tecniche operative e la gestione ambientale rivolta alla ricerca di GAS-METANO è notoriamente diversa dalla ricerca di Petrolio. Gli eventuali giacimenti di petrolio esistenti nel sottosuolo hanno una condizione fisica catramosa e densa che rende l’idrocarburo non producibile e, sicuramente non economico[……]

L’obiettivo minerario è il GAS [……..] il quale, com’è noto, è non inquinante e richiede attrezzature di depurazione e di produzione che hanno un basso costo ambientale” [Par. 1 Studio Impatto Ambientale].

La stessa Panther ammette dunque che, un conto è la ricerca e lo sfruttamento del gas metano, ed altro conto è la ricerca e lo sfruttamento del petrolio; dagli atti risulta però che la Panther nella sostanza non  rinuncia ai diritti di ricerca e di sfruttamento del petrolio, ma omette la valutazione degli effetti di tale attività, sulla base di semplici dichiarazioni di interesse esclusivo nei confronti del gas naturale.

Pertanto, se la Panther, avendo la facoltà di ricercare anche il petrolio, non vi rinuncia in modo ufficiale, rimane obbligata a presentare tutta la documentazione in forma completa e non limitata agli effetti della ricerca e sfruttamento del gas.

 

2) VALUTAZIONI SULLA COMPATIBILITA’ DELLA TIPOLOGIA D’INTERVENTO RICHIESTA IN RELAZIONE ALLA CONCESSIONE MINERARIA (ATTIVITA’ ESTRATTIVA)

 

L’intervento di ricerca proposto non è sufficientemente relazionato alla fase di eventuale estrazione e sfruttamento del gas: la trivellazione del pozzo esplorativo - che potrebbe essere la fase meno impattante - non è certamente fine a sé stessa, a meno di un esito negativo, ma deve essere inquadrata e valutata nell’ambito dell’attività estrattiva nella sua interezza e dell’impatto che questa produrrebbe nel sistema ambientale e socio-economico.

Su tale circostanza la relazione appare del tutto carente: l’unico riferimento è descritto a pag. 32 della V.I.A. dove viene prospettata la perforazione di nuovi pozzi (dove? quanti?) nell’area di ricerca profondi circa 1.200-2.800 metri  o l’ipotesi “di effettuare operazioni di rientro e nuove prove di strato in vecchi pozzi abbandonati più di 15 anni fa da altri operatori. Ci sono otto vecchi pozzi nell’area del Permesso di Ricerca nei quali si potrebbero portare a termine operazioni di rientro. Questi pozzi si potrebbero riperforare, stimolare ed in essi si potrebbero effettuare nuove prove per dimostrare che quantità commerciali di gas si potrebbero produrre. L’operazione di rientro oltretutto riduce al minimo il costo ambientale dal momento che si riutilizzerebbero in linea di massima strutture già esistenti. Un metodo per ridurre i costi di perforazione e l’impatto ambientale è quello di perforare più pozzi deviati dalla stessa postazione”.

A tal proposito si osserva che la perforazione di pozzi deviati, riduce certamente l’impatto nel sottosuolo, ma consente l’estrazione di gas solo nel raggio di alcuni chilometri quadrati, per cui nell’ipotesi di estrazione di gas da un ampio bacino, sarebbe comunque necessaria la trivellazione di un rilevante numero di pozzi.

Il campo di estrazione Jonah nel W. Wyoming, dove è stimato un giacimento di 3-5 trilioni di piedi cubici (pari a 27-45 migliaia di bilioni di metri cubi), i pozzi scavati sono diverse centinaia con previsione di oltre mille (!).

Riguardo alle tecniche di stimolazione (V.I.A. pag. 32) dei vecchi pozzi, viene descritto come attraverso pompaggi di acqua ad altissima pressione si “riesce a fratturare la roccia a distanza di molte centinaia di metri dal pozzo”; tali fratture verrebbero mantenute aperte con iniezioni a pressione di sabbia e schiuma di anidride carbonica, ma non vengono fornite ulteriori informazioni su tale procedura, sul consumo di acqua, sugli impatti nel sottosuolo e su tutti i rischi connessi; viene solo riferito un non meglio precisato rischio “di creare connessioni con zone ad acqua adiacenti alle zone produttive”.

Al par. 4.5.1 della Sintesi non Tecnica, viene specificato che, come da programma, nel territorio attorno a Noto verranno perforati almeno quattro nuovi pozzi, ma non è dato conoscerne l’ubicazione.

Tutto questo significa sostanzialmente che esiste una grave carenza di informazioni sulle attività che potrebbero essere intraprese nel caso di esito positivo della ricerca, né quali tipi di impatti si potranno verificare.

Nella mappa Struttura Top Noto All. 6 della V.IA., è riportata la localizzazione dei pozzi esistenti nella Sicilia Sud-Orientale e si evince come nei campi di estrazione i pozzi siano particolarmente fitti con distanze spesso inferiori ad 1 km l’uno dall’altro. Ciò fa capire quale sia il possibile scenario di intervento.

Non è credibile che la Panther non sappia a priori quali sono le procedure per lo sfruttamento di un bacino gazifero o petrolifero: sa di certo che il bacino esiste e lo riporta nella suddetta mappa, può non sapere solo quanto sia esteso, ma sa certamente che il pozzo esplorativo non sarà l’unico ad essere trivellato ed a quale presumibile distanza dovranno sorgere i prossimi in relazione al massimo raggio di azione che ciascuno di essi può avere, ossia pochi chilometri.

Però tutto questo non viene né detto né fatto oggetto di valutazione di impatto ambientale.

E’ noto che ogni singolo pozzo presenta un rischio di inquinamento della falda e perfino della sua perdita nel sottosuolo: letteratura scientifica riferisce che nel NW del Kazakistan le acque sotterranee nella zona degli sfruttamenti di petrolio e di gas mostrano valori di boro da 4 a 10 volte oltre il valore ammissibile, di cromo da 3 a 5 volte, di fenoli ed idrocarburi da 1,5 a 2,5 volte.

Negli atti della V.IA. non si tiene conto della sismicità del territorio del Val di Noto, che rappresenta un rischio supplementare per la sicurezza dei pozzi, in quanto un eventuale terremoto di forte intensità potrebbe sgretolare il rivestimento di cemento dietro le camice di acciaio, rendendone vana la funzione sigillante rispetto agli strati attraversati dalla perforazione.

Esiste un rimedio a tutto ciò?

Nel par. 4.5.1 della Sintesi non Tecnica, Operazioni future di Produzione a pag. 4.32, esistono pochissimi cenni sulle attività estrattive.

I pozzi che producono gas avranno attrezzature di poco ingombro a testa pozzo con un trascurabile impatto ambientale. Soltanto una testa di pozzo sarà visibile”. La foto a centro pagina dovrebbe rappresentare tale situazione.

Non è però dato di sapere esattamente con quali mezzi ed attività si dovrebbe far produrre gas agli eventuali pozzi che non avessero questa virtuosa capacità di produrre gas spontaneamente.

“I prodotti andranno a mezzo di condotte (metanodotti interrati) a piccoli centri di raccolta. Da questi punti, il gas sarà convogliato direttamente nel gasdotto esistente della rete nazionale della Snam, i cui metanodotti attraversano l’area del permesso sia ad Est che da Ovest”. Nessun chiarimento su cosa siano questi centri di raccolta e quale ne fosse la funzione.

Fonti scientifiche asseriscono che non è possibile immettere il gas prodotto da un pozzo direttamente in un gasdotto e che è necessario un trattamento preliminare per l’eliminazione di piccole quantità di acqua e di altri condensati idrocarburici che, viceversa, potrebbero provocare la formazione di idrati e slugs (tappi liquidi) e la corrosione delle pipeline.

Su tale problematica del trattamento del gas, delle sue modalità di svolgimento e dei rifiuti che produce, non esiste alcun cenno descrittivo, e men che meno sulla valutazione dei rischi ad essa connessi.

3) VALUTAZIONI  SULLE COMPATIBILITA’ AMBIENTALI

 

La tabella 9.2 a pag. 58 del Quadro di riferimento ambientale attribuisce indici di qualità ambientale che sottostimano la qualità ambientale della zona.

In particolare:

a) l’indice 2 (su scala da 1 a 5) attribuito al fattore Vegetazione agraria, non tiene conto del fatto che le prevalenti “colture agrarie estensive” sono oliveti della zona D.O.P Olio degli Iblei e mandorleti varietà Avola, tipica della Sicilia sud-orientale; oltretutto sono le due colture che storicamente hanno caratterizzano il paesaggio agrario di questo territorio; e sia anche utile contemplare la presenza di agrumeti e colture specializzate. Per quanto precede, l’indice 2 è assolutamente errato, e sarebbe una sottostima anche il 3: l’indice corretto è certamente 4;

b) l’indice 3 attribuito al fattore Attività antropiche, non tiene conto di due aspetti: la vicinanza dell’area al centro urbano e la residenza permanente e stagionale, per cui l’indice più corretto è 4;

c) l’indice 3 attribuito al fattore Viabilità non tiene nel giusto conto la presenza della SS 115, che dista 1 chilometro dal sito e dell’autostrada, il cui casello di uscita ne dista appena 6. Anche in questo caso l’indice corretto non può essere inferiore a 4.

Ma si potrebbe contestare anche la metodologia usata per la valutazione del fattore Qualità dell’aria, fatta senza alcuna analisi e senza il raffronto con tabelle di riferimento.

Ma anche solo le tre correzioni sopra esposte, il valore ambientale di cui alla tabella 9.3 a pagina 59, passerebbe  da 2,92 a 3,27.

Questa tabella è quella che determina i valori ex ante degli 11 fattori ambientali presi in considerazione, in base all’indice di valore di ciascuno di essi ed al relativo peso: dalla corretta determinazione del valore ambientale dipende la corretta valutazione degli impatti, che diventano tanto più importanti quanto maggiore è il valore ambientale.

Questo significa che almeno in almeno tre casi si è verificata una sottostima degli impatti.

Tale errore si ripercuote quindi nella successiva tabella 9.5 a pag. 62, nella quale  applicando ad ogni fattore ambientale il relativo coefficiente di riduzione, viene determinato il valore ambientale ex post pari a 2,37, quasi il 20% in meno del valore ex ante.

Tale procedura di valutazione viene contestata perché tende a diminuire sia il valore ambientale ex ante, sia l’entità degli impatti, per cui la perdita del valore ambientale avrà una incidenza percentuale sicuramente superiore.

E’ bene precisare che tutto è riferito alla sola perforazione di un pozzo esplorativo per la ricerca di gas metano, che è di per se, come visto,  un quadro operativo del tutto riduttivo.

Infatti, se si dovesse considerare anche l’eventuale attività estrattiva e quindi l’eventuale escavazione di altri pozzi o addirittura il ritrovamento e l’estrazione del greggio (tutte cose allo stato perfettamente possibili e plausibili), le conseguenze per l’ambiente sarebbero disastrose: decine o centinaia di pozzi; rischio di abbassamento, perdita ed inquinamento della falda idrica; centri di trattamento degli idrocarburi; rischi di incidenti ambientali che potrebbero interessare anche l’area della Riserva di Vendicari; transito di mezzi pesanti; inquinamento atmosferico, acustico e luminoso; degradazione del paesaggio dovuto all’industrializzazione di un’area agricola e pastorale; cambiamento delle abitudini alimentari, del successo dell’accoppiamento e della migrazione degli animali selvatici.

Non è uno scenario di fantasia, ma è esattamente ciò che avviene in tutti i campi di estrazione, con la differenza che il Val di Noto non è il deserto arabico, ma è caratterizzato da un territorio particolarmente ricco di valenze ambientali e paesaggistiche: in 550.000 ettari, 6 siti di interesse comunitario per una superficie complessiva di 15.000 ettari, di cui tre interessano altrettante riserve naturali; boschi gestiti e non gestiti; bacini fluviali del Cassibile, Asinaro  e Tellaro con vincolo di tutela paesaggistica per una estensione complessiva di circa 250.000 ettari, oltre ad un ricchissimo sistema idrologico di fiumi e torrenti minori e di cave, anch’essi tutelati da vincolo paesaggistico; una fascia costiera di oltre 20 Km di cui circa la metà nella riserva di Vendicari; parecchie decine di ville e masserie di valenza storica ed artistica; zone di pregio agricolo, vigneti, mandorleti ed oliveti con marchi di provenienza e di qualità (vitigno Nero Avola, Mandorla Avola, Olio degli Iblei), agrumeti, carrubeti, affermate produzioni ortofrutticole (pomodoro Ciliegino, melone Pachito – marchio registrato).

Questa è la rappresentazione in numeri ed in qualità del territorio e da questa sintetica rappresentazione risulta evidente che si tratta di un territorio prezioso, che non ha bisogno né di gas né di petrolio, ma che anzi dal gas e dal petrolio può essere gravemente danneggiato.

Se la perforazione di un solo pozzo esplorativo incide sul fattore ambientale con un fattore di detrazione del 20%, è dunque facile immaginare che il valore ambientale residuo tenderà a diminuire drasticamente o praticamente annullarsi.

 

4) VALUTAZIONI SULLE COMPATIBILITA’ SOCIALI ED ECONOMICHE

 

Il Comune di Noto, con rispettive deliberazioni di Giunta Municipale n. 12 e n. 13 del 23/01/2004 e n. 163 del 26/09/2007 ha aderito al Coordinamento delle Agende 21 Locali Italiane ed al Coordinamento delle Agende 21 Locali Sicilia, assumendo l’impegno di perseguire i principi contenuti nella Carta di Aalborg e delle Città Europee per lo sviluppo sostenibile e durevole elaborata durante la 1^ Conferenza Europea svoltasi ad Aalborg nel 1994, in applicazione ai principi della sostenibilità sociale, economica e ambientale e per uno “sviluppo sostenibile”, ossia “lo sviluppo che soddisfa i bisogni dei nostri giorni senza compromettere quelli delle generazioni future”. Agenda 21 è il documento di intenti adottato nel corso della Conferenza Mondiale ONU di Rio de Janeiro del 1992 con cui 178 Nazioni, tra cui l’Italia, s’impegnano ad adottare Politiche compatibili con i principi dello Sviluppo Sostenibile sulle cose da fare e gli impegni, in campo ambientale, economico e sociale che una comunità locale, in accordo con l’Ente Locale, deve sviluppare con Piani di Azione a lungo termine.

In tale ottica, il Comune di Noto ha già intrapreso sin dal 2006 la realizzazione di numerose manifestazioni pubbliche di sensibilizzazione della popolazione e delle scuole, basate sul “processo partecipativo delle realtà sociali del territorio in un’ottica di condivisione di problematiche rivolta a programmare azioni per realizzare la sostenibilità sociale, economica e ambientale del territorio stesso, in applicazione del Capitolo 28 del documento di Agenda 21 che invita le Autorità locali a promuovere lo sviluppo sostenibile e durevole attraverso l’attuazione di un Piano di Azioni locali.

Tra le conferenze organizzate da Agenda 21 Locale e il Forum Cittadino, vi è stata quella tenutasi a Noto il 2 marzo 2007 sul tema: “Pianificazione strategica e Turismo sostenibile, Rete Ecologica e Sviluppo Rurale”, con la relazione della Prof.ssa Arch. Ignazia Pinzello, Docente Ordinario del Dipartimento Città e Territorio presso la Facoltà di Architettura e Urbanistica dell’Università degli Studi di Palermo, nella quale si è ribadito il concetto della “integrità ambientale e paesaggistica” come requisito fondamentale per conservare “integro” il nostro “patrimonio naturalistico ed ambientale” per poterlo consegnare alle future generazioni, rispettando così i principi contenuti in Agenda 21 e nella Carta di Aaalborg. Esso rappresenta un “patrimonio di valori, di cultura, di tradizioni, di civiltà e di paesaggio” da tutelare e valorizzare per creare “sviluppo economico e benessere sociale”, per migliorare la qualità della vita della popolazione locale.

Inoltre, la elaborazione della  “Rete Ecologica Comunale” e il “Documento programmatico del Piano di Azioni di Agenda 21 Locale” nell’ambito degli atti tecnici già delineati nello “Schema di Massima” per la Revisione del Piano Regolatore Generale di Noto adottato con deliberazione del Consiglio Comunale nella seduta del 24/10/2007 confermano ulteriormente gli impegni verso la sostenibilità economica e sociale che costituiscono le “linee di indirizzo della pianificazione” per la redazione del nuovo piano urbanistico comunale.     

Gli obiettivi che l’Amministrazione di Noto persegue e sta attuando, attraverso la partecipazione a Programmi Interregionali Comunitari (P.I.C. – INTERREG III, come il “Progetto E.VI.MED. per lo sviluppo turistico sostenibile nelle aree protette” e il “Progetto Manag.Med. per la realizzazione di modelli di gestione delle aree a rischio ambientale”) e Progetti Regionali sul “Turismo Verde” promossi dall’Ass.to Reg.le al Turismo, sono rivolti allo “sviluppo sostenibile”, individuando nella R.E.S. (Rete Ecologica) lo strumento adeguato di pianificazione territoriale e controllo degli interventi integrati (pubblici e privati) da attuare con i Programmi P.I.T.-R.E.S. del P.O.R. Sicilia che interessano le “aree protette e quelle ad alta naturalità rappresentati dai Siti NATURA 2000”, presenti nel territorio di Noto per una superficie complessiva di oltre 15.000 ettari.

Altri atti ed iniziative da parte di comuni limitrofi, dell’UNESCO, di associazioni agricole, sindacali, sociali ed ambientali esprimono forte dissenso contro le attività di ricerca e sfruttamento degli idrocarburi, perché contrastano con il modello di sviluppo economico e sociale di questo territorio, che deve puntare su turismo, agricoltura di qualità e valorizzazione delle risorse storiche e naturali.

L’area interessata è una zona antropizzata, ove sono presenti attività agricole, commerciali e perfino residenziali; è posta a pochissimi chilometri dal centro urbano di Noto e si colloca nella  direzione dell’unica possibile proiezione  del contesto urbano, stante che tutto il resto del territorio, a nord, est ed ovest di Noto, presenta una geomorfologia assolutamente non idonea. Il comune di Noto è urbanisticamente già proiettato in direzione sud, oltre il fiume Asinaro, con strutture di servizio pubbliche (zona artigianale, mercato, centro polisportivo, cimitero) e private (officine, bar ed attività di vendita); anche la collocazione del casello autostradale e della viabilità che da esso si dirama, si inserisce in un contesto complessivo di valorizzazione di tali aree.

A fronte di tutto questo, la tabella riportata a 9.5 a pag. 62 del quadro di riferimento ambientale indica un impatto sul fattore Attività antropiche pari ad 1; essendo tale numero un coefficiente di riduzione, vuol dire che l’impatto è nullo, il che appare un fatto piuttosto singolare: ciò potrebbe essere vero solo in pieno deserto o in una steppa desolata priva di qualsiasi attività umana, mai in un contesto del genere.

Se questo tipo di attività mineraria può turbare la coscienza civica, ostacolare un certo modello di sviluppo, inficiare un certo tipo di agricoltura di qualità e minacciare la realizzazione di determinati processi in atto di antropizzazione e di uso del territorio, la V.I.A. deve dare risposte a tutti questi interrogativi.

Paradossalmente questo non avviene: non una sola parola in relazione alle problematiche riferite all’impatto sulle attività antropiche, basta solo un numero, guarda caso 1 = impatto nullo.

Tali impatti devono quindi essere correttamente analizzati e valutati alla luce del presupposto che la Panther non può scaricarne i relativi effetti negativi sulla comunità locale, ma ne deve rispondere in prima persona: tutte le valutazioni di convenienza economica sulla redditività dell’attività estrattiva, devono fare i conti soprattutto con questi costi, altro che quelli dei relativi cantieri!

Ogni azione dell’uomo produce effetti diversi a seconda del contesto in cui si svolge: è possibile viaggiare in automobile a 130 km all’ora in autostrada senza conseguenze, ma dentro una città le conseguenze sono certe e sicuramente gravi. Un’attività estrattiva di questo tipo può essere perfettamente compatibile nel deserto Saudita, ma in questo contesto produce dei danni che – posto che si possano quantificare in puri termini economici – possono ampiamente superare il valore economico dell’attività stessa.

Molto semplicisticamente, la Panther non tiene assolutamente conto di questi costi - con evidente pretesa di scaricarli sulla comunità locale - e così i conti tornano a posto.

Ciò è scorretto ed inaccettabile: la V.I.A. non può prescindere da queste fondamentali valutazioni e la Panther non può sottrarsi dalle responsabilità derivanti da uno studio rigoroso e non omissivo.

Per la cronaca, sarebbe anche interessante capire come potrebbe far fronte a simili responsabilità una s.r.l. con un capitale depositato di meno di 130.000 euro.

 

 

5) VALUTAZIONI INERENTE ALLA MANCANZA DI CONTROLLO

 

La valutazione di impatto ambientale è uno studio di parte che tende a dimostrare la scarsa o nulla incidenza delle attività sul contesto ambientale; nelle varie relazioni in cui si articola sono previste espressamente una serie di cautele operative allo scopo di perseguire massima sicurezza ai fini della salvaguardia ambientale: uso di acqua potabile come unico fluido nel fango di perforazione fino alla quota del giacimento, con esclusione di prodotti chimici e potenzialmente inquinanti; stoccaggio dei fanghi in vasche stagne e smaltimento in discariche autorizzate; realizzazione di un casing con scarpa alla base della formazione Ragusa per isolare le risorse idriche della zona; realizzazione di un secondo casing per isolare la zona del giacimento dagli strati sovrastanti; per l’escavazione non si prevede inoltre il ricorso ad esplosivi o grossi vibratori che possono avere impatto negativo sulla circolazione delle acque sotterranee; viene anche prospettato l’intendimento di procedere a più perforazioni inclinate dalla stessa postazione per ridurre al minimo l’impatto nel sottosuolo e così via.

Sono solo alcune delle misure che la Panther dichiara di voler adottare per ridurre al minimo il rischio di  danni ambientali. E non appare nemmeno il caso di evidenziare come l’adozione di tutti questi accorgimenti cautelativi possa al contempo rappresentare una complicazione tecnica ed un costo supplementare per la compagnia.

Ma a fronte della previsione di queste rigorose regole operative, non viene prevista alcuna forma di controllo: il che equivale a dire che la Panther verrebbe sostanzialmente autorizzata ad autoreferenziarsi come garante di sé stessa rispetto alla conduzione del cantiere ed alle modalità di svolgimento delle attività.

Questo non significa che l’amministrazione comunale od altri enti pubblici non avessero proprie competenze di legge per poter disporre accertamenti sulle attività in corso: il problema è che, trattandosi di un’attività non routinaria, necessita di professionalità specifiche e di mezzi economici ad hoc, di cui gli enti preposti ai controlli di cantiere – e segnatamente il Comune di Noto - potrebbero anche essere privi, perdendo di fatto tale prerogativa, pur in presenza di importanti problematiche di impatto potenziale.

Il progetto non prevede alcuna forma di controllo sulle attività di cantiere della Panther e tale carenza costituisce a tutti gli effetti un elemento di impatto, non solo per l’opinione pubblica evidentemente non rassicurata da semplici dichiarazioni, ma anche per l’ambiente ed il sottosuolo, in dipendenza di errori ed omissioni in fase di esecuzione, i cui esiti resterebbero tranquillamente sepolti a centinaia o migliaia di metri sotto terra.

Sarà mai possibile scoprire a posteriori se durante la perforazione si fosse fatto ricorso o meno a sostanze chimiche inquinanti? Oppure se il casing e correttamente realizzato fino alla profondità stabilita?

Si potrebbero formulare centinaia di domande del genere, e tutte resterebbero prive di risposte soddisfacenti, perché l’unico vero controllo dell’attività di cantiere è possibile solo durante il suo corso, e non dopo.

E’ evidente che il progetto non basta; è troppo facile prevedere procedure e modalità esecutive cautelative, anche le più dispendiose e complicate, sapendo che nessuno, di fatto, ne potrà mai contestare la mancata adozione. Se invece il progetto prevede gli opportuni strumenti di controllo, allora sì che assume credibilità, per il semplice motivo che le sue previsioni non sono più derogabili in quanto esiste una specifica azione di controllo istituzionale.

Qualcosa di simile al ruolo del collaudatore in corso d’opera nella realizzazione delle strutture in cemento armato, svolto nell’interesse dell’Amministrazione Comunale.

D’altra parte, se la Panther pretende di vantare – come vanta - buoni propositi in tema ambientale e tecnologie all’avanguardia, non potrebbe non desiderare imparziali e qualificati controlli ed autorevoli certificazioni del proprio modus operandi: ottima pubblicità per l’immagine della compagnia, al minimo prezzo.

Alla luce di tali considerazioni, la mancata previsione di alcuna forma di controllo -per esempio la previsione nel protocollo della costituzione di una commissione tecnica di parte pubblica finanziata dalla Panther, con mandato consultivo e di riscontro delle attività di cantiere – rappresenta una grave carenza dello studio di impatto ambientale, perché non individua gli strumenti in grado di offrire concrete garanzie “sul campo”, al di là dei progetti, delle dichiarazioni e di tutto quanto attiene alla fase pre-realizzativa.

 

6) VALUTAZIONI DI CARATTERE TECNICO SUL PROGETTO

 

Le valutazioni di seguito elencate sono riferite specificatamente ai lavori di approntamento della postazione che riceverà l’impianto di perforazione, sulla base degli elaborati grafici allegati alla richiesta di autorizzazione edilizia ai sensi L.37/85 acquisita presso questo Comune al prot. gen. N 28973 del 05/09/2007.

La postazione individuata ricade su porzione estesa all’incirca Ha 1,00  della particella catastale 16 del foglio di mappa 309 del Comune di Noto, ubicata in prossimità del confine sud della stessa, in località denominata c.da ZisolaLocopriano.

Al sito si accede dalla stradella poderale che si diparte dalla strada provinciale n°109 “Madonna Marina – San Corrajuolo” e ricade in zona agricola “E”; non risultano in atto presenti vincoli sovraordinati.

Sotto l’aspetto geomorfologico, il sito è inserito tra due aste fluviali poste rispettivamente una a monte in direzione nord (torrente Gioi),  e l’altra a valle in direzione sud (torrente San Nicola) a circa 300 mt dallo stesso; detto torrente confluisce nel fiume Tellaro, che a sua volta si  riversa nel mar Mediterraneo in piena “Riserva di Vendicari” (in località Foce Stampace) .

In relazione alle infrastrutture di rete presenti in zona si rileva che a monte del sito è ubicato il metanodotto interrato delle rete Snam ed a est, a confine con l’area di progetto,  è ubicata una condotta interrata di approvvigionamento idrico del Comune di Pachino, che dalla sorgente  posta nei pressi di Noto Antica  raggiunge l’acquedotto del citato comune.

L’intervento proposto può distinguersi in due diverse tipologie di opere:

a)    manutenzione ordinaria della strada poderale esistente di accesso alla postazione 

b)    allestimento della postazione di trivellazione

 

A) Lavori di allestimento della postazione di trivellazione

Si prevede : 

1)     Sbancamento del terreno vegetale di tutta l’area di interesse per una profondità di 1,00m       ( non viene espressamente indicata la superficie)  e  costituzione di un rilevato  realizzato con strati sovrapposti da 30 cm di materiale di riporto costituito da  una mescolanza di misto di cava compattato a rullo; detto rilevato non verrà realizzato sulle aree in cui insisteranno le opere di seguito elencate e questo particolare è importante per le successive valutazioni.

2)     Realizzazione di un piazzale esteso 5000mq con materiale inerte di cava compattato e rullato (spessore  50-60cm - dimensioni in pianta 50x100mt), che rappresenta l’impronta della postazione da approntare.

3)     Realizzazione di un basamento o platea di fondazione in calcestruzzo armato,  all’interno del piazzale di cui al punto 2),  estesa circa 1200 mq  ( spessore 50cm - dimensioni in pianta di 26,5m x 45m ); detta platea presenterà un varco o cantina di dim. 3,50m x 4,00mt profonda 2,50mt, entro  la quale saranno ricavati i fori di alloggiamento della trivella.

4)     Realizzazione di due solette piane in cemento armato, dello spessore di cm 30 e superficie di circa 200 mq ciascuna da sovrapporsi al basamento di cui al punto 3), su cui verrà posto  l’apparato di trivellazione costituito dal gruppo miscelazione , pompe e vasche del fango di perforazione (postazione masserenti 7000).

Dette solette presentano lungo il perimetro una rete di canalette di sezione di cm 50 x cm 10 di altezza per la raccolta delle acque di lavaggio dell’impianto, al fine di evitare la contaminazione del restante piazzale con i fluidi di lavorazione; per quanto rilevabile dal grafico 5 – dettaglio basamento e cantina  - la soletta si eleva rispetto al piano di campagna di 10cm.

Le canalette confluiscono i fluidi in bacini di lagunaggio  ( le vasche interrate 1-2 riprodotte nella  planimetria del grafico 5 profonde 2.50ml ); da detto grafico si rileva che le vasche interrate devono essere ricoperte da un doppio strato di materiale geotessile impermeabile e resistente agli agenti fisici e chimici.  

5)     Realizzazione, sempre all’interno della sagoma del basamento,  di  un’area delle dimensioni di circa m 13,00 x m 7,00 formata da un bacino di contenimento in c.a. per i serbatoi del gasolio e dei fusti di olio necessari per l’alimentazione dei motori sonda, da recintarsi con rete metallica di 2,00m di altezza; dal grafico 4 detta postazione risulta avere dimensioni di m 3,44 m x m 13,10. 

Nulla viene indicato in ordine alle caratteristiche delle opere di contenimento dei combustibili da depositare nell’area in oggetto,  eccetto che per la rappresentazione grafica che lascia intuire la presenza di una cordolatura perimetrale probabilmente per il contenimento di accidentali fuoriuscite.

6)     Posizionamento di alcune baracche prefabbricate per uso temporaneo adibite ad uffici, spogliatioi, servizi ed officine.

7)     Realizzazione di una stradella di accesso alla postazione, ubicata all’interno dell’area di interesse, che completa gli interventi previsti sull’intero percorso contraddistinto dalla strada poderale che si diparte dalla strada provinciale S.P. 109  ( tratto C di cui al grafico 7)

8)     Recinzione di tutta l’area della postazione con rete metallica plastificata fino a 2.00m di altezza; detta recinzione sarà provvista di cancelli in ferro per l’accesso carrabile e di due vie di fuga.

B) Manutenzione ordinaria della strada poderale esistente di accesso alla postazione 

Come rilevabile dal grafico 7,  detto intervento afferisce in particolare al miglioramento della transitabilità nei tratti “A” e “B” della strada poderale esistente, prevedendone l’allargamento della sede carrabile, e la realizzazione di un tratto ex novo denominato “C”, che consentirà il transito veicolare dal limite dell’area di intervento alla postazione di trivellazione.

Al fine di comprendere l’orografia dei luoghi in esame, si fa rilevare che la pendenza di detto tratto ex novo di strada si attesta intorno al 23% circa. 

Per mero scopo conoscitivo, si precisa che sul citato grafico viene erroneamente indicato che la strada poderale si diparte dalla Strada Statale 115; vedasi a tal proposito quanto citato in premessa.

 

VALUTAZIONI SUI LAVORI DI APPRONTAMENTO DELLA POSTAZIONE

In via preventiva, non è chiara la posizione della postazione in rapporto all’andamento orografico del terreno: dal grafico 2 risulta che la quota del terreno in corrispondenza del cancello di ingresso alla piattaforma è di +184 m s.l.m., mentre quella in corrispondenza del cancello dell’uscita di sicurezza, posto sul lato opposto, è di   +177 m. s.l.m., riscontrandosi dunque sul terreno un dislivello di  ben 7 m tra i due lati opposti della piattaforma.

In sostanza questa risulta adagiata su un pendio  che degrada in direzione nord-sud con pendenza del 11% circa, e quindi gli elaborati di progetto rappresentano una situazione non corrispondente allo stato dei luoghi, con specifico riferimento alla collocazione plano-altimetrica.

Questa falsa rappresentazione non consente di valutare alcuni aspetti di sicurezza ambientale  dell’impianto con particolare riferimento alla possibilità di ottenere un corretto deflusso delle acque di lavaggio verso i bacini di raccolta, senza il rischio di sversamenti nel terreno circostante. Inoltre non è previsto alcun tipo di trattamento impermeabilizzante del piazzale entro cui insiste il basamento. Per inciso, non è nemmeno dato sapere quale sia la sua esatta estensione, in quanto nella relazione tecnica è indicata in mq 5.000, mentre dai grafici risulta di complessivi mq 6.357

Un altro aspetto di particolare importanza, riguarda il contenimento e la raccolta di combustibili ed oli di lubrificazione delle macchine operatrici: la piattaforma dell’impianto è soggetta ad inevitabili sversamenti di queste sostanze sia per eventuali guasti delle stesse, sia per causa di errori da parte degli addetti; non solo: le acque meteoriche che si riversano sulla piattaforma portano a galla queste sostanze e, se non opportunamente raccolte,  finiscono per disperdersi nel terreno circostante.

Questa problematica viene completamente ignorata dal progetto, ove non è prevista alcuna opera di raccolta né degli oli e dei combustibili, né delle acque meteoriche che si riversano sulla piattaforma, consentendone la libera dispersione, non solo nel terreno circostante, ma anche verso il sistema idrologico di superficie, ossia il torrente San Nicola e da questo al fiume Tellaro fino alla Riserva Naturale Orientata di Vendicari, il che è tutto dire.

Ancora, non sono nemmeno previste opere di allontanamento delle acque meteoriche discendenti dal pendio esistente, per cui, in concomitanza con eventi piovosi di particolare intensità, esiste il rischio che le acque possano invadere la piattaforma e le vasche interrate ed asportare gli inquinanti presenti, con la stessa conseguenza di cui sopra.

Si tratta di gravi carenze progettuali molto preoccupanti, perché non curano aspetti tecnici dai quali dipende la sicurezza dell’ambiente.

Per lo stoccaggio dei fanghi utilizzati per la perforazione (solitamente inquinanti per i composti contenuti) ed il materiale di escavazione (solitamente contenente acqua salata ed idrocarburi specie negli strati più profondi), che necessitano quindi di essere adeguatamente stoccati e smaltiti e sicuramente non dispersi sul suolo, sono previste in progetto delle apposite vasche di raccolta; manca però l’indicazione del parametro “quantitativo di utilizzo”,  per cui non è possibile stimare se la capacità delle stesse sia idonea o meno.

In merito alla ubicazione delle  baracche di cantiere, anche se per un periodo limitato, rilevando la presenza di “servizi” occorrerà chiarire se i relativi scarichi vengano smaltiti al suolo (e nella fattispecie dovrà predisporsi idoneo progetto di smaltimento) e se verranno utilizzati wc “chimici”.

 

7) VALUTAZIONI CONCLUSIVE

 

Per quanto precede, in base a tutte le considerazioni riportate ai punti 1-6, questo Ufficio ritiene che:

1) lo studio di impatto ambientale è insufficiente a descrivere le attività nella loro interezza – ivi compresa la ricerca del greggio di cui manca una vera formale rinuncia - ed a valutarne tutti gli aspetti di rischi ambientale, con particolare riferimento alla presumibile attività estrattiva (punti 1 e 2 della relazione);

2) lo studio di impatto ambientale presenta una sottostima del valore ambientale e degli impatti (punto 3 della relazione)

3) lo studio di impatto ambientale non presenta alcun esame in relazione agli aspetti socio economici (punto 4 della relazione)

4) il progetto nel suo insieme non fornisce garanzie sulla corretta condotta del cantiere e sulla effettiva adozione di tutti gli accorgimenti previsti e di quelli che si rendessero eventualmente necessari in corso d’opera,  necessari alla sicurezza ambientale (punto 5 della relazione);

5) il progetto tecnico della postazione, oltre a non consentire la corretta collocazione dell’opera, risulta carente per la mancata adozione di soluzioni tecniche idonee a prevenire il rischio di contaminazione ambientale (punto 6 della relazione).

Per tali motivi

 

ESPRIME PARERE CONTRARIO DI COMPATIBILITA’ AMBIENTALE

 

 

A)      per omessa descrizione dell’attività di sfruttamento degli eventuali giacimenti di gas, con riferimento, alla necessità di realizzare altri pozzi in relazione al raggio di azione di ogni pozzo ed allo loro distanza, alle tecniche di stimolazione ed estrazione, alle fasi di lavorazione del gas da immettere in rete;

B)      per omessa descrizione delle attività di ricerca e sfruttamento di idrocarburi liquidi;

C)       per omessa valutazione dell’impatto delle suddette attività;

D)      per sottostima dei valori fattoriali ambientali della VIA e degli impatti prodotti;

E)      per omessa descrizione del contesto socio-economico nella VIA;

F)       per omessa valutazione degli impatti sugli aspetti socio economici e sui seguenti elementi di contrasto:

1.      contrasto con i principi di Agenda 21 che promuovono l’utilizzo delle FONTI RINNOVABILI ;

2.      contrasto con il principio della sostenibilità ambientale contenuto nella Carta di Aalborg (punto I.I) basato sulla “prevenzione dell’inquinamento degli ecosistemi”, auspicando ogni sforzo – anche come azione preventiva - per impedire che l’immissione nell’atmosfera, nell’acqua, nel suolo di qualsiasi tipo di sostanze o elementi inquinanti possa costituire una sempre crescente minaccia alla salute umana e ai delicati ecosistemi, in quanto l’intervento ha un ELEVATO potenziale di RISCHIO AMBIENTALE rappresentato sia dall’emissione di elementi e/o sostanze inquinanti derivanti dal tipo di attività e dai macchinari diesel utilizzati che non permette di garantire la capacità di assorbimento dell’atmosfera, dell’acqua e del suolo, e sia i pericoli che pregiudicano la conservazione inalterata della biodiversità, della salute umana e delle qualità dell’atmosfera, dell’acqua e dei suoli a livelli sufficienti a sostenere nel tempo la vita e il benessere della popolazione, nonché degli animali e dei vegetali;

3.      contrasto con i modelli di sostenibilità di “uso del territorio” in quanto l’Amministrazione comunale, aderendo ai principi della Carta di Aalborg (punto I.8), che prevedono il riconoscimento dell’importanza dell’adozione di efficienti politiche di pianificazione dello sviluppo degli usi territoriali e una “valutazione ambientale strategica” di tutti i progetti da realizzare nel proprio territorio, ha indicato l’area interessata dalla Concessione Mineraria ricadente nel territorio di Noto e rappresentata nella Tav. 6B dello “schema di massima per la revisione P.R.G. di Noto adottato con deliberazione di C.C. del 24/10/2007, come “indicatore di criticità ambientale” nella Rete Ecologica Comunale che ne pregiudica ogni possibile intervento per l’incremento della biodiversità tra l’area protetta (S.I.C. ITA090016 “Alto Corso del Fiume Asinaio”) e la Riserva Naturale Orientata “Oasi Faunistica di Vendicari” (S.I.C.-Z.P.S. ITA 090002 “Vendicari”), interessate dal “corridoio ecologico” (ovvero “green ways”) che costituisce “la struttura di paesaggio preposta al mantenimento e recupero delle connessioni tra ecosistemi e biotipi, capaci di supportare lo stato ottimale della conservazione delle specie e degli habitat, favorendo la dispersione e garantendo lo svolgimento delle relazioni dinamiche”;

4.      contrasto con i principi della Carta di Aalborg (punto I.13) riguardante “il ruolo fondamentale dei cittadini ed il coinvolgimento della comunità locale” nelle scelte di programmi e progetti per lo sviluppo che devono essere opportunamente diffuse, dibattute e, soprattutto, condivise dai “cittadini, attività economiche e portatori di interessi diffusi”. Associazioni civiche quali Ente Fauna Siciliana, Legambiente, ISVNA, WWF, Comitato “No-Trivellazioni”, Confagricoltura, Federalberghi, sindacati di lavoratori e partiti politici affermano la volontà di rifiutare la realizzazione delle ricerche di idrocarburi liquidi e gassosi nel territorio del Val di Noto, Patrimonio dell’UNESCO sin dal 2002, e costituiscono una manifesta espressione autonoma della volontà popolare che rappresenta una forma di “cittadinanza attiva” rispetto alle decisioni provenienti dall’alto, senza una preliminare ed adeguata consultazione della volontà popolare e dei portatori di interessi diffusi, in osservanza dei principi di Aalborg. A tal proposito si allegano i contributi di associazioni e privati fra cui la relazione redatta dall’Ing. Philippe Pallas, consulente delle Nazioni Unite per la valutazioone e lo sfruttamento delle risorse idriche, pervenuti a questo Ufficio ed acquisiti al prot. n. 37309 del 31/10/2007 (Allegato “A”). 

5.      contrasto con gli interessi ambientali, sociali ed economici presenti in quel territorio che risulta di fatto un’area sub-urbana interessata da attività agricole, commerciali, residenziali e non lontana dalla nuova zona di espansione artigianale e da strutture di servizio pubbliche: l’attività proposta determina gravissimi danni di natura economica che si ripercuotono su tutto l’assetto socio economico, non solo esistente, ma anche sulla possibilità di una sua evoluzione di sviluppo sostenibile. La Panther non analizza questi fenomeni, non ammette la possibilità di qualsiasi danno e rifiuta di fatto qualsiasi tipo di responsabilità.

G) Per manifeste carenze tecniche del progetto di approntamento della postazione di trivellazione in quanto:

1. non contestualizza l’opera  sul sito in quanto non indica la esatta collocazione della postazione sul profilo plano-altimetrico e la reale entità dell’impatto sul terreno.

2. non prevede barriere o strati impermeabilizzanti  o comunque opere di protezione del suolo sottostante la postazione di trivellazione al fine di ottenere un bacino “stagno”, non contemplando  idoneamente l’ipotesi di sversamento di fluidi di trivellazione e quanto altro descritto, con la possibilità di inquinamento delle falde superficiali; tale aspetto è particolarmente rilevante, in quanto il sito è collocato nel bacino idrografico del fiume Tellaro attraverso il torrente San Nicola (che dista circa 300 mt a sud dall’area di impianto): questo significa che eventuali sversamenti inquinanti verrebbero recapitati direttamente nella Riserva di Vendicari e nello specchi di mare antistante (in località Foce Stampace) .

3. non contempla altresì l’approntamento delle infrastrutture, che potrebbero rendersi necessarie in corso di trivellazione, per il contenimento di quei fluidi  che non devono essere assolutamente sversati al suolo, né tantomeno viene fatto alcun riferimento a quelle necessarie al trattamento del gas rinvenuto preliminarmente alla immissione in rete, come se la trivellazione fosse fine a se stessa e non allo sfruttamento di un eventuale giacimento gazifero.

 

Noto, li

 

La Commissione di valutazione:                                      Il Dirigente del Settore IV

-         F.to: Arch. Giuseppe Adorno                                      F.to: Ing. Giuseppe Favaccio

-         F.to: Arch. Giovanni Fugà

-         F.to: Geom. Dario Pelligra

                                                

                                               Visto: F.to: IL SINDACO

                                                                      Avv. Corrado Valvo

 

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