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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea Oscar Wilde
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\\ Home Page : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Comitato NOTRIV (del 16/02/2010 @ 19:03:56, in Comunicati Stampa, linkato 63 volte)
La provincia di Ragusa terra di conquista dei petrolieri nel silenzio assoluto delle amministrazioni MONTALBANO NUOTERA' NEL PETROLIO? Trivellazioni petrolifere: nuovo definitivo attacco al mare ibleo Montalbano che nuota in una chiazza di petrolio: sarà probabilmente questa la nuova immagine emblematica dello stato del mare della provincia di Ragusa. Dopo la colata di cemento e l'espansione serricola su quasi tutta la costa e la conseguente forte erosione di pressochè tutte le spiagge, sta per arrivare quella che sarà probabilmente l'ultima definitiva mazzata. Infatti la Provincia di Ragusa sembra diventata terra di conquista di tutti, in particolare dei petrolieri. Dopo le ricerche della Panther Oil, fortunatamente sventata, ecco che arrivano le richieste di trivellazione a mare davanti la costa iblea. Si tratta della società “Sviluppo Risorse Naturali srl” con sede a Roma, società controllata dalla Mediterranean Resources LLC con sede in Austin (Texas- USA). L’area della ricerca, che riguarda idrocarburi liquidi e cioè petrolio, interessa uno specchio di mare che va dal comune di Vittoria a quello di Scicli per un totale di 460 km quadrati partendo dalla costa e fino a 20 km al largo! La Sviluppo Risorse naturali srl è in possesso di una autorizzazione della Commissione per gli Idrocarburi e le Risorse Minerarie (CIRM) del Ministero dello Sviluppo Economico rilasciata nella seduta del 06/04/2009. Il mare del mito, quello di Kamarina e di Caucana, di Punta Secca e di Sampieri, rischia di trasformarsi in un'enorme zona industriale, con decine di piattaforme petrolifere davanti alla costa ed il conseguente via vai di petroliere, con buona pace di tutti i progetti di sviluppo turistico, compreso quello legato al tanto decantato porto di Marina di Ragusa. Che succederebbe al nostro ambiente ed alla nostra economia se ci fosse una perdita di petrolio in mare e il greggio raggiungesse la costa (come è accaduto ad esempio l'anno scorso sulla costa ionica calabrese)? Che fine farebbero i nostri pescatori, già in forte difficoltà per la diminuzione della risorsa ittica? Si tratta di una decisione presa dall’alto, scavalcando i comuni, la provincia e l’intera comunità, che mette a rischio un diverso modello di sviluppo che cerca di emergere in provincia, in cui il turismo di qualità svolge un ruolo centrale. I comuni interessati, pur a conoscenza della richiesta delle ricerche (lo sanno dai primi di dicembre 2009) non ci risulta siano intervenuti nel procedimento amministrativo, a meno di non aver presentato all’ultimo momento osservazioni alla richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale. Ci si chiede però: come mai i comuni non hanno messo in piedi la stessa protesta che hanno dedicato al parco degli Iblei, chiedendo che la decisione non fosse calata dall’alto ma discussa prima localmente? Perché gli enti preposti alla gestione economica in provincia e le associazioni di imprese non coinvolte con l’affare petrolio non sono state avvertite di quanto stava succedendo e, se sapevano, perchè non si sono mossi? Il nostro futuro o è legato ad uno sviluppo sostenibile, o non è. Il petrolio non è il nostro futuro! LEGAMBIENTE RAGUSA CIRCOLO IL CARRUBO ONLUS via Umberto Giordano 53 – Ragusa www.legambienteragusa.com legambienterg@virgilio.it
Di Comitato NOTRIV (del 03/02/2010 @ 22:07:00, in Rassegna Stampa, linkato 85 volte)
“La notizia dello “sversamento” di greggio dall’oleodotto Enimed Ragusa-Priolo, in contrada Furmica lungo valle del Tellaro in territorio di Noto, se accertata, confermerebbe la tesi sostenuta da anni, sul progetto delle trivellazioni Panther nel Val di Noto, secondo la quale le condutture sarebbero non solo dannose per l’insalubrità dell’aria, ma anche incompatibili con lo sviluppo di questo territorio che fonda il proprio benessere su prodotti agricoli di qualità e su un patrimonio di beni monumentali di inestimabile valore”. Lo ha detto l’on. Fabio Granata a commento su quanto si starebbe verificando nello stabilimento. “Il nostro è un modello di sviluppo in continua espansione che viene tutelato dalla comunità locali e che rifiuta ogni tentativo di calare dall’alto decisioni che muterebbero il dna dell’ area trasformandola in un’anonima periferia suburbana destinata all’abbandono, senza salvaguardare le risorse pubbliche del territorio rispetto ad interessi privati”. “Se la perdita di greggio sarà confermata, sarà chiaro a tutti come la nostra campagna , con i muretti a secco che delimitano i confini delle proprietà, rifiuti di fatto altri progetti scellerati di sfruttamento perché dannosi. Non si patisca in maniera inerme di fronte alle promesse di risarcimento di qualche migliaia di euro che sarebbero solo una ulteriore violenza contro la civiltà e contro la natura”.
Di Comitato NOTRIV (del 03/02/2010 @ 18:34:16, in Rassegna Stampa, linkato 71 volte)
Di Comitato NOTRIV (del 30/01/2010 @ 08:55:56, in Comunicati Stampa, linkato 135 volte)
Danni ambientali considerevoli sono stati causati dalla fuoriuscita di petrolio allo stato grezzo dall’oleodotto Ragusa-Priolo Mostringiano. L' incidente ci dà una ulteriore conferma della bontà della battaglia, a suo tempo intrapresa, per evitare che avessero compimento le concessioni per le trivellazioni petrolifere in un territorio dalle forti vocazioni agricole e turistiche, patrimonio mondiale dell' Umanità. Abbiamo da sempre paventato, inoltre, il pericolo che tali interventi possono comportare per le falde acquifere e per gli eccellenti prodotti che il distretto offre (olio, mandorle, agrumi, cereali, legumi, frutta, ecc.).I nostri timori sono stati supportati da consulenze scientifiche autorevolissime. Nel recente passato la texana Panther Eureka s.r.l. aveva provato ad avviare un nuovo sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Questo scellerato tentativo, voluto dal governo regionale di allora, aveva visto una fortissima reazione delle associazioni, delle istituzioni locali e delle comunità. Dopo questo scempio, facciamo l' ennesimo appello alle Istituzioni Regionali affinché siano presi provvedimenti adeguati per evitare di imboccare una strada che comporti ulteriori danni irreversibili all' economia ed al paesaggio per poter far sì, invece, che decolli definitivamente un modello di sviluppo ecosostenibile consono alle peculiarità del territorio. Il Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni petrolifere in Val di Noto assieme a tutte le organizzazioni naturaliste, ambientaliste, culturali, agricole e turistiche vigilerà con grande attenzione ed è pronto a far in modo che si mobilitino tutti i soggetti interessati per impedire che ulteriori tentativi siano messi in campo. Pensiamo che siano maturi i tempi, invece, di realizzare il Parco degli Iblei poiche' permetterebbe grandi vantaggi e benefici per un futuro durevole e compatibile per la gente. Noto, 23 gennaio 2010 COMITATO NO TRIV
Di Gaetano Bufalino (del 21/01/2010 @ 15:35:39, in Comunicati Stampa, linkato 80 volte)
L’emergenza sembra passata ma i danni ambientali causati dalla fuoriuscita di petrolio allo stato grezzo dall’oleodotto Ragusa-Priolo Mostringiano che, a quanto pare, per uno smottamento del terreno, favorito dalle abbondanti piogge dei giorni scorsi, ha determinato l’incidente di lunedì 18 scorso con lo sversamento in un piccolo corso d’acqua affluente del fiume Tellaro, sono ancora da quantificare. L’evento, oltre ad allarmare gli imprenditori agricoli della zona interessata, ha preoccupato anche noi che del territorio ibleo abbiamo continua attenzione ed interesse. Questo incidente è, ancora una volta, una testimonianza lampante che la strada all’industrializzazione del nostro territorio, votata da qualcuno, ha dei grossi limiti in quanto, con le fragilità ambientali esistenti, questo rischia di subire sempre più danni irreversibili. Nel recente passato, la texana Panther Oil aveva provato ad avviare un nuovo sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Questo scellerato tentativo, appianato dal governo regionale di allora, che aveva visto alzare contro gli scudi da parte di tutti noi ambientalisti oltre che dalle popolazioni locali, oggi confermano ancor di più che le manifestazioni e i convegni di allora, per dare l’altolà ai petrolieri, erano sacrosanti. Dopo questo ennesimo scempio invochiamo la politica a dare le definitive e giuste direttive per l’affermazione di uno sviluppo sostenibile che questa provincia merita. Noi crediamo che oggi l’idea dell’istituzione del Parco degli Iblei diventi sempre più attuale e che ciò sia imprescindibile per il futuro di questo territorio legandolo alla salubrità quale “marchio di qualità” dello stesso. F.to la Segreteria Regionale
Di Comitato NOTRIV (del 02/08/2009 @ 10:27:43, in Rassegna Stampa, linkato 645 volte)
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/08/01/brianza-via-le-trivelle-dalla-valle-comuni.html MONZA - La Brianza non sarà il nuovo Texas. Addio carotaggi esplorativi, addio pozzi petroliferi. L' oro nero resta nella "pancia" del Parco del Curone, a Montevecchia, borgo arroccato sulle colline lecchesi che nasconderebbe un tesoro. Po Valley, la società australiana che aveva chiesto di perforare il sottosuolo, ha fatto un passo indietro, pur restando convinta che gli idrocarburi ci siano. Titolare di una concessione governativa in joint venture al 50 per cento con Edison, giovedì sera ha alzato bandiera bianca, rinunciando alla possibilità di cercare prove della presenza di petrolio in un' area di 30 chilometri quadrati, 14 i comuni coinvolti. La maggior parte tutelati dal Parco, nato nel 1983 per mettere al riparo da speculazioni un territorio di 2.350 ettari. Gli australiani erano pronti a scommettere 20 milioni di euro sulla zona, sicuri che sarebbe stata in grado di fornire 75 milioni di barili. Ieri mattina la conferma ufficiale dell' abbandono, subito ratificato dal Ministero per lo Sviluppo Economico che ha annullato l' iter avviato lo scorso aprile. "Abbandoniamo il campo, ma siamo convinti che a Montevecchia e dintorni siano custoditi importanti giacimenti di greggio", sottolinea Michael Masterman, amministratore delegato di Po Valley. Pratica archiviata, almeno per ora. Decisive le barricate alzate dalle comunità locali, pronte a difendere la loro terra a tutti i costi. Determinante il rischio che la protesta nata dal basso - e che in meno di tre settimane ha raccolto 30 mila firme contro le esplorazioni- potesse bloccare all' ultimo minuto la valutazione di impatto ambientale necessaria per scavare. A guidare il fronte dei contrari Alberto Saccardi, docente di statistica della Bocconi e i sindaci della zona, che hanno costituito il comitato "No al pozzo", ottenendo il supporto di studiosi di mezzo mondo, dalle università di Istanbul fino a quella di Philadelphia. Tra loro anche Esseghair Skawder, professore di economia della New York University, che ha esultato alla notizia dello scampato pericolo. Per gli esperti schierati in difesa del territorio, il problema non era solo quello dell' impatto ambientale. Sul piatto della bilancia pesavano soprattutto considerazioni di carattere economicosociale. "Questo lembo di Brianza ha fatto della qualità della vita la propria cifra distintiva - spiega Skawder - . Il benessere locale si basa su prodotti "Igp" e capacità di attirare turisti. Un modello in continua espansione. I pozzi petroliferi avrebbero mutato il dna dell' area trasformandola in un' anonima periferia suburbana, destinata all' abbandono dopo vent' anni di sfruttamento". Dissente Masterman: "Il problema dell' approvvigionamento energetico a basso impatto, perché così sarebbe stato, è un nodo cruciale per il futuro dell' Italia. In Brianza si è persa un' occasione". Il piano di Po Valley prevedeva l' apertura di due pozzi esplorativi entro i prossimi 14 mesi e nel 2011 la coltivazione vera e propria, così si dice in gergo riferendosi all' estrazione dell' oro nero. Contro le trivelle, le istituzioni locali. "Abbiamo conservato intatto il territorio per le generazioni future", festeggia Daniele Nava, presidente della Provincia di Lecco. Alza il calice anche Marco Panzeri, sindaco di Rovagnate, uno dei comuni epicentro delle ricerche: "Siamo contenti ma non abbassiamo la guardia". - GABRIELE CEREDA
Di Comitato NOTRIV (del 15/03/2009 @ 18:57:54, in Rassegna Stampa, linkato 1348 volte)
di Antonio Cianciullo - La Repubblica 14/03/2009
Jeremy Rifkin, il consigliere energetico dell’Unione europea, è andato in Sicilia a dire - assieme al presidente della Regione Raffaele Lombardo - che non saranno nè il nucleare nè un piano caso tutto fondato sull’aumento delle cubature a far decollare l’economia ma il nuovo progetto energetico concordato con la Regione: nell’arco di dieci anni la Sicilia può arrivare a produrre la metà dell’elettricità da fonti rinnovabili, usando un modello diffuso, decentrato, democratico, un modello capace di diventare un volano economico importante. Buona parte delle case si trasformerebbero - utilizzando solare, minieolico e geotermia - in produttori di elettricità seguendo l’esempio di due regioni spagnole, la Navarra e l’Aragona, che in dieci anni sono arrivate al 70 per cento di elettricità da fonti pulite. Per la prima volta le politiche energetiche di una Regione amministrata dal centrodestra entrano – almeno nei piani – in conflitto con le scelte del governo basate sul nucleare e su una vecchia idea delle opere pubbliche. Già in Sardegna Berlusconi aveva fatto una campagna elettorale all’insegna del “tranquilli, qui niente centrali nucleari”. Ora si sgancia anche la Sicilia. Quali saranno le regioni tanto fedeli da chiedere un impianto nucleare?
Di Comitato NOTRIV (del 08/12/2008 @ 19:03:10, in Rassegna Stampa, linkato 1058 volte)
Di Comitato NOTRIV (del 25/11/2008 @ 16:43:49, in Comunicati Stampa, linkato 1332 volte)
Il Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni gas/petrolifere in Sicilia esprime grande soddisfazione per la sentenza del TAR di Catania che dà piena ragione al Comune di Vittoria per quanto riguarda la questione delle perforazioni per idrocarburi di Sciannacaporale dove insistono le sorgenti d' acqua che servono appunto la città di Vittoria.Si tratta di una SENTENZA DI MERITO che di fatto annulla le autorizzazioni che la Regione Sicilia, a suo tempo, concesse alla società. La concessione riguarda 747 km. quadrati nei territori di molti comuni tra cui Avola, Noto, Rosolini, Modica, Vittoria, Ragusa, ecc.
Nella sentenza l' ARPA e la Panther debbono pagare tutte le spese di lite della Consulenza Tecnica d' Ufficio (C.T.U.) e viene riconosciuto il rischio per le risorse idriche.
Viene decretato anche che la V.I.A. ( Valutazione d' Impatto Ambientale ) deve essere propedeutica a qualsiasi iniziativa e si deve acquisire il parere vincolante del Comune dove insiste l'intervento (nel caso in specie Vittoria), dell' ASL e del Genio Civile, pertanto deve essere rifatto da parte della società tutto l' iter precedente.
Riteniamo questa SENTENZA, STORICA (è un precedente importante): per la prima volta si riconosce che il FUTURO ed il modello di sviluppo debbono essere decisi dalle comunità e non imposti dall' alto e pertanto sono salvaguardate le risorse pubbliche del territorio rispetto ad interessi privati.
In sostanza:
- i beni comuni come l' acqua, il paesaggio, l' ambiente debbono essere tutelati;
- non si può insistere ancora nelle risorse energetiche derivate da combustibili fossili, ma bisogna puntare alle energie rinnovabili, sicure, pulite ed al risparmio energetico;
- vi è bisogno di un' economia durevole, sostenibile, in armonia con la natura.
Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni gas/petrolifere in Sicilia
( sinteticamente COMITATO NO TRIV).
Di Comitato NOTRIV (del 29/10/2008 @ 16:23:53, in Comunicati Stampa, linkato 2069 volte)
Oggetto: Parere di compatibilità ambientale ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. 12 aprile 1996 sulla relazione di Valutazione di Impatto Ambientale relativa alla trivellazione del pozzo per ricerche idrocarburi denominato Eureka Est1 sito in Noto, Cda Zisola-Locopriano. Ditta proponente: Società Panther Eureka s.r.l., via Grazia Deledda n. 50 Ragusa.
COMUNE DI NOTO Provincia di Siracusa - SETTORE IV -
ASSETTO E TUTELA DEL TERRITORIO
Servizio II
Controllo del territorio e gestione strumenti urbanistici PROT. N. 12983 del 31-03-2008 UTC/Sett.IV prot. n. 1987 del 01-04-2008
ALL’ASSESSORATO REGIONALE AL TERRITORIO E ALL’AMBIENTE SERVIZIO 2° V.A.S.-V.I.A. Via Ugo PALERMO E, p.c. AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA ALL’ASSESSORE REGIONALE ALL’INDUSTRIA ALL’ASSESSORE REGIONALE AL TERRITORIO E AMBIENTE AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA REGIONALE DI SIRACUSA Oggetto: Parere di compatibilità ambientale ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. 12 aprile 1996 sulla relazione di Valutazione di Impatto Ambientale relativa alla trivellazione del pozzo per ricerche idrocarburi denominato Eureka Est1 sito in Noto, Cda Zisola-Locopriano.
Ditta proponente: Società Panther Eureka s.r.l., via Grazia Deledda n. 50 Ragusa.
RELAZIONE La società Società Panther Eureka s.r.l. ha presentato istanza prot. n. 19838 del 13-06-07, per l’acquisizione del parere sulla valutazione di impatto ambientale ai sensi dell’art. 5 del DPR 12 aprile 1996 e successive modifiche ed integrazioni, come recepito dall’art. 91 della legge regionale 3 maggio 2001, n. 6, per la trivellazione del pozzo per ricerche di idrocarburi denominato Eureka Est1, in territorio di Noto c.da Zisola-Logopriano sul terreno in catasto al foglio 309 p.lla n. 16.
La documentazione trasmessa consiste in:
- Studio di impatto ambientale
- Sintesi non tecnica; - Note relative alla realizzazione del Pozzo Esplorativo Eureka Est, redatte dal Centro Studi di Ingegneria Sanitaria Ambientale ONLUS c/o Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, Università di Catania; - All. 1 Cartografia generale; - All. 2 Mappa strutturale regionale della formazione Gela; - All. 3 Sicilia orientale: Profilo geologico Nebrodi – Iblei; - All. 4 Log Composito del pozzo Noto 3; - All. 5 Mappa Agip Top formazione Gela, struttura Noto 3-Eureka Est; - All. 6 Mappa strutturale della formazione Noto; - All. 7 Sezione strutturale Scicli – Ragusa – Monte Lauro; - All. 8 Relazione Geologica dell’area; - All. 9 Planimetria del cantiere di lavoro ed approntamento della postazione; - All. 10 Pareri di competenza; - All. 11 Decreto Permesso di Ricerca “Fiume Tellaro” D.A. n. 32 del 30-07-2004; - All. 12 Contratto di affitto del terreno; - All. 13 Relazione catastale; - All. 14 Protocollo d’intesa con il Comune di Ragusa. 1) OGGETTO DELLA RICERCA Lo studio di impatto ambientale è riferito alla ricerca del gas metano, come ripetutamente dichiarato negli atti tecnici “L’obiettivo della Panther in Sicilia, più volte espresso sia con le Autorità Siciliane che con Tuttavia, laddove si pretenda che gli atti della VIA vengano recepiti come atti certi ed ufficiali, tale proposito deve essere coerentemente tradotto con un atto formale ed inoppugnabile: in altre parole, se Una analoga procedura è già stata adottata dalla stessa Panther relativamente al rilascio dell’area di permesso attorno a Noto e Noto Antica, ben sapendo, evidentemente, che è questo l’unico modo per poter ufficializzare l’impegno all’auto-limitazione. Se dunque l’intento di tali esclusioni di aree è credibile, proprio perché supportato dalla proposizione di atti a ciò idonei, non altrettanto si può affermare relativamente alla limitazione della ricerca e dello sfruttamento del solo gas metano, proprio perché non esiste alcuna proposizione di atti consequenziali in tal senso. Ciò non di meno, le dichiarazioni di tale intento proliferano negli atti tecnici. La questione non è formale, ma sostanziale, come si evince dagli stessi atti della Panther: “Le tecniche operative e la gestione ambientale rivolta alla ricerca di GAS-METANO è notoriamente diversa dalla ricerca di Petrolio. Gli eventuali giacimenti di petrolio esistenti nel sottosuolo hanno una condizione fisica catramosa e densa che rende l’idrocarburo non producibile e, sicuramente non economico[……] L’obiettivo minerario è il GAS [……..] il quale, com’è noto, è non inquinante e richiede attrezzature di depurazione e di produzione che hanno un basso costo ambientale” [Par. 1 Studio Impatto Ambientale]. La stessa Panther ammette dunque che, un conto è la ricerca e lo sfruttamento del gas metano, ed altro conto è la ricerca e lo sfruttamento del petrolio; dagli atti risulta però che Pertanto, se 2) VALUTAZIONI SULLA COMPATIBILITA’ DELLA TIPOLOGIA D’INTERVENTO RICHIESTA IN RELAZIONE ALLA CONCESSIONE MINERARIA (ATTIVITA’ ESTRATTIVA) L’intervento di ricerca proposto non è sufficientemente relazionato alla fase di eventuale estrazione e sfruttamento del gas: la trivellazione del pozzo esplorativo - che potrebbe essere la fase meno impattante - non è certamente fine a sé stessa, a meno di un esito negativo, ma deve essere inquadrata e valutata nell’ambito dell’attività estrattiva nella sua interezza e dell’impatto che questa produrrebbe nel sistema ambientale e socio-economico. Su tale circostanza la relazione appare del tutto carente: l’unico riferimento è descritto a pag. 32 della V.I.A. dove viene prospettata la perforazione di nuovi pozzi (dove? quanti?) nell’area di ricerca profondi circa 1.200- A tal proposito si osserva che la perforazione di pozzi deviati, riduce certamente l’impatto nel sottosuolo, ma consente l’estrazione di gas solo nel raggio di alcuni chilometri quadrati, per cui nell’ipotesi di estrazione di gas da un ampio bacino, sarebbe comunque necessaria la trivellazione di un rilevante numero di pozzi. Il campo di estrazione Jonah nel W. Wyoming, dove è stimato un giacimento di 3-5 trilioni di piedi cubici (pari a 27-45 migliaia di bilioni di metri cubi), i pozzi scavati sono diverse centinaia con previsione di oltre mille (!). Riguardo alle tecniche di stimolazione (V.I.A. pag. 32) dei vecchi pozzi, viene descritto come attraverso pompaggi di acqua ad altissima pressione si “riesce a fratturare la roccia a distanza di molte centinaia di metri dal pozzo”; tali fratture verrebbero mantenute aperte con iniezioni a pressione di sabbia e schiuma di anidride carbonica, ma non vengono fornite ulteriori informazioni su tale procedura, sul consumo di acqua, sugli impatti nel sottosuolo e su tutti i rischi connessi; viene solo riferito un non meglio precisato rischio “di creare connessioni con zone ad acqua adiacenti alle zone produttive”. Al par. 4.5.1 della Sintesi non Tecnica, viene specificato che, come da programma, nel territorio attorno a Noto verranno perforati almeno quattro nuovi pozzi, ma non è dato conoscerne l’ubicazione. Tutto questo significa sostanzialmente che esiste una grave carenza di informazioni sulle attività che potrebbero essere intraprese nel caso di esito positivo della ricerca, né quali tipi di impatti si potranno verificare. Nella mappa Struttura Top Noto All. 6 della V.IA., è riportata la localizzazione dei pozzi esistenti nella Sicilia Sud-Orientale e si evince come nei campi di estrazione i pozzi siano particolarmente fitti con distanze spesso inferiori ad Non è credibile che Però tutto questo non viene né detto né fatto oggetto di valutazione di impatto ambientale. E’ noto che ogni singolo pozzo presenta un rischio di inquinamento della falda e perfino della sua perdita nel sottosuolo: letteratura scientifica riferisce che nel NW del Kazakistan le acque sotterranee nella zona degli sfruttamenti di petrolio e di gas mostrano valori di boro da Negli atti della V.IA. non si tiene conto della sismicità del territorio del Val di Noto, che rappresenta un rischio supplementare per la sicurezza dei pozzi, in quanto un eventuale terremoto di forte intensità potrebbe sgretolare il rivestimento di cemento dietro le camice di acciaio, rendendone vana la funzione sigillante rispetto agli strati attraversati dalla perforazione. Esiste un rimedio a tutto ciò? Nel par. 4.5.1 della Sintesi non Tecnica, Operazioni future di Produzione a pag. 4.32, esistono pochissimi cenni sulle attività estrattive. “I pozzi che producono gas avranno attrezzature di poco ingombro a testa pozzo con un trascurabile impatto ambientale. Soltanto una testa di pozzo sarà visibile”. La foto a centro pagina dovrebbe rappresentare tale situazione. Non è però dato di sapere esattamente con quali mezzi ed attività si dovrebbe far produrre gas agli eventuali pozzi che non avessero questa virtuosa capacità di produrre gas spontaneamente. “I prodotti andranno a mezzo di condotte (metanodotti interrati) a piccoli centri di raccolta. Da questi punti, il gas sarà convogliato direttamente nel gasdotto esistente della rete nazionale della Snam, i cui metanodotti attraversano l’area del permesso sia ad Est che da Ovest”. Nessun chiarimento su cosa siano questi centri di raccolta e quale ne fosse la funzione. Fonti scientifiche asseriscono che non è possibile immettere il gas prodotto da un pozzo direttamente in un gasdotto e che è necessario un trattamento preliminare per l’eliminazione di piccole quantità di acqua e di altri condensati idrocarburici che, viceversa, potrebbero provocare la formazione di idrati e slugs (tappi liquidi) e la corrosione delle pipeline. Su tale problematica del trattamento del gas, delle sue modalità di svolgimento e dei rifiuti che produce, non esiste alcun cenno descrittivo, e men che meno sulla valutazione dei rischi ad essa connessi. 3) VALUTAZIONI SULLE COMPATIBILITA’ AMBIENTALI La tabella In particolare: a) l’indice 2 (su scala da b) l’indice 3 attribuito al fattore Attività antropiche, non tiene conto di due aspetti: la vicinanza dell’area al centro urbano e la residenza permanente e stagionale, per cui l’indice più corretto è 4; c) l’indice 3 attribuito al fattore Viabilità non tiene nel giusto conto la presenza della SS 115, che dista Ma si potrebbe contestare anche la metodologia usata per la valutazione del fattore Qualità dell’aria, fatta senza alcuna analisi e senza il raffronto con tabelle di riferimento. Ma anche solo le tre correzioni sopra esposte, il valore ambientale di cui alla tabella Questa tabella è quella che determina i valori ex ante degli 11 fattori ambientali presi in considerazione, in base all’indice di valore di ciascuno di essi ed al relativo peso: dalla corretta determinazione del valore ambientale dipende la corretta valutazione degli impatti, che diventano tanto più importanti quanto maggiore è il valore ambientale. Questo significa che almeno in almeno tre casi si è verificata una sottostima degli impatti. Tale errore si ripercuote quindi nella successiva tabella Tale procedura di valutazione viene contestata perché tende a diminuire sia il valore ambientale ex ante, sia l’entità degli impatti, per cui la perdita del valore ambientale avrà una incidenza percentuale sicuramente superiore. E’ bene precisare che tutto è riferito alla sola perforazione di un pozzo esplorativo per la ricerca di gas metano, che è di per se, come visto, un quadro operativo del tutto riduttivo. Infatti, se si dovesse considerare anche l’eventuale attività estrattiva e quindi l’eventuale escavazione di altri pozzi o addirittura il ritrovamento e l’estrazione del greggio (tutte cose allo stato perfettamente possibili e plausibili), le conseguenze per l’ambiente sarebbero disastrose: decine o centinaia di pozzi; rischio di abbassamento, perdita ed inquinamento della falda idrica; centri di trattamento degli idrocarburi; rischi di incidenti ambientali che potrebbero interessare anche l’area della Riserva di Vendicari; transito di mezzi pesanti; inquinamento atmosferico, acustico e luminoso; degradazione del paesaggio dovuto all’industrializzazione di un’area agricola e pastorale; cambiamento delle abitudini alimentari, del successo dell’accoppiamento e della migrazione degli animali selvatici. Non è uno scenario di fantasia, ma è esattamente ciò che avviene in tutti i campi di estrazione, con la differenza che il Val di Noto non è il deserto arabico, ma è caratterizzato da un territorio particolarmente ricco di valenze ambientali e paesaggistiche: in Questa è la rappresentazione in numeri ed in qualità del territorio e da questa sintetica rappresentazione risulta evidente che si tratta di un territorio prezioso, che non ha bisogno né di gas né di petrolio, ma che anzi dal gas e dal petrolio può essere gravemente danneggiato. Se la perforazione di un solo pozzo esplorativo incide sul fattore ambientale con un fattore di detrazione del 20%, è dunque facile immaginare che il valore ambientale residuo tenderà a diminuire drasticamente o praticamente annullarsi. 4) VALUTAZIONI SULLE COMPATIBILITA’ SOCIALI ED ECONOMICHE Il Comune di Noto, con rispettive deliberazioni di Giunta Municipale n. 12 e n. 13 del 23/01/2004 e n. 163 del 26/09/2007 ha aderito al Coordinamento delle Agende 21 Locali Italiane ed al Coordinamento delle Agende 21 Locali Sicilia, assumendo l’impegno di perseguire i principi contenuti nella Carta di Aalborg e delle Città Europee per lo sviluppo sostenibile e durevole elaborata durante la 1^ Conferenza Europea svoltasi ad Aalborg nel In tale ottica, il Comune di Noto ha già intrapreso sin dal 2006 la realizzazione di numerose manifestazioni pubbliche di sensibilizzazione della popolazione e delle scuole, basate sul “processo partecipativo delle realtà sociali del territorio in un’ottica di condivisione di problematiche rivolta a programmare azioni per realizzare la sostenibilità sociale, economica e ambientale del territorio stesso, in applicazione del Capitolo 28 del documento di Agenda 21 che invita le Autorità locali a promuovere lo sviluppo sostenibile e durevole attraverso l’attuazione di un Piano di Azioni locali. Tra le conferenze organizzate da Agenda 21 Locale e il Forum Cittadino, vi è stata quella tenutasi a Noto il 2 marzo 2007 sul tema: “Pianificazione strategica e Turismo sostenibile, Rete Ecologica e Sviluppo Rurale”, con la relazione della Prof.ssa Arch. Ignazia Pinzello, Docente Ordinario del Dipartimento Città e Territorio presso Inoltre, la elaborazione della “Rete Ecologica Comunale” e il “Documento programmatico del Piano di Azioni di Agenda 21 Locale” nell’ambito degli atti tecnici già delineati nello “Schema di Massima” per Gli obiettivi che l’Amministrazione di Noto persegue e sta attuando, attraverso la partecipazione a Programmi Interregionali Comunitari (P.I.C. – INTERREG III, come il “Progetto E.VI.MED. per lo sviluppo turistico sostenibile nelle aree protette” e il “Progetto Manag.Med. per la realizzazione di modelli di gestione delle aree a rischio ambientale”) e Progetti Regionali sul “Turismo Verde” promossi dall’Ass.to Reg.le al Turismo, sono rivolti allo “sviluppo sostenibile”, individuando nella R.E.S. (Rete Ecologica) lo strumento adeguato di pianificazione territoriale e controllo degli interventi integrati (pubblici e privati) da attuare con i Programmi P.I.T.-R.E.S. del P.O.R. Sicilia che interessano le “aree protette e quelle ad alta naturalità rappresentati dai Siti NATURA Altri atti ed iniziative da parte di comuni limitrofi, dell’UNESCO, di associazioni agricole, sindacali, sociali ed ambientali esprimono forte dissenso contro le attività di ricerca e sfruttamento degli idrocarburi, perché contrastano con il modello di sviluppo economico e sociale di questo territorio, che deve puntare su turismo, agricoltura di qualità e valorizzazione delle risorse storiche e naturali. L’area interessata è una zona antropizzata, ove sono presenti attività agricole, commerciali e perfino residenziali; è posta a pochissimi chilometri dal centro urbano di Noto e si colloca nella direzione dell’unica possibile proiezione del contesto urbano, stante che tutto il resto del territorio, a nord, est ed ovest di Noto, presenta una geomorfologia assolutamente non idonea. Il comune di Noto è urbanisticamente già proiettato in direzione sud, oltre il fiume Asinaro, con strutture di servizio pubbliche (zona artigianale, mercato, centro polisportivo, cimitero) e private (officine, bar ed attività di vendita); anche la collocazione del casello autostradale e della viabilità che da esso si dirama, si inserisce in un contesto complessivo di valorizzazione di tali aree. A fronte di tutto questo, la tabella riportata a Se questo tipo di attività mineraria può turbare la coscienza civica, ostacolare un certo modello di sviluppo, inficiare un certo tipo di agricoltura di qualità e minacciare la realizzazione di determinati processi in atto di antropizzazione e di uso del territorio, Paradossalmente questo non avviene: non una sola parola in relazione alle problematiche riferite all’impatto sulle attività antropiche, basta solo un numero, guarda caso 1 = impatto nullo. Tali impatti devono quindi essere correttamente analizzati e valutati alla luce del presupposto che Ogni azione dell’uomo produce effetti diversi a seconda del contesto in cui si svolge: è possibile viaggiare in automobile a Molto semplicisticamente, Ciò è scorretto ed inaccettabile: Per la cronaca, sarebbe anche interessante capire come potrebbe far fronte a simili responsabilità una s.r.l. con un capitale depositato di meno di 130.000 euro. 5) VALUTAZIONI INERENTE ALLA MANCANZA DI CONTROLLO La valutazione di impatto ambientale è uno studio di parte che tende a dimostrare la scarsa o nulla incidenza delle attività sul contesto ambientale; nelle varie relazioni in cui si articola sono previste espressamente una serie di cautele operative allo scopo di perseguire massima sicurezza ai fini della salvaguardia ambientale: uso di acqua potabile come unico fluido nel fango di perforazione fino alla quota del giacimento, con esclusione di prodotti chimici e potenzialmente inquinanti; stoccaggio dei fanghi in vasche stagne e smaltimento in discariche autorizzate; realizzazione di un casing con scarpa alla base della formazione Ragusa per isolare le risorse idriche della zona; realizzazione di un secondo casing per isolare la zona del giacimento dagli strati sovrastanti; per l’escavazione non si prevede inoltre il ricorso ad esplosivi o grossi vibratori che possono avere impatto negativo sulla circolazione delle acque sotterranee; viene anche prospettato l’intendimento di procedere a più perforazioni inclinate dalla stessa postazione per ridurre al minimo l’impatto nel sottosuolo e così via. Sono solo alcune delle misure che Ma a fronte della previsione di queste rigorose regole operative, non viene prevista alcuna forma di controllo: il che equivale a dire che Questo non significa che l’amministrazione comunale od altri enti pubblici non avessero proprie competenze di legge per poter disporre accertamenti sulle attività in corso: il problema è che, trattandosi di un’attività non routinaria, necessita di professionalità specifiche e di mezzi economici ad hoc, di cui gli enti preposti ai controlli di cantiere – e segnatamente il Comune di Noto - potrebbero anche essere privi, perdendo di fatto tale prerogativa, pur in presenza di importanti problematiche di impatto potenziale. Il progetto non prevede alcuna forma di controllo sulle attività di cantiere della Panther e tale carenza costituisce a tutti gli effetti un elemento di impatto, non solo per l’opinione pubblica evidentemente non rassicurata da semplici dichiarazioni, ma anche per l’ambiente ed il sottosuolo, in dipendenza di errori ed omissioni in fase di esecuzione, i cui esiti resterebbero tranquillamente sepolti a centinaia o migliaia di metri sotto terra. Sarà mai possibile scoprire a posteriori se durante la perforazione si fosse fatto ricorso o meno a sostanze chimiche inquinanti? Oppure se il casing e correttamente realizzato fino alla profondità stabilita? Si potrebbero formulare centinaia di domande del genere, e tutte resterebbero prive di risposte soddisfacenti, perché l’unico vero controllo dell’attività di cantiere è possibile solo durante il suo corso, e non dopo. E’ evidente che il progetto non basta; è troppo facile prevedere procedure e modalità esecutive cautelative, anche le più dispendiose e complicate, sapendo che nessuno, di fatto, ne potrà mai contestare la mancata adozione. Se invece il progetto prevede gli opportuni strumenti di controllo, allora sì che assume credibilità, per il semplice motivo che le sue previsioni non sono più derogabili in quanto esiste una specifica azione di controllo istituzionale. Qualcosa di simile al ruolo del collaudatore in corso d’opera nella realizzazione delle strutture in cemento armato, svolto nell’interesse dell’Amministrazione Comunale. D’altra parte, se Alla luce di tali considerazioni, la mancata previsione di alcuna forma di controllo -per esempio la previsione nel protocollo della costituzione di una commissione tecnica di parte pubblica finanziata dalla Panther, con mandato consultivo e di riscontro delle attività di cantiere – rappresenta una grave carenza dello studio di impatto ambientale, perché non individua gli strumenti in grado di offrire concrete garanzie “sul campo”, al di là dei progetti, delle dichiarazioni e di tutto quanto attiene alla fase pre-realizzativa.
6) VALUTAZIONI DI CARATTERE TECNICO SUL PROGETTO Le valutazioni di seguito elencate sono riferite specificatamente ai lavori di approntamento della postazione che riceverà l’impianto di perforazione, sulla base degli elaborati grafici allegati alla richiesta di autorizzazione edilizia ai sensi L.37/85 acquisita presso questo Comune al prot. gen. N 28973 del 05/09/2007. La postazione individuata ricade su porzione estesa all’incirca Ha 1,00 della particella catastale 16 del foglio di mappa 309 del Comune di Noto, ubicata in prossimità del confine sud della stessa, in località denominata c.da Zisola – Locopriano. Al sito si accede dalla stradella poderale che si diparte dalla strada provinciale n°109 “Madonna Marina – San Corrajuolo” e ricade in zona agricola “E”; non risultano in atto presenti vincoli sovraordinati. Sotto l’aspetto geomorfologico, il sito è inserito tra due aste fluviali poste rispettivamente una a monte in direzione nord (torrente Gioi), e l’altra a valle in direzione sud (torrente San Nicola) a circa 300 mt dallo stesso; detto torrente confluisce nel fiume Tellaro, che a sua volta si riversa nel mar Mediterraneo in piena “Riserva di Vendicari” (in località Foce Stampace) . In relazione alle infrastrutture di rete presenti in zona si rileva che a monte del sito è ubicato il metanodotto interrato delle rete Snam ed a est, a confine con l’area di progetto, è ubicata una condotta interrata di approvvigionamento idrico del Comune di Pachino, che dalla sorgente posta nei pressi di Noto Antica raggiunge l’acquedotto del citato comune. L’intervento proposto può distinguersi in due diverse tipologie di opere: a) manutenzione ordinaria della strada poderale esistente di accesso alla postazione b) allestimento della postazione di trivellazione A) Lavori di allestimento della postazione di trivellazione
Si prevede : 1) Sbancamento del terreno vegetale di tutta l’area di interesse per una profondità di 1,00m ( non viene espressamente indicata la superficie) e costituzione di un rilevato realizzato con strati sovrapposti da 2) Realizzazione di un piazzale esteso 5000mq con materiale inerte di cava compattato e rullato (spessore 50-60cm - dimensioni in pianta 50x100mt), che rappresenta l’impronta della postazione da approntare. 3) Realizzazione di un basamento o platea di fondazione in calcestruzzo armato, all’interno del piazzale di cui al punto 2), estesa circa 1200 mq ( spessore 50cm - dimensioni in pianta di 26,5m x 45m ); detta platea presenterà un varco o cantina di dim. 3,50m x 4,00mt profonda 2,50mt, entro la quale saranno ricavati i fori di alloggiamento della trivella. 4) Realizzazione di due solette piane in cemento armato, dello spessore di cm 30 e superficie di circa 200 mq ciascuna da sovrapporsi al basamento di cui al punto 3), su cui verrà posto l’apparato di trivellazione costituito dal gruppo miscelazione , pompe e vasche del fango di perforazione (postazione masserenti 7000). Dette solette presentano lungo il perimetro una rete di canalette di sezione di cm 50 x cm 10 di altezza per la raccolta delle acque di lavaggio dell’impianto, al fine di evitare la contaminazione del restante piazzale con i fluidi di lavorazione; per quanto rilevabile dal grafico 5 – dettaglio basamento e cantina - la soletta si eleva rispetto al piano di campagna di 10cm. Le canalette confluiscono i fluidi in bacini di lagunaggio ( le vasche interrate 1-2 riprodotte nella planimetria del grafico 5 profonde 2.50ml ); da detto grafico si rileva che le vasche interrate devono essere ricoperte da un doppio strato di materiale geotessile impermeabile e resistente agli agenti fisici e chimici. 5) Realizzazione, sempre all’interno della sagoma del basamento, di un’area delle dimensioni di circa m 13,00 x m 7,00 formata da un bacino di contenimento in c.a. per i serbatoi del gasolio e dei fusti di olio necessari per l’alimentazione dei motori sonda, da recintarsi con rete metallica di 2,00m di altezza; dal grafico 4 detta postazione risulta avere dimensioni di m Nulla viene indicato in ordine alle caratteristiche delle opere di contenimento dei combustibili da depositare nell’area in oggetto, eccetto che per la rappresentazione grafica che lascia intuire la presenza di una cordolatura perimetrale probabilmente per il contenimento di accidentali fuoriuscite. 6) Posizionamento di alcune baracche prefabbricate per uso temporaneo adibite ad uffici, spogliatioi, servizi ed officine. 7) Realizzazione di una stradella di accesso alla postazione, ubicata all’interno dell’area di interesse, che completa gli interventi previsti sull’intero percorso contraddistinto dalla strada poderale che si diparte dalla strada provinciale S.P. 109 ( tratto C di cui al grafico 7) 8) Recinzione di tutta l’area della postazione con rete metallica plastificata fino a 2.00m di altezza; detta recinzione sarà provvista di cancelli in ferro per l’accesso carrabile e di due vie di fuga. B) Manutenzione ordinaria della strada poderale esistente di accesso alla postazione
Come rilevabile dal grafico 7, detto intervento afferisce in particolare al miglioramento della transitabilità nei tratti “A” e “B” della strada poderale esistente, prevedendone l’allargamento della sede carrabile, e la realizzazione di un tratto ex novo denominato “C”, che consentirà il transito veicolare dal limite dell’area di intervento alla postazione di trivellazione. Al fine di comprendere l’orografia dei luoghi in esame, si fa rilevare che la pendenza di detto tratto ex novo di strada si attesta intorno al 23% circa. Per mero scopo conoscitivo, si precisa che sul citato grafico viene erroneamente indicato che la strada poderale si diparte dalla Strada Statale 115; vedasi a tal proposito quanto citato in premessa. VALUTAZIONI SUI LAVORI DI APPRONTAMENTO DELLA POSTAZIONE In via preventiva, non è chiara la posizione della postazione in rapporto all’andamento orografico del terreno: dal grafico 2 risulta che la quota del terreno in corrispondenza del cancello di ingresso alla piattaforma è di + In sostanza questa risulta adagiata su un pendio che degrada in direzione nord-sud con pendenza del 11% circa, e quindi gli elaborati di progetto rappresentano una situazione non corrispondente allo stato dei luoghi, con specifico riferimento alla collocazione plano-altimetrica. Questa falsa rappresentazione non consente di valutare alcuni aspetti di sicurezza ambientale dell’impianto con particolare riferimento alla possibilità di ottenere un corretto deflusso delle acque di lavaggio verso i bacini di raccolta, senza il rischio di sversamenti nel terreno circostante. Inoltre non è previsto alcun tipo di trattamento impermeabilizzante del piazzale entro cui insiste il basamento. Per inciso, non è nemmeno dato sapere quale sia la sua esatta estensione, in quanto nella relazione tecnica è indicata in mq 5.000, mentre dai grafici risulta di complessivi mq 6.357 Un altro aspetto di particolare importanza, riguarda il contenimento e la raccolta di combustibili ed oli di lubrificazione delle macchine operatrici: la piattaforma dell’impianto è soggetta ad inevitabili sversamenti di queste sostanze sia per eventuali guasti delle stesse, sia per causa di errori da parte degli addetti; non solo: le acque meteoriche che si riversano sulla piattaforma portano a galla queste sostanze e, se non opportunamente raccolte, finiscono per disperdersi nel terreno circostante. Questa problematica viene completamente ignorata dal progetto, ove non è prevista alcuna opera di raccolta né degli oli e dei combustibili, né delle acque meteoriche che si riversano sulla piattaforma, consentendone la libera dispersione, non solo nel terreno circostante, ma anche verso il sistema idrologico di superficie, ossia il torrente San Nicola e da questo al fiume Tellaro fino alla Riserva Naturale Orientata di Vendicari, il che è tutto dire. Ancora, non sono nemmeno previste opere di allontanamento delle acque meteoriche discendenti dal pendio esistente, per cui, in concomitanza con eventi piovosi di particolare intensità, esiste il rischio che le acque possano invadere la piattaforma e le vasche interrate ed asportare gli inquinanti presenti, con la stessa conseguenza di cui sopra. Si tratta di gravi carenze progettuali molto preoccupanti, perché non curano aspetti tecnici dai quali dipende la sicurezza dell’ambiente. Per lo stoccaggio dei fanghi utilizzati per la perforazione (solitamente inquinanti per i composti contenuti) ed il materiale di escavazione (solitamente contenente acqua salata ed idrocarburi specie negli strati più profondi), che necessitano quindi di essere adeguatamente stoccati e smaltiti e sicuramente non dispersi sul suolo, sono previste in progetto delle apposite vasche di raccolta; manca però l’indicazione del parametro “quantitativo di utilizzo”, per cui non è possibile stimare se la capacità delle stesse sia idonea o meno. In merito alla ubicazione delle baracche di cantiere, anche se per un periodo limitato, rilevando la presenza di “servizi” occorrerà chiarire se i relativi scarichi vengano smaltiti al suolo (e nella fattispecie dovrà predisporsi idoneo progetto di smaltimento) e se verranno utilizzati wc “chimici”. 7) VALUTAZIONI CONCLUSIVE Per quanto precede, in base a tutte le considerazioni riportate ai punti 1-6, questo Ufficio ritiene che: 1) lo studio di impatto ambientale è insufficiente a descrivere le attività nella loro interezza – ivi compresa la ricerca del greggio di cui manca una vera formale rinuncia - ed a valutarne tutti gli aspetti di rischi ambientale, con particolare riferimento alla presumibile attività estrattiva (punti 1 e 2 della relazione); 2) lo studio di impatto ambientale presenta una sottostima del valore ambientale e degli impatti (punto 3 della relazione) 3) lo studio di impatto ambientale non presenta alcun esame in relazione agli aspetti socio economici (punto 4 della relazione)
4) il progetto nel suo insieme non fornisce garanzie sulla corretta condotta del cantiere e sulla effettiva adozione di tutti gli accorgimenti previsti e di quelli che si rendessero eventualmente necessari in corso d’opera, necessari alla sicurezza ambientale (punto 5 della relazione);
5) il progetto tecnico della postazione, oltre a non consentire la corretta collocazione dell’opera, risulta carente per la mancata adozione di soluzioni tecniche idonee a prevenire il rischio di contaminazione ambientale (punto 6 della relazione). Per tali motivi ESPRIME PARERE CONTRARIO DI COMPATIBILITA’ AMBIENTALE
A) per omessa descrizione dell’attività di sfruttamento degli eventuali giacimenti di gas, con riferimento, alla necessità di realizzare altri pozzi in relazione al raggio di azione di ogni pozzo ed allo loro distanza, alle tecniche di stimolazione ed estrazione, alle fasi di lavorazione del gas da immettere in rete;
B) per omessa descrizione delle attività di ricerca e sfruttamento di idrocarburi liquidi;
C) per omessa valutazione dell’impatto delle suddette attività;D) per sottostima dei valori fattoriali ambientali della VIA e degli impatti prodotti;
E) per omessa descrizione del contesto socio-economico nella VIA;
F) per omessa valutazione degli impatti sugli aspetti socio economici e sui seguenti elementi di contrasto:
1. contrasto con i principi di Agenda 21 che promuovono l’utilizzo delle FONTI RINNOVABILI ;
2. contrasto con il principio della sostenibilità ambientale contenuto nella Carta di Aalborg (punto I.I) basato sulla “prevenzione dell’inquinamento degli ecosistemi”, auspicando ogni sforzo – anche come azione preventiva - per impedire che l’immissione nell’atmosfera, nell’acqua, nel suolo di qualsiasi tipo di sostanze o elementi inquinanti possa costituire una sempre crescente minaccia alla salute umana e ai delicati ecosistemi, in quanto l’intervento ha un ELEVATO potenziale di RISCHIO AMBIENTALE rappresentato sia dall’emissione di elementi e/o sostanze inquinanti derivanti dal tipo di attività e dai macchinari diesel utilizzati che non permette di garantire la capacità di assorbimento dell’atmosfera, dell’acqua e del suolo, e sia i pericoli che pregiudicano la conservazione inalterata della biodiversità, della salute umana e delle qualità dell’atmosfera, dell’acqua e dei suoli a livelli sufficienti a sostenere nel tempo la vita e il benessere della popolazione, nonché degli animali e dei vegetali;
3. contrasto con i modelli di sostenibilità di “uso del territorio” in quanto l’Amministrazione comunale, aderendo ai principi della Carta di Aalborg (punto I.8), che prevedono il riconoscimento dell’importanza dell’adozione di efficienti politiche di pianificazione dello sviluppo degli usi territoriali e una “valutazione ambientale strategica” di tutti i progetti da realizzare nel proprio territorio, ha indicato l’area interessata dalla Concessione Mineraria ricadente nel territorio di Noto e rappresentata nella Tav. 6B dello “schema di massima per la revisione P.R.G. di Noto adottato con deliberazione di C.C. del 24/10/2007, come “indicatore di criticità ambientale” nella Rete Ecologica Comunale che ne pregiudica ogni possibile intervento per l’incremento della biodiversità tra l’area protetta (S.I.C. ITA090016 “Alto Corso del Fiume Asinaio”) e
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