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Tranquilli, è solo una catastrofe!
Di Comitato NOTRIV (del 12/12/2007 @ 20:13:03, in Rassegna Stampa, linkato 2150 volte)
Articolo di Margherita Aina ( Università di Bologna)

15.30 del 28 febbraio 1994: eruzione incontrollata del Pozzo Tr24, i cittadini di Romentino e Trecate sentono un boato fortissimo, una nube costituita da petrolio greggio,acqua, zolfo e idrocarburi si solleva dal pozzo e si unisce alla pioggia che cade sulla zona. Il vento soffia in direzione dell’abitato di Trecate, su cui inizia a cadere una densa pioggia nera oleosa con un odore di nafta fortissimo che irrita occhi e gola. Il rumore del pozzo in eruzione è simile ad un rombo continuo e si teme che esploda, c'è panico. Nessuno sa cosa fare per arrestare l'eruzione I responsabili Agip e Pergemine hanno completamente sottovalutato il pericolo lasciando gli operai da soli che, in mancanza di istruzioni, hanno eseguito manovre sbagliate. Non vi era un piano di emergenza e i controlli e le sostituzioni venivano svolti dopo il doppio del tempo richiesto dalla normale prassi (procedimento purtroppo adottato dall’Agip su tutti i pozzi). Vengono chiuse l’autostrada To-Mi, la Statale 11, la ferrovia Torino-Milano e per tre ore viene deviato il traffico aereo per impedire esplosioni in quota. In serata si evacuano gli abitanti nel raggio di 1 km dal pozzo ma per tutta la notte e per i giorni seguenti verranno fornite dalle autorità solo informazioni generiche e tranquillizzanti ai cittadini.

Comuni, Prefettura, Ussl, giornali e tg sminuiscono il problema, dando anche l’informazione che l’incidente è già chiuso quando si era ancora in piena fase di eruzione. Ma i cittadini si autorganizzano, pretendono la chiusura delle scuole, cercano informazioni più precise, nasce un Coordinamento dei Comitati Ambientali delle due sponde del Ticino. Dalla notte del 28 produrranno comunicati dando le informazioni pratiche di base per non contaminarsi e non generare reazioni tossiche lavando sé stessi, i propri animali e cose.
L’eruzione dura tre giorni e viene bloccata da una frana naturale, nei giorni successivi i cittadini notano irritazioni sulla pelle, alla gola e trovano animali morti nelle campagne. Il petrolio fuoriuscito è di oltre 20.000 tonnellate, di cui un terzo è evaporato, contraddicendo le stime ottimistiche dell’Agip dei giorni dell’eruzione valutate intorno alle 500 tonnellate al giorno.
Non vengono mai divulgati i dati sulle sostanze emesse, di cui si sa per certo che alcune hanno potenziale cancerogeno. Inizia una nuova fase di confusione, in cui i comitati ambientalisti si battono per ottenere verità ma sono costretti ad entrare sempre più in questioni tecniche specifiche, che non interessano più la popolazione, ammansita da un cospicuo risarcimento in danaro (dell’ordine di decine di miliardi di lire).
Un intero paese viene lavato da cima a fondo. La bonifica riguarda case, strade e terreni, dura 5 anni e restituisce alle coltivazioni gran parte delle terre inquinate anche se con ancora una significativa presenza di idrocarburi, quelle più inquinate sono tuttora inutilizzabili.
Si sospetta che gli idrocarburi siano penetrati in profondità e che molto lentamente potrebbero inquinare le falde acquifere che si riversano nel Ticino, processo che potrebbe rivelarsi anche tra molti anni.
Oggi la zona più vicina al pozzo è completamente abbandonata.

L’estrazione di petrolio in un pozzo avviene “bucando” i primi strati della crosta terrestre liberando così la strada al greggio che fuoriesce per la forte pressione causata dal peso degli strati sovrastanti il bacino.
Si devono iniettare grandi quantità di fango per lubrificare le aste di perforazione e controbilanciare la spinta dei fluidi incontrati (oltre al greggio, acque salmastre, gas, ecc) che aumenta con la profondità. In parole povere, nel caso del pozzo si è fatto un buco senza preoccuparsi di non aver preparato il “tappo” adeguato per contrastare la spinta dall’interno che, una volta tolto il “punteruolo”, avrebbe cercato una via d’uscita lungo la strada seguita dal suo punzecchiatore.